Scrivere a quattro mani

Scrivere assieme arricchisce tutti i coautori. Ma occorre fare chiarezza su obbiettivi, ruoli e metodi. Non trascuriamo il tempo necessario. Collaboriamo con chi ci completa.

 

Nel lavoro quotidiano ci troviamo spesso di fronte alla necessità di scrivere un testo assieme ad altri autori. Non parlo tanto del processo di revisione, in cui uno scrive e un altro soggetto poi rivede e corregge, ma della situazione in cui si scrive contemporaneamente. In passato questo poteva essere fatto come lavoro di gruppo. Ci si riuniva in un unico spazio fisico (un ufficio, una redazione, quantomeno un tavolo) e si decideva assieme e di persona cosa mettere nero su bianco. Con il progresso della tecnologia e soprattutto dell’organizzazione del lavoro, le occasioni e i vantaggi della scrittura condivisa si sono moltiplicati.


Il primo passo, che insidiosamente viene dimenticato, è quello della condivisione dei ruoli e degli scopi. Bisogna che tutti abbiano una consapevolezza e una condivisione degli obbiettivi e delle rispettive competenze. Se per esempio è logico pensare che due coautori di un romanzo siano sullo stesso piano (ma sta a loro stabilirlo) è verosimile pensare che un capoprogetto e i suoi collaboratori abbiamo status diversi nel creare un messaggio pubblicitario (ma, ancora, sta a loro stabilirlo). Se non si affronta questo passaggio e non ci sono ruoli chiave finisce come nelle partite di calcio all’oratorio: non c’è uno schema di gioco e tutti corrono sul pallone e finisce a pedate.


Una volta chiariti i ruoli bisogna dotarsi di strumenti efficaci. Le varie tecnologie cloud (pensiamo a google drive o a dropbox) permettono di condividere file o addirittura di modificare contemporaneamente e in modo dinamico lo stesso file. Altri strumenti più specifici permettono di gestire lo stesso testo accedendo da diverse piattaforme. Uno di questi (che ha una interessantissima versione free) è evernote. Prima di adottarne uno, conviene dare  un’occhiata per farsi una idea delle potenzialità e su quanto ogni applicazione si adatti al nostro caso.

 

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 Per scrivere assieme bisogna avere chiari dall'inizio: ruoli e obbiettivi

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Un trucco che mi sento di consigliare, per evitare che il lavoro di gruppo si trasformi in una grande perdita di tempo, è quello di stabilire convenzioni. Più sono pratiche meglio è. Un paio di anni fa ho scritto un racconto di fantascienza a quattro mani. Ogni volta che io e Benedetta cambiavamo qualcosa, bisognava rileggere tutto dall’inizio, ricordarsi come era e capire se le modifiche erano buone. Con il crescere del numero delle pagine, questo lavoro è diventato un’impresa fantascientifica. Allora abbiamo preso una decisione drastica: quando scrivo io scrivo in blu, quando scrivi tu aggiungilo in rosso scuro, le revisioni vanno evidenziate in giallo; quando il testo è condiviso lo metteremo in nero. Da quando abbiamo introdotto queste semplici regole il lavoro è filato liscio verso l’infinito e anche oltre (cit.)

Già prima dell’avvendo del file sharing, mia nonna mi metteva in guardia verso le insidie del coworking dicendo “chi fa da sé fa per tre”. Collaborare è utile ma richiede tempo. Nel pianificare un lavoro è indispensabile tenerne conto.

 

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 Lavorare insieme arricchisce, è utile ma richiede tempo. Attenzione alle insidie

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Una delle collaborazioni più soddisfacenti che ho avuto modo di sperimentare è quella con profili diversi dal mio. Per i miei testi spesso chiedo aiuto a una bravissima illustratrice: Paola Patrizi . I ruoli sono chiari: io spiego le cose a parole, lei con i disegni. E la squadra gioca benissimo assieme. Da questa collaborazione ho imparato l’importanza di gestire i tempi e di fare chiarezza sul messaggio che assieme dobbiamo portare.

E più di tutto ho imparato che una collaborazione funziona bene quando ci si completa (funziona meno quando ci si sovrappone).

 

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 Le collaborazioni migliori sono quelle con cui ci si completa (senza sovrapporsi)

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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