Velocità e emozione. La lezione di Mazinga.

Velocità e capacità di emozionare sono gli ingredienti necessari per riuscire a fare arrivare un messaggio. L'umorismo ci può aiutare a scalfire la resistenza causata dal bombardamento continuo di messaggi.

Per raccontarvi la mia idea di scrittura devo partire inevitabilmente da una confessione che rischia di rendermi subito impopolare. Io faccio una fatica enorme a leggere. Tutto il giorno siamo bombardati da messaggi di mille tipi: e-mail, comunicazioni, presentazioni, piani di marketing e business case, articoli di giornale, pubblicità. Già a metà giornata la mia attenzione è in riserva. Quando la sera apro un libro, deve essere davvero speciale per non venire ingoiato, dopo pochi minuti, da uno sbadiglio da tricheco.

Ho cercato di darmi una spiegazione di questo mio limite. La prima cosa che mi è venuta in mente sono i cartoni animati giapponesi. Io sono della generazione che ha fatto le elementari con Goldrake e con Mazinga. Non è che fossimo compagni di banco, ma i tempi erano quelli. La troppa televisione della mia infanzia mi ha abituato ad assorbire messaggi passati con una velocità sempre più grande. Con la televisione degli spot e dei cartoni è cambiata la frequenza dei messaggi. Si assorbono storie di pochi minuti o di pochi secondi. Un libro invece richiede tante ore e tanta pazienza in più. 

Questa diffusa attitudine alla velocità ci ha reso anche meno espugnabili. Dedichiamo a selezionare i messaggi in arrivo, una porzione sempre più piccola del nostro preziosissimo tempo.

Sei sicuro che dire tutto sia sempre meglio che dire le cose giuste? 

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Oltre alla velocità, l'altro elemento che mi cattura è il la capacità di emozionare. Se un testo mi trasmette commozione, stupore, paura, indignazione o qualsiasi altra sensazione, allora qualcosa mi lascia. E allora riesca a stimolare una riflessione e a restare legato ai miei ricordi. In un certo senso mi resta attaccato. Solo se riesce a emozionarmi, quindi, il messaggio va a segno.

Se un messaggio ti annoia ha sbagliato qualcosa il mittente!

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Da qualche anno scrivo e seleziono battute per Spinoza.it (il blog di satira). Questa è stata un'ottima scuola per riuscire a coniugare sintesi e incisività. Trovare il modo di toccare le corde del lettore in poche battute è un esercizio quotidiano che consiglio a tutti. 

L’azienda che deve promuovere un prodotto, l blogger specializzato in un argomento, l’agenzia di marketing che cerca di coinvolgere su una iniziativa. Tutte queste realtà hanno bisogno, perché il messaggio che propongono arrivi efficacemente a destinazione, di trovare il modo giusto per inviarlo.

Qualche tempo fa ad un evento per blogger e aziende ho raccontato di come scrivere con umorismo. Quando parlo di umorismo non intendo solo la capacità di essere spiritosi e di rendersi simpatici e magari stimolare una risata. Intendo più profondamente riuscire a scalfire la superficie, riuscire a parlare agli umori interni di una persona.

Tra le tante scegliamo solo le cose che ci emozionano!   

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Non penso che tutto quello che si dice in un corso debba essere trasferito e “imparato”. Penso invece che se si trova la chiave giusta, una buona parte di quello che si dice possa rimanere inconsapevolmente attaccato al lettore e diventando parte della sua esperienza. 

Probabilmente non ricordiamo il nome di tutti i professori delle medie. Ma di sicuro ricordiamo quando abbiamo fatto la varicella che ci ha lasciato quella piccola cicatrice sulla fronte. 

Ecco: quello che mi ripropongo di essere non è un docente in cattedra ma un piccolo agente infettivo. Non voglio insegnare ma lasciare il segno.
 

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Simone Magnani

Una laurea economica, una buona esperienza nel marketing di prodotto.
Sono convinto che alla base del successo c'è sempre l'entusiasmo. Ho un blog di racconti poco biografici; sono nello staff di Spinoza.it; ho un accont twitter che mi somiglia abbastanza e che si chiama @purtroppo. Amo le mele gialle e la corsa. Da qualche parte ho un discorso di ringraziamento per la notte degli Oscar, ma mi sa che lo riciclo.

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