Coupon, like e cosmetici: il caso Kiko e la sua evoluzione

La storia di Kiko: un brand tutto italiano che diventa internazionale

Tra i molti brandi di cosmesi in Italia ne esiste uno tutto italiano che, partito da una distribuzione capillare e dei prezzi davvero bassi nel 1997, è riuscito oggi a diventare internazionale -e ad aumentare i prezzi, senza però diventare un prodotto di lusso (un cambio di posizionamento così netto non sarebbe mai stato possibile. Ma mai dire mai. Tra 15 anni, chi sa…).

Oggi quindi parliamo di Kiko Cosmetics chiamato da tutte solo Kiko, confidenzialmente, con un senso di grande familiarità. Perché questo è uno di quei brand sentito come proprio, a cui ci si permette di criticare impietosamente commesse e iniziative e di cui, allo stesso tempo, ci si approfitta senza nemmeno dire grazie, dando per scontata presenza e supporto. Uno di famiglia appunto, magari non il più amato, ma di famiglia.

E’ il caso del famoso festeggiamento del milione di fans su Facebook. Kiko offrì la possibilità di scaricare un coupon e ritirare uno smalto a 1€ - contro i poco meno di 2€ di prezzo pieno del prodotto- con la campagna “1 Like 1 Smalto”: idea non originalissima per un prodotto più che abbordabile anche al suo prezzo pieno. Il successo però fu travolgente: all’epoca letteralmente cani, gatti, e canarini, oltre a uno spaventoso numero di fidanzati,mariti e fratelli diedero il loro like alla pagina che infatti quasi raddoppiò il numero dei like in un mese. Ci fu il risultato, senza dubbi, ma non fu indolore e certo non perfettamente in target (per quanto, anche i canarini avranno i loro problemi per eliminare il colorito giallognolo…)

Da allora Kiko ha continuato a crescere, come brand e come presenza online -oggi i fan sono oltre i due milioni: è di metà giugno il lancio di una nuova iniziativa, #kikotrendsetter.

Il meccanismo richiede di caricare una foto tramite Instagram utilizzando l’# o caricare direttamente un video tramite il sito. Un’iniziativa chiara nei suoi scopi e obiettivi fin dalle loro prime paroleTu ci ispiri. Noi ti ascoltiamo, insieme stiamo per cambiare le regole della bellezza. Be a ‪#‎KIKOTRENDSETTER! Condividi il tuo make-up look usando l'hashtag ‪#‎KIKOTRENDSETTERS e potresti essere la prossima.”

Il coinvolgimento, la valorizzazione della normalità e di chi il makeup lo vive come passione e condivisione. Eppure, anche questa volta sembrano destinati a scatenare polemiche: i primi video postati sono stati molto criticati per la scelta delle protagoniste, giudicate non abbastanza brave, non abbastanza italiane, non abbastanza capaci.

E qui è dove si realizza uno strano cortocircuito: mente tante chiedono di prendere le distanze dalle immagini eccessivamente patinate e ritoccate, lontane dalla realtà e dalla normale vita di ognuna di noi è evidente che ce ne sono altrettante, se non di più, che a un certo tipo di comunicazione chiedono di sognare, di essere letteralmente rapite e trasportate in un mondo di perfezione dove l’eyeliner si applica sempre perfettamente senza sforzo alcuno (una delle più grandi colossali bugie che il mondo della cosmesi possa raccontare) e dove i pennelli per sfumatura sono bacchette magiche. Poco importa dell’amaro risveglio, avremo  nuovi sogni – e nuovi prodotti- da desiderare.

Forse, ma qui il dibattito è apertissimo e ogni opinione è benvenuta, inizia ad esserci uno scollamento tra il pubblico attuale di Kiko- giovani, giovanissime che non a caso spesso rimpiangono i tempi dei prezzi bassissimi- e quello a cui invece Kiko parrebbe voler arrivare, più adulto e consapevole-che spesso infatti chiede una comunicazione onesta, lontana da stereotipi inavvicinabili? 

 

Tweet: yourbrand.camp

Like e coupon: quando davvero funziona? Il caso Kiko 
#Kiko #coupon #YBC #YourBrandCamp @Ornatumulierum

 

 

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Elena Colasante

Impiegata, sfrenata amante di rossetti (e sorrisi), Elena Colasante- in rete Hermosa- apre un blog per condividere le sue passioni. Ad oggi, sono aumentate: ama sempre sorrisi e rossetti, ma anche i Social Media.

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