La comunicazione non è un binario morto

Quando parlo o scrivo ho chiaro a chi mi sto rivolgendo? Sto usando parole o sto portando dei concetti? Chiarezza, sintesi e precisione sono alla base di una comunicazione efficace.

Qualche tempo fa ero in una di quelle belle stazioncine in mezzo alla campagna lombarda. Quelle che hanno tre binari ma ne usano al massimo due, quelle con la fontana di cemento nel piazzale e le rose curate meglio delle toilette.
Intanto che aspettavo il trenino regionale che mi avrebbe portato a una stazione con treni veloci (o almeno più veloci di una processione di Sant’Eusebio), mi sono fermato a guardare un cartello nella biglietteria. Era sopra una di quelle macchinette gialle che stampigliano data, ora e nome della stazione sul biglietto. Il cartello diceva:

 

Si rende noto ai sigg. utenti del servizio di trasporto ferroviario che il dispositivo di obliterazione dei documenti di viaggio è temporaneamente indisponibile. Si rammenta altresì che ai sensi dell’art.13 comma c) del contratto di trasposto non è possibile accedere al piano vettura senza la previa validazione del suddetto titolo. Pertanto si suggerisce di utilizzare l’analoga apparecchiatura posizionata in corrispondenza del binario 1 oppure di validare manualmente il documento di viaggio indicando in modo completo giorno mese e anno di fruizione del servizio, come contemplato nel successivo comma d). Solo in tal modo potreste evitare la sanzione pecuniaria da euro 50 a euro 500.

Il capostazione

Giuseppe Bergamini

 

L’ho riletto. Il significato, in fondo, era intuibile. Ma perché usare tutte quelle parole tecniche e formali per spiegare in modo complicato quello che doveva essere un messaggio semplice. Ho fotografato il cartello e (per gioco) ho provato a riscriverlo cercando la massima chiarezza e completezza. Usando il minor numero di parole. Io lo avrei scritto così:

 

Questa macchinetta è guasta. Ne trovate un’altra fuori dalla sala d’aspetto, vicino al binario 1. In ogni caso, per evitare la multa, potete scrivere la data a mano prima di salire sul treno.

Il personale di trenitalia è a disposizione per ogni chiarimento.

Il capostazione

Giuseppe Bergamini

 

Ho pensato che in una organizzazione complessa e storica come le ferrovie ci sono gerghi e liturgie e regolamenti che portano a esprimersi ricalcando schemi tradizionali. Ma se il mio scopo è passare efficacemente un messaggio ai viaggiatori, devo trovare il modo di fare arrivare questo messaggio nel modo più diretto, chiaro e completo possibile.

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Chiarezza, sintesi e precisione sono alla base di una comunicazione efficace #ScriviConUmore #YBC @purtroppo 


Questo esempio della ferrovia me lo porto dietro da un po’ e mi viene in mente quando, negli ambiti più disparati, mi trovo a trattare con persone che aggiungono complicazione al discorso solo per far sembrare più importante quello che dicono. Non sempre questo viene fatto con calcolo: spesso è il risultato di un condizionamento culturale che vuole “il gran dottore” più simile a un Azzeccagarbugli manzoniano che a un Piero Angela (preparatissimo e ineguagliabile nel portare il suo sapere a tutti).

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Comunica meglio un cantastorie o un notaio? #ScriviConUmore #YourBrandCamp #YBC @purtroppo  

 

Quando scriviamo un testo dobbiamo sempre interrogarci su quale modello vogliamo seguire. Se preferiamo essere degli inattaccabili capistazione settantenni o se vogliamo prenderci la briga di parlare la stessa lingua di chi ci legge. Forse non cambieremo il mondo tutto in una volta, ma almeno siamo sul binario giusto.

 

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Se mi vuoi dire qualcosa devi parlare la mia lingua #ScriviConUmore #YourBrandCamp #YBC @purtroppo     

 

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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