Se vai a farfalle non ti seguo

Un messaggio efficace è il frutto della riflessione e di una pianificazione. Non dobbiamo mai perdere di vista il punto e gli interessi dell’ascoltatore. Dobbiamo sempre usare un mezzo che sia pienamente coerente con noi e con il messaggio che sta veicolando.

Spesso ci si trova a scrivere di getto, partendo da una idea di massima di quello che vogliamo dire. Il ragionamento si snoda a mano a mano che le parole prendono forma sul foglio. Ad essere buoni potremmo dire che seguiamo il nostro flusso di coscienza. A essere onesti, invece dobbiamo ammettere che iniziamo a scrivere e finiamo per andare a farfalle. Sì, il senso ce l’avevamo in mente dall’inizio, ma senza una mappa siamo finiti un po’ lontani da quello che era il nostro intendimento iniziale.

Questa modalità può essere molto utile quando si cercano idee e confronti senza pregiudizi (usando la famosa tecnica del brainstorming, per esempio). Ma diventa pericolosa perché rischiamo di perdere la preziosissima attenzione del destinatario del messaggio.

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Una comunicazione coerente nasce da una riflessione su cosa vogliamo dire 
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L’anno scorso mi si è rotto il frigorifero. Io nel cambiare elettrodomestici sono notato di una speciale ponderatezza, che mia moglie etichetta impropriamente come atavica pigrizia. Ma quando si tratta di frigorifero, allora è una vera emergenza. Non sono io a dettare i tempi ma sono i surgelati che ti vengono a spronare. Ho visitato la pagina web di un produttore e mi sono detto:  “Ok, per una volta nella vita so quello che voglio. Voglio un frigorifero silenzioso, con un prezzo contenuto, bianco va benissimo (mica deve andare sulla luna!) e soprattutto voglio controllare se nello spazio che ho in cucina entra oppure no.” Purtroppo chi ha progettato e redatto la pagina web alla voce “caratteristiche tecniche” comincia a dire che un frigorifero è un prodotto che ci permette di avere una qualità della vita che fino cento anni fa era impensabile perché la conservazione dei cibi e la gradevolezza delle bevande fresche e tutti i bla bla bla...

Io, pungolato dai surgelati che cominciavano a diventare mollicci, mi sono ben presto irritato e sono andato su un altro sito, brontolando davanti al computer. “Ma come! Scrivete caratteristiche tecniche e poi mi parlate di giacciaia e della belle époque!”

Nel caso che ho riportato non si erano dette cose sbagliate. E la pagina (devo ammettere) non era neanche scritta male. Solo che si era perso di vista la coerenza tra il messaggio e il motivo stesso che aveva portato a inviare quel messaggio.

Il produttore del frigorifero avrebbe dovuto comunicarmi che il suo frigorifero era proprio quello che cercavo. Aveva queste caratteristiche e in più (magari) farmi riflettere su quanto sono fortunato rispetto ai miei nonni. Ma nel creare il testo ha perso di vista il motivo (facilmente intuibile) che mi aveva portato a visitare la sua pagina. E immediatamente ha perso di vista me, cliente rompiscatole e dotato di surplus di bastoncini di pesce che avevano avviato un naturale processo di decomposizione.

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Se devo cambiare il frigo non parlarmi di storia dimmi se il tuo fa per me
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La stessa riflessione, magari senza l’urgenza di un frigo rotto, dobbiamo impostarla anche quando scriviamo un pezzo su un blog, una campagna pubblicitaria, una email, quando mettiamo una immagine su instagram o quando gridiamo in mezzo a un campo da pallone.

“E’ proprio questo il messaggio migliore per farmi capire?”

“C’è coerenza tra quello che voglio ottenere e quello che sto dicendo?”

“Cosa si aspetta il ricevente da me e come posso arrivare a lui con facilità?”

Di recente sono stato a Barcellona e ho notato una soluzione grafica a dir poco grottesca. Vicino alla zona della nuova Fiera c’è un elegante edificio e al piano della strada c’è la associazione dei ciechi della Catalogna. Sulle porte di vetro dell’ingresso c’era il logo che riporta un uomo stilizzato con un bastone. E la scritta sull’adesivo era composta con gli inconfondibili pallini dell’alfabeto Braille, che prevede che a ogni carattere corrisponda una combinazione di puntini in rilievo che viene letto con le mani dai non vedenti. Ma mettere un logo su un vetro con disegnati gli stessi puntini è un terribile capolavoro di incomunicabilità. Quasi nessuno dei vedenti sa decifrare quel linguaggio, nessuno dei non vedenti (anche toccando il vetro) poteva percepire nessun rilievo. Quindi un fallimento totale.

Questo esempio, invece di farci ridere o rabbrividire, dovrebbe farci riflettere su quanto non siamo disposti a pensare prima il messaggio e a metterci mentalmente dal lato del ricevente per cercare di capire come arriverà.

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L'attenzione del ricevente è preziosa: non scacciamola coi blablabla
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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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