Gattini pucciosi e altre amenità

Io ricordo quello che mi ha dato un’emozione. Esistono delle scorciatoie, ma a volte conducono a un burrone. Vantaggi e insidie di gattini e donne scosciate.

 

Dov’eri il 9 luglio 2006? E dov’eri il 15 maggio 2015? Sono sicuro che la maggior parte di voi risponderà infastidito “E come diavolo faccio a ricordarmi?”. Allora aggiungo un suggerimento: nella prima delle due date (la più lontana) la nazionale di calcio ha giocato e vinto la finale. Adesso ti ricordi dov’eri? Sono sicuro che molto di noi adesso si ricordano tanti particolari di quel giorno. Dove erano durante lo svolgimento della partita (sia che l’abbiano guardata, sia che l’abbiano snobbata), con chi erano, cosa hanno fatto prima e dopo. Eppure sono passati quasi dieci anni, mentre dalla seconda delle due date non è trascorso nemmeno un anno!
Ma nel primo dei due casi, noi abbiamo provato una emozione che ha fissato quel ricordo. E questo meccanismo ha reso più difficile dimenticare quella giornata.

Ma se la nostra mente funziona così, possiamo usare questo meccanismo per mettere in evidenza un messaggio? Certo, ma non è facilissimo. Se avessimo a disposizione un altro accadimento emozionante, coinvolgente, poco ripetibile avremmo gioco facile ad “agganciarvi” un ricordo. Ma visto che di campionati del mondo non ne possiamo vincere uno al giorno, dobbiamo trovare altri stratagemmi.

 

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 Noi ricordiamo quello che ci ha emozionato

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Uno di questi usati in rete è far leva sulle emozioni. Le più facili da invocare sono quelle di commozione, di eccitazione e di indignazione. Queste sensazioni possono essere raggiunte con lo stile linguistico, con una immagine o con una titolazione di un certo tipo.  Per ragioni di spazio facciamo qualche esempio di impatto immediato: consideriamo le immagini.

La foto di un gattino puccioso(*) che sembra chiami una carezza; una bella donna vestita in modo sensuale; una foto di un politico con una affermazione che vi irrita... sono tutti esempi di elementi che vi passano una emozione e che vi viene voglia di condividere. Un uso ragionato di questi elementi può essere fatto “agganciandovi” il messaggio che vogliamo evidenziare. Naturalmente le immagini che ho elencato sono solo tre tra le cento possibili.

Adesso prova a fare un esercizio: chiediti quali immagini attirano (nel bene e nel male) il tuo interesse. Elencane una decina. E poi prova a individuare quali di quelli che hai elencato valgono solo per te o possono valere anche per tanti altri. Chiediti, per esempio, cosa condividi su facebook. Oppure cosa retwitti su Twitter. Chiediti che caratteristiche ha il libro (o il film) che consigli ai tuoi amici. Vedrai che gli elementi trasversali sono un’emozione e il fatto che vada bene per te e per il destinatario di questo consiglio.

 

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 Commozione, eccitazione, indignazione sono leve fortissime. Ma difficili da usare!

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Bisogna però sottolineare che, nonostante le apparenze, i gattini sono animali velenosi. Sì perché se da un lato una foto di un amorevole felino porta tante persone a sciogliersi e a sentirsi dolci e amorevoli, è anche vero che ci sono persone che trovano irritanti e stucchevoli questo tipo di immagini. In quei casi si rischia di ottenere l’effetto opposto. Di pari passo, se la foto di una bella donna poco vestita può attirare l’attenzione e l’ammirazione di una parte dei passanti, al contempo potrebbe risultare sconveniente o irrispettosa per altri. Nello scegliere una immagine a cui legare un messaggio occorre sempre fare una riflessione valutando rischi e benefici e soprattutto non limitarsi a una prima impressione.

 

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 Nella comunicazione esistono scorciatoie (a volte portano a un burrone)

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(*) Prima di chiudere devo sciogliere un asterisco. L’espressione gattino puccioso, che ho utilizzato sopra non è italiano. È solo un’espressione inserita ad arte per creare un po’ di fastidio. Perché sì: anche il senso di fastidio è una senzione che possiamo creare per evidenziare un messaggio!

 

 

 

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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