I commenti di un blog sono veramente importanti?

Molti autori mettono in discussione uno dei principi del blogging, ovvero la possibilità di commentare gli articoli. Perché lo fanno? Perché vogliono chiudere i commenti? E, soprattutto, perché dovrebbero ripensarci?

Sai qual è una delle caratteristiche essenziali di un blog? La sua capacità di mutare nel tempo. Un sito web rimane immobile, fisso, non si evolve. O comunque cambia raramente nel tempo. Un blog, invece, si evolve. La sua home page non è mai uguale, non rimane uguale per molto tempo perché l’essere blog implica la pubblicazione di nuovi articoli.

Ma c’è un’altra caratteristica che contraddistingue il blog, che lo rende differente dal classico sito web: i commenti. Anzi, l’interazione. Il seme che permette al web di evolversi, di abbandonare la sua essenza 1.0 e di svilupparsi verso una versione differente, evoluta. Capace di comprendere lo scambio bidirezionale.

Il concetto è semplice. La versione 1.0 del web somiglia molto al vecchio paradigma. Somiglia molto al modello ereditato dai mass media. C’è una fonte e c’è un destinatario. Basta. Non ci spostiamo da questo principio. Certo, ho più fonti. Non è la televisione, non è la radio o il giornale: è il web. Tutti possono creare un sito web. Ma non è ancora nato il concetto di creazione bilaterale del contenuto.

Il blog contribuisce al progetto, e diventa un pilastro dell’interazione attraverso il web. Tu scrivi, lasci la tua idea, diventi un piccolo editore. E dall’altra parte qualcuno commenta, interagisce, ti dà ragione. Oppure ti critica. Ma non lo fa al bar, in casa, durante una cena con gli amici: lo fa in pubblica piazza. Tutti possono leggere il commento, e possono apprezzare o rifiutare la tesi di chi ha commentato prima.

 

Si crea una discussione

Esatto. Questo è il principio che regola il blog e lo stesso web 2.0. La conoscenza non viene infusa dall’alto, non è appannaggio esclusivo di chi detiene il potere di pubblicare i contenuti. Questo potere è aperto a tutti, il web è democratico. Così democratico da lasciare la parola a imbecilli di varia natura, come sostiene anche Umberto Eco.

Questa caratteristica del blog è stata assimilata anche da chi ha trasformato il blog in una professione. Fare blogging non vuol dire solo pubblicare contenuti da dare in pasto a Google, e da spingere sui social network. C’è anche l’interazione e i professionisti hanno capito subito l’importanza di questo aspetto.

 

Tweet: yourbrand.camp

Fare #blogging non vuol dire solo pubblicare contenuti, c'è anche l'interazione

#Bloggingtips #YBC @RiccardoE  

 

 

Lavorare con i commenti per un blog aziendale è un privilegio. Perché in questo modo si eliminano le differenze tra chi scrive e chi legge, si abbattono le distanze. Il potenziale cliente non è solo un numero, non è solo un click su Google Analytics ma è un individuo con il quale interagire. I mercati sono conversazioni, questa è la prima regola del Cluetrain Manifesto. Ed è per questo che un blog aziendale deve sfruttare i commenti. Deve fare in modo che i lettori siano liberi di lasciare opinioni, osservazioni, idee e critiche.

 

Questo rappresenta un problema

Certo. Avere i commenti aperti vuol dire impiegare una parte della propria attività di blogging alla moderazione. Devi rispondere ai commenti, devi fare in modo che le persone trovino valore non solo nel post ma anche nelle risposte. Il lavoro si moltiplica e molti blogger hanno deciso di abbandonare questa nobile attività.

 

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Quando un blog chiude i commenti: strategia o ripiego?

#Bloggingtips #YourBrandCamp @RiccardoE  

 

 

Uno dei primi è stato Seth Godin che ha chiuso i commenti proprio per questo motivo, per mancanza di tempo. Ma anche perché - attenzione, questo è il tocco del maestro - leggere i commenti avrebbe cambiato il suo modo di scrivere. Le opinioni dei lettori influenzavano la scrittura, e questo non era una cosa buona secondo l’autore de La Mucca Viola e de La Chiave di Svolta. Quindi via, niente commenti.

Anche Copyblogger ha deciso di chiudere i commenti. Le ragioni? Sono diverse anche in questo caso, ma spicca la volontà di assecondare lo spostamento delle conversazioni sui social: uno strumento immediato, dove le persone commentano e conversano con maggior facilità. Da notare anche la voce spam: a volte i commenti diventano luogo per spingere link più o meno a tema. E su una piattaforma famosa come Copyblogger immagino che lo spam sia una vera e propria piaga.

 

Quindi non è follia chiudere i commenti?

Dipende. Ci sono ragioni che vanno oltre quello che possiamo comprendere. Forse è impossibile rispondere a tutti i commenti che può ricevere Seth Godin o valutare lo spam che arriva su Copyblogger. Tutto dipende, però, dagli obiettivi. Un blog senza commenti - mi dispiace per chi la pensa diversamente, è solo la mia opinione - non è più tale. E’ altro, è una piattaforma divulgativa. Un block notes virtuale. Ma non è un blog.

 

Tweet: yourbrand.camp

Un blog senza commenti non è più un blog

#Bloggingtips #blogging #YourBrandCamp @RiccardoE  

 

 

Un blog senza commenti non è più quello strumento che permette la nascita di un sapere condiviso e diffuso, partendo da un contenuto creato dal proprietario della piattaforma. E aperto alle interazioni dei lettori. Secondo te questo è un punto di vista valido? Un blog può svolgere la sua funzione senza i commenti?

 

 

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Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, webwriter e blogger freelance. Si occupa di formazione per professionisti e PMI, tiene corsi di formazione dedicati al mondo della scrittura online. Ha scritto un libro: Fare blogging, il mio metodo per scrivere contenuti vincenti. Il suo obiettivo: trasformare ogni blog in uno strumento per raggiungere grandi obiettivi.

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