Web tax, la sfida «all’italiana» alla Digital Economy

Ecco in cosa consiste la tassa ai colossi del web contenuta nella manovra correttiva sui conti pubblici.



Dopo circa quattro anni di dibattiti, scivoloni e votazioni non andate a buon fine, l’Italia ha la sua web tax. Il Governo infatti ha mantenuto la vecchia promessa di istituire una web tax per tassare le grandi aziende del settore digital, le cosiddette Over the Top (OTT), come Google, Facebook, Amazon o Apple, e combattere l’evasione fiscale.

La web tax contenuta in un emendamento alla manovra correttiva sui conti pubblici da 3,4 miliardi (o manovrina), in vigore da fine giugno, non è però una vera e propria digital tax. Il risultato di questa sfida all’italiana alle OTT è, in realtà, una tassa ‘transitoria’ più che una tassazione vera e propria. 

 

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La sfida italiana alle #OTT è in realtà una tassa transitoria

#webtax @elaniaz #YBC


 

Cos’è

Il testo, infatti, prevede la possibilità per le web company di accordarsi con l’Agenzia delle Entrate per sanare eventuali debiti pregressi, attraverso una procedura di cooperazione e collaborazione. Una procedura già prevista dall’ordinamento italiano per le grandi società e che ora permette alle grandi aziende digital con ricavi superiori al miliardo di euro e che svolgono operazioni di cessione di beni e servizi nel territorio dello Stato per un ammontare superiore a 50 milioni di euro di regolarizzare la propria posizione di indebitamento nei confronti del fisco italiano. Il testo prevede poi che le aziende che non certificheranno la stabile organizzazione saranno soggette a verifica da parte dell’autorità fiscale. Inoltre, gli incassi derivanti dalla web tax saranno destinati al Fondo per la non autosufficienza (fino a 100 milioni) e al Fondo per l’abbassamento della pressione fiscale.

 

Ma l’obiettivo della web tax italiana è anche quello di incoraggiare una legislazione sovranazionale sulla stabile organizzazione. L’Unione europea si sta muovendo sulla questione, soprattutto la DG Concorrenza della Commissione europea.

Anche il Parlamento europeo si interessa all’argomento: martedì 4 luglio 2017, i parlamentari europei hanno approvato una risoluzione sul country by country reporting (Cbcr) che detta nuove regole per le grandi multinazionali di fornire informazioni pubbliche su quante tasse pagano in ogni Paese del mondo. In sintesi, una risoluzione per aumentare la trasparenza fiscale delle grandi aziende e sulla quale il Parlamento europeo spera che si acceleri la legislazione.

 

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I parlamentari @Europarl_IT hanno approvato nuove regole su trasparenza circa tassazione multinazionali

@elaniaz #YBC

 

Fino ad ora, aziende come Google, Facebook o Apple, che operano anche in Europa, hanno versato i propri ricavi in Paesi dove c’è un alto di livello di agevolazione fiscale, come Irlanda o anche Lussemburgo, registrando in Italia modiche cifre di ricavo. E immancabilmente sono arrivate le sanzioni. Sia Google, all’inizio di quest’anno, hanno pagato che Apple nel 2015 hanno pagato una multa di circa 300 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate.

Una legislazione europea permetterebbe quindi di geolocalizzare i ricavi e superare il problema dello stateless income, ovvero il reddito che le grandi aziende web e tech producono in altri Paesi rispetto a quello di residenza e che viene tassato in un altro Stato. Oltre poi a bypassare il tax ruling, meglio conosciuto come agevolazione sulla tassazione, che alcuni Stati membri concedono alle aziende per pagare tasse irrisorie. 


Tuttavia, la sfida alla web tax non si è fermata ai soli confini italiani. La questione è, infatti, arrivata anche sui tavoli del G7 di Bari, dove è stata ribadita la volontà comune di tassare i colossi del web. I ministri delle Finanze hanno concordato sulla realizzazione di misure sulla fiscalità digitale, invitando l’Ocse a formulare delle policy options da realizzarsi già entro la prima metà del 2018. Infine, il 7 giugno scorso, circa 70 Paesi Ocse hanno firmato il cosiddetto Multilateral Instrument, ovvero una Convenzione per combattere l’evasione fiscale internazionale (BEPS - Base Erosion and Profit Shifting).

 

Una questione, quella della web tax, che si inserisce oggi in un contesto internazionale e su cui sono d’accordo tutti. Forse.
 

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La #webtax su tavoli del #G7Bari: ok a misure su fiscalità digitale

#taxtransparency @elaniaz #YBC


 






Elania Zito: laureata in Relazioni internazionali, blogger e appassionata di comunicazione politica. Ho scritto "La comunicazione politica in Italia". Sono Co-founder e Web editor di @ennezeta, un progetto di lifestyle e food blogging. Scrivo sul mio blog Zita punto e capo principalmente di Europa, politica e donne.

 




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