Dritti in rete

Abbiamo scritto qualcosa di buono e vogliamo venderlo. Conoscendo bene il mestiere dell’editore, possiamo usare internet per fare da soli alcune parti di questo lavoro. Usiamo la nostra rete di contatti ma senza molestarla.


Si sa che il numero degli scrittori ha superato da tempo quello dei lettori. Di fronte a questo assioma, noi che abbiamo velleità letterarie, ci troviamo tatticamente di fronte a un bivio: o renderci conto dello svantaggio e magari passare dalla parte conveniente della barricata (trasformandoci in un attimo da inflazionati autori a desiderati lettori) oppure fare i conti con gli strumenti di oggi per cercare di arrivare se non al cuore dei lettori, almeno sui loro comodini.
 

Tweet: yourbrand.camp


Prima di cercare un posto nel cuore dei lettori assicurati un posto sul loro comodino.

#ScriviConUmore #YBC @purtroppo



Concentriamoci prima di tutto su un concetto che tutti sottovalutiamo: la parte difficile del lavoro è scrivere qualcosa di veramente buono. Questo è il primo passo ed è la base fondamentale da cui partire per rendere vero tutto quello che segue.

Una volta composto il nostro lavoro di qualità, qualche decennio addietro dovevamo piazzarlo. Preparare delle copie, cercare il numero delle case editrici che trattano il tipo di opera che stiamo cercando di pubblicare, preparare un estratto che sia esauriente e in grado di incuriosire, preparare una lettera di presentazione come si deve, spedire il tutto. E pregare. Sì pregare: perché a questo punto l’attività nostra di autori bene organizzati (lo status lo abbiamo raggiunto comprendendo i passi e avendo svolto con metodo tutti i passaggi descritti) sarebbe terminata. Inizia invece il lavoro del tutto oscuro ai nostri occhi, del lettore della casa editrice che scorre l’opera, ne legge una parte, se la trova interessante la legge tutta, la consiglia all’editor che ripete l’operazione e magari ti contatta per vedere come trasformarla in un prodotto editoriale.

Oggi invece abbiamo davanti tante più strade. Oltre a quelle dell’editore tradizionale (che resta sempre una strada valida), possiamo pubblicare da soli o almeno usare la nostra rete di contatti per gestire in modo proattivo (cioè senza aspettare che le mele cadano dall’albero) alcune fasi del resto del processo.
 

Tweet: yourbrand.camp


Il self-publishing ha successo se sai svolgere bene tutti i compiti dell’editore.

#ScriviConUmore #YBC @purtroppo


Con i social network, i circoli in rete, le discussioni online possiamo farci una idea più precisa di quelli che sono i lettori. Questo non vuol certo dire scrivere qualcosa di ammiccante e accondiscendente, qualcosa che fa l’occhiolino al lettore e prescinde dall’autore. Nella maggior parte dei casi queste operazioni (esclusivamente commerciali) non hanno successo. Se un autore scrive pur non avendo niente da dire, il lettore se ne accorge e non se ne innamora.

Anche dal punto di vista del rapporto con i compratori, la rete ci offre strumenti potentissimi. Un conto è dover aspettare l’uscita di un libro, cercarlo in libreria, magari ordinarlo e aspettare che arrivi. Un conto è scaricarlo in pochi minuti (per gli eBook) o comunque ordinarlo in versione cartacea.


Anche sul lato dei critici (divinità infernali amate e temute) il rapporto si è svecchiato. Oltre ai critici letterari tradizionali che recensiscono le opere sulla carta stampata (sì, non guardatemi male: esiste ancora la carta stampata!) è nata una nuova categoria di lettori che ci offrono le loro opinioni: sono quelli che recensiscono un’opera sui marketplace di libri. Chiunque può dire la sua, certo. Quindi non sempre i commenti sono profondi e illuminati. Ma bisogna considerare anche che (a differenza dei critici tradizionali) i nuovi recensori non sono prezzolati, non hanno ricevuto una copia omaggio corredata da una cassa di vino pregiato (!) e sorpattutto sono tanti. Grazie al loro numero un commento sguaiato e poco sensato viene compensato nel numero da commenti più centrati. E alla fine noi che cerchiamo di capire se quel libro vale la pena di essere comprato e letto, riusciamo a farci un’idea. E poi bisogna dire che chi si prende la briga di raccontarci come ha trovato il libro che ha letto, nella maggior parte dei casi lo fa per spirito di condivisione, il suo parere ha una dignità decisamente alta.


Un altro tassello del lavoro nascosto dell’editore è quello del marketing. Far sapere che un libro esiste, è bello ed è proprio il libro che cerchi adesso lo puoi fare da solo. Detto così sembra (troppo) facile. Ma organizzare una presentazione con i contatti di facebook, diffondere buoni sconto tra gli amici, postare su instagram la foto in cui mostriamo al cielo la copertina della nostra nuova opera, twittare un link alla pagina del sito creato per il nuovo libro sono tutte operazioni che (se ci pensiamo bene) sono a pieno tipo azioni di marketing.

 

Tweet: yourbrand.camp


Pensi al self-publishing? Accertati di avere qualcosa di veramente buono da pubblicare.

#ScriviConUmore #YBC @purtroppo


A costo di essere ripetitivo, voglio ribadire che tutte queste osservazoni hanno senso solo se parliamo di un’opera che vale almeno il tempo che impieghiamo per leggerla. Un libro brutto può avere il miglior marketing del mondo, ma sarà sempre un libro brutto.

Infine non dobbiamo dimenticarci che in questo nuovo mondo che gira intorno a internet, tutti questi soggetti (lettori, compratori, critici, pubblicitari) sono nostro amici (o follower o contatti). Non dobbiamo esagerare assillandoli, altrimenti il vantaggio che possiamo giocarci all’inizio: “che bello, è uscito il nuovo libro di Simone, siamo amici su facebook!” può velocemente trasformarsi in un elemento ostile “Che palle questo Simone: da quando ha scritto ‘sto libro non mi dà più pace!”

 



 

Potrebbero interessarti anche:

Cosa ti serve per diventare un videomaker di successo

Dai fammi ridere un pò

Il vestito giusto per i tuoi testi

Gattini pucciosi e altre amenità

Scrivere a quattro mani

Getta le tue reti (e sappi crearne di nuove)

Comunicazione efficace: questione di stile

I messaggi perfetti e precisi possono essere inefficaci. Ribellati!

Fraintendimenti e trappole sulla strada di una comunicazione persuasiva

Correttezza e correzioni

La comunicazione non è questione di centimetri

Il cimitero delle e-mail non lette

Adesso scriviamo davvero

Mi presti un foglio?

La comunicazione non è un binario morto

La coerenza è il mastice universale

Rompere il ghiaccio e non altro

Se vai a farfalle non ti seguo

Nè troppo banali, nè troppo sbruffoni

 

 

 

 

 

 

Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

Seguimi su: