La comunicazione non è questione di centimetri

Meglio un pezzo lungo e completo o un pezzo sintetico? La risposta è semplice: meglio un pezzo che si fa leggere. Giochiamo su titolo, immagine e premesse per arrivare al lettore.

Trovare l’equilibrio giusto tra sintesi e completezza non è per niente facile. Spesso ci facciamo prendere dalla paura di non aver detto tutto: ma è un’ansia che dobbiamo imparare a gestire.

Negli anni a cavallo della mia maggiore età ho lavorato in una piccola radio di provincia. Si trattava di sostituire il vero disc jockey professionista (non ridete: allora li chiamavamo proprio così!) nel suo mese di vacanza. Visto che di elettronica ce n’era ancora poca, la bravura tecnica era nel parlare e nello scegliere brani che permettessero di mandare la pubblicità agli orari definiti.

Il compito non era poi tanto difficile, visto che le canzoni duravano dai 3 ai 5 minuti. La musica si era conformata, già da allora, a una durata standard dei brani. Oggi ci sembra un fatto naturale che una canzone duri attorno a quattro minuti, ma se la guardate con gli occhi di chi ha un pensiero da esprimere, non è per niente scontato.

Ci vuole una discreta dose di genialità a raccontare una storia, una vita o un’emozione in 4’30”. Ma dobbiamo imparare tutti a essere dei piccoli Mogol (o dei John Lennon, a seconda dei gusti).

 

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Dobbiamo tutti imparare a essere dei piccoli Mogol: raccontare un’emozione in 4’30”

#ScriviConUmore #YBC @purtroppo 

 

Tante volte si ha la paura che un pezzo breve (una scheda di presentazione di un prodotto, un post di un blog, una email) possa essere visto come una soluzione sbrigativa. In realtà un pezzo lungo ha molte più probabilità di finire tra quelli non letti o (peggio) messi tra i pezzi da leggere in futuro. E tutti sappiamo che giacerà in quel limbo per finire subito dimenticato.
 

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E’ inutile scrivere pezzi completi se sappiamo che saranno completamente ignorati 

#ScriviConUmore #YourBrandCamp #YBC @purtroppo  

 

Ma per essere sicuri che il pezzo arrivi a destinazione, bisogna strutturarlo con consapevolezza. Bisogna che il lettore lo veda come un urgenza, una risorsa, un qualcosa che non è pensabile rimandare.

Per questo si possono usare alcuni elementi per renderlo più attraente.


Il titolo è fondamentale. Deve allo stesso tempo descrivere il contenuto (evitando di ingenerare false speranze) e incuriosire.

Una immagine bella e coerente. Non deve per forza essere una illustrazione del contenuto, ma deve essere un’immagine che lasci un secondo appesi. Anche solo un secondo, ma che catturi. Immagini didascaliche e brutte, scure, sgranate, con le proporzioni sbagliate sono brutte come un biglietto da visita unto. Deve dare da subito una idea del suo valore e del contenuto, e nelle successive deve mantenere questa aspettativa. 

Alleniamoci a fare il giochetto che gli americani chiamano elevator pitch. Immaginiamo di trovarci con il nostro grande capo in ascensore e di avere questa occasione unica di convincerlo della bontà della nostra idea. Bisogna essere essenziali, convincenti, precisi, interessanti, veloci. Anche nel testo scritto si possono sviluppare queste doti.

 

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Essenziali, interessanti, veloci: alleniamoci a fare il gioco dell' elevator pitch

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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