Comunicazione efficace: questione di stile

Riflettiamo sul tuo stile. Vieni percepito in un modo che ti piace? Come correggere la tua immagine? La finzione ha un costo.

 

Quando dobbiamo scrivere un pezzo ci mettiamo davanti a una tastiera, riordiniamo le idee e cominciamo a scrivere. I più bravi di noi riescono anche a usare un registro diverso a seconda del destinatario a cui si rivolgono. Ma quasi nessuno si ferma a riflettere sul proprio stile.

 

Anche quando ci sentiamo rivolgere una frase come “Mi piace il tuo stile” lo prendiamo come un complimento generico, indifferenziato, insapore. Ci riempie di orgoglio, ma non sappiamo dargli un significato puntuale. Come se parlassero di un elemento fuori dal nostro controllo o di un qualcosa che piove dal cielo. Invece lo stile è un elemento essenziale della scrittura.

 

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Lo stile è un elemento essenziale della scrittura: ci pensi mai?

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Come comunicare su più piani

Chi scrive, soprattutto chi scrive bene, riesce a comunicare usando contemporaneamente più piani. Usciamo dalla teoria e facciamo un esempio pratico. Devo scrivere della mostra di Monet. Da una parte il mio messaggio (in senso stretto) sarà “Sono stato alla mostra di Monet e questa è stata un’esperienza davvero emozionante”. Se poi io sono credibile come conoscitore di arte, il fatto che ne parli bene rende il messaggio ancora più completo. Ma c’è un piano ulteriore, che troppo spesso non consideriamo. Se il mio modo di raccontarlo è affine alla sensazione che sto cercando di passare, allora il mio stile è quello giusto. 

 

Il problema, in fatto di stile, è che ognuno di noi è il peggior giudice di sé stesso. Anche se potessimo metterci davanti allo specchio, l’immagine che ne vedremmo è l’opposto di quella reale (l’ho capito di recente, quando mi sono accorto che la mia immagine nello specchio ha incredibilmente le scritte che vanno da destra a sinistra).

 

 

Per questo è molto meglio farsi aiutare. Dobbiamo cercare di “usare” la testa degli altri chiedendoci come veniamo percepiti. Se invece di chiederti “come sono?” inizi a chiederti “come mi vedono gli altri?” allora la risposta che ne trai è spesso molto più affidabile. Con un po’ di onestà intellettuale, la risposta che ci daremo è una buona approssimazione della realtà.

 

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Non chiederti "come sono?" ma "come mi vedono gli altri?"

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Lavora sullo stile!

Conosco uno scrittore che si sente molto spiritoso. Il problema è che non lo è per niente. Non è male: scrive in modo convincente e scorrevole. Ma si ostina a cercare un registro brillante che non gli appartiene. Non voglio essere troppo duro: ma non riescirebbe a strappare neanche un sorriso compassionevole a sua nonna durante un pranzo di Natale, figurarsi a un lettore che deve fare la fatica di leggerlo! Però è molto bravo ad attirare l’attenzione quando tocca temi delicati. Parlando con lui gli ho sentito dire “il mio stile è brillante, ma la gente mi vede come un autore impegnato”. Ecco questo è un esempio perfetto di come di debba lavorare sullo stile. Prima di tutto con una presa di coscienza. E poi con un percorso di costruzione.

 

Quanto siamo distanti da come vorremmo essere visti?

Una volta intuito come veniamo percepiti, la domanda successiva è “quanto siamo distanti da come vorremmo essere visti?” Se voglio fare l’autore brillante posso leggere autori specifici e domandarmi se ho quel talento. Posso mettermi di impegno e cercare di migliorare.
Oppure posso prendere coscienza delle mie doti e concentarmi su un tipo di scrittura che risulta più vicino alle mie corde.

 

Se mi ostino a sognarmi diverso da come sono, rischio di trovarmi a metà del guado: non primeggio né nello stile che vorrei avere, né in quello che potrei avere se solo ci lavorassi un po’.

 

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Non ostinarti a sognarti diverso da come sei. Lavora sul tuo #stile!

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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