Il cimitero delle e-mail non lette

Abbiamo la presunzione che gli altri leggano le nostre email quando noi per primi le leggiamo solo in parte. Come dobbiamo fare per farci leggere? Due modi di reclamare.

 

Le recenti riforme pensionistiche hanno portato a un generale allungamento della vita lavorativa. I colleghi più anziani, a volte, ci deliziano con racconti vagamente nostalgici.

“Non avevamo cellulari e posta elettronica. Quando chiamava un cliente chi era in ufficio prendeva la telefonata e prendevamo appunti su un foglietto. Chi ha chiamato, quando ha chiamato, cosa voleva. La prima innovazione c’è stata quando ci hanno dato dei blocchetti con l’intestazione: Ti ha cercato___ alle ore__...”

Sono racconti che adesso suonano così buffi da sembrare inventati. Ma stiamo parlando di venti anni fa, non di duecento. Adesso i fax sono solo nella memoria dei pensionati e nei processi delle ASL.

Adesso abbiamo imparato a mandare email, allegare documenti, immagini. Adesso riusciamo ad avere tutto l’ufficio in uno smartphone. Anche i posti di lavoro ormai sono facili da perdere come uno smartphone, ma questo è un altro discorso.

Il vero problema oggi è che di email ne scriviamo e riceviamo troppe. Se prima ogni messaggio veniva letto (e chi ti aveva cercato veniva richiamato quanto prima) oggi facciamo più o meno consapevolmente una selezione. Tra le email che riceviamo alcune le leggiamo approfonditamente, altre sommariamente, alcune non le leggiamo, altre le cancelliamo direttamente.

 

Vi propongo una piccola riflessione: quali email leggiamo? Ho stilato una piccola classifica:

 

1- Email personali: se mi scrive mia sorella leggo. Se mi scrive un’azienda non sempre.

2- Email interessanti: ma devono prospettarsi interessanti già dal di fuori.

3- Email che ci danno qualcosa: se un negozio di articoli sportivi mi parla del catalogo la cestino, se mi manda un buono sconto leggo almeno le condizioni.

4- Email che ci chiedono qualcosa: se mi racconti qualcosa mi assopisco, se mi fai una domanda chiara è facile che ti risponda.

5- Email brevi se la apro e ha tre righe la leggo tutta. Se ne ha trenta non mi ci metto neanche.

 

Il vero problema è che quando siamo noi i mittenti non ci ricordiamo queste caratteristiche e scriviamo dando per scontato che il destinatario leggerà sempre quanto scriviamo

 

Tweet: yourbrand.camp

Se io non leggo tutte le email, come posso pretendere che altri leggano le mie?

#ScriviConUmore #YBC @purtroppo 

 

Proviamo invece a fare il contrario. Proviamo a metterci nei sui panni (o nella sua casella) e cerchiamo di diventare interessanti. Facciamo in modo che la nostra email sia la prima che vuole leggere.

Un esempio potrebbe aiutare a fissare meglio il concetto. Ipotizziamo di scrivere una email di protesta. Siamo insoddisfatti di un disservizio delle poste e scriviamo al direttore dell’ufficio postale. Possiamo farla in due modi:

 

1- Possiamo dire che siamo arrabbiatissimi, addirittura insultare. Raccontare in quaranta righe il torto intollerabile che abbiamo subito. Dire che la devono finire di fare così.

2- Oppure possiamo sforzarci di sintetizzare gli elementi essenziali del malfunzionamento. Chiedere se è un processo sbagliato o se è stato eseguito male. Chiedere come intendono recuperare la mia fiducia o risarcirti. Chiedere di essere contattato (lasciando un recapito) per avere spiegazioni.

 

Nel secondo caso sarà molto difficile che lo sventurato destinatario del reclamo possa nascondersi o cestinarla.

E questa modalità (chiarezza, sintesi, richiesta di una azione) deve essere la struttura di qualsiasi nostro messaggio degno di una risposta.

 

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Chiarezza, sintesi, call-to-action: questi gli ingredienti per farci leggere

#ScriviConUmore #YourBrandCamp #YBC @purtroppo  

 

 

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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