Come i Social media e i blog hanno cambiato i "consigli per gli acquisti" dei cosmetici

Dai Social media sono nate nuove comunità virtuali trascinate dalla fiducia nell'opinione di una persona che ha provato un'esperienza e ha voluto condividerela. Da qui la figura dell'Influencer particolarmente di rilievo nel mondo Beauty.


Grazie ai Social media e allo sviluppo di vaste comunità virtuali sono nati gli influencer, oggi veri punti di riferimento di ogni strategia aziendale del mondo beauty e non solo, tanto che per parlare in cifre, il 60% dei marchi di bellezza impiega queste nuove figure professionali, blogger e youtuber, perché rappresentano autenticità, concretezza, dialogo ed esperienza facilmente condivisibili.
 

Per un brand è significativamente più proficuo adattarsi ai contenuti dell'influencer, al suo stile nel produrre i messaggi "per gli acquisti", ad un tono e modalità che mantengano vivo il senso di autenticità e dunque la fiducia nei follower. Anche perché l'influencer raggiunge una nicchia di mercato specifica, interessata, che si è autoselezionata nel tempo ed il tutto comporta un successo decisamente più rapido ed economicamente più performante di quanto non possa fare un costosissimo spot televisivo mirato ad un pubblico generico. 
 

E chi vieta di prendere spunto dai commenti dei social per migliorare la texture di una crema o il packaging di un ombretto? Oppure far partire dai contenuti dell'influencer azioni di marketing mirate (anche campagne stampa, non necessariamente solo social)? Nessuno, anzi, è auspicabile. 
L'esperienza diretta, così come fiumi di numeri emersi dal lavoro di molti analisti di settore, confermano il trend e mi hanno aiutato a focalizzare 5 punti essenziali che un brand non dovrebbe mai dimenticare affidandosi a campagne di influencer marketing (e viceversa).

 

Tweet: yourbrand.camp
5 punti essenziali che un brand non deve mai dimenticare nelle campagne di #InfluencerMarketing

#Beauty #YBC @elenmaio

 


1. L'obiettivo diretto non deve essere la vendita del prodotto

Al contrario, occorre affidare le informazioni del cosmetico in questione all'influencer affinchè lo provi e lo faccia proprio per poi diffonderne le qualità nella comunità virtuale. Alle vendite si arriverà lo stesso attraverso una strategia che si chiama "call-to-action based marketing".
 

2. Il marchio deve essere facilmente riconoscibile

Come in qualunque altra strategia di marketing ma volendo ancora di più: quando il suo messaggio o le emozioni che vuole trasmettere sono condivise, riconosciute e diffuse all'interno di una comunità, è più facile che generino fiducia nell'acquisto varcando le frontiere iniziali.
 

3. Abilitare gli influencer funziona!

I consumatori apprezzano nel vedere che qualcuno di cui si fidano viene collegato al processo di creazione di un prodotto di bellezza: aumenta la trasparenza, l'autenticità, il senso di appartenenza alla comunità e indirettamente al brand. Esempio ne sono la linea di trucco "em cosmetics" che L'Oréal realizzato con Michelle Phan Youtuber di settore e la collaborazione tra la BH Cosmetics e lo YouTube influencer Carli Bybel per la creazione di una gamma di colori di ombretto a prezzi accessibili. 

 

 

4. Affidare il lancio di un cosmetico ad un influencer

....Così come una campagna pubblicitaria tradizionale sceglie un'icona particolare. Spesso, in un mercato saturo come quello dei cosmetici e che mira per determinate categorie di prodotti ad una certa fidelizzazione, ciò che può spingere a cambiare, a testare un nuovo eyeliner o fondotinta è il consiglio di un'amica, di una persona di cui si fidano, di una blogger o youtuber che seguono, di cui hanno fiducia! In questo modo il richiamo all'acquisto, alla prova del prodotto è maggiore di qualunque altra pubblicità. 


5. Attenzione però a non abusare

Ci sono alcune ragioni per cui occorre essere cauti con l'influencer marketing a prescindere da quanto ho detto finora. In primo luogo oggi il web è pieno di influencer o presunti tali e bisogna scegliere bene quello adatto, che incarni e coinvolga l'utente/consumatore giusto per il brand ed i suoi obiettivi. Ovvero se una youtuber che proferisce consigli sul make-up è seguita essenzialmente da adolescenti, è inutile proporgli un fondotinta anti-age! I mezzi per coinvolgere la persona giusta non mancano, c'è anche chi ha tracciato una formula ("Tipping Point" di Malcolm Gladwell -Back Bay Books, 2002): Influenza = Pubblico Reach (numero di seguaci) x Affinità di Marca (competenza e credibilità) x Forza di relazione con i follower.


Un altro modo è quello di fornire agli influencer dei codici promozionali personalizzati, anche sotto forma di link per valutare direttamente la capacità di conversione degli utenti.
Attenzione però anche agli influencer che tendono a gestire più marche di nicchia: le aziende possono negoziare ed ottenere fedeltà, ma il rischio è che gli utenti perdano in fiducia! 


Concludendo, la parola chiave da cui tutto ha avuto origine è fiducia, e stimolarla e mantenerla viva è un compito impegnativo che va curato con costanza. 

 



Elena Maioli
Account executive in Wellcare agenzia di marketing e comunicazione nel settore health and beauty care, fondatrice di Myskinvision, un contenitore di news, trend e segreti del mondo della bellezza. Un beauty case digitale dove scovare ogni giorno i trucchi nascosti dei più grandi brand mondiali.






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