A lezione di storytelling con l'uovo in mano

Come si racconta l'uovo: lo storytelling dall’uovo all'omelette e tanta voglia di tamagoyaki... Indovinate cos'è?


Come si può raccontare il cibo? Questa è il quesito a cui si vuole dare una risposta.

Non voglio perdermi nei meandri dottrinali fatti di voce narrante, stile e tempi verbali. Ho bisogno di andare sul concreto. Innanzitutto parlare di cibo è fin troppo generico. Il cibo è tutto, dal sale fino al muffin. Bisogna andare sullo specifico.
Unendo concretezza e specificità poniamoci la domanda:

Come si racconta l'uovo? E si fa prima a fare storytelling di un uovo o di un'omelette?


Raccontare e storytelling richiamano subito specie diverse che però condividono molti geni.
Se il raccontare fa più scrittore, lo storytelling si abbina quasi automaticamente al blogger. Chiamando in causa quest'ultimo sorge subito la necessità di fare attenzione non solo alle parole poste sul piatto, ma pure alle immagini. Quindi fotografi, instagrammer non posso essere allontanati dalle uova presenti nel paniere. Ma cosa fanno con un uovo?

 

 

L'omelette ed il foodwriter

Fin dall'origine gli scrittori del cibo non si sono posti problemi nel raccontare vita, morte e miracoli di ogni ingrediente. Il vero foodwriter ha sempre saputo che dentro l'uovo potessero nascondersi storie da raccontare.

La più temeraria è stata M.F.K. Fisher che si è dedicata a raccontare How not to boil an egg (Come non bollire un uovo) in How to cook a wolf (Come cuocere un lupo). E' da considerarsi coraggiosa, perché ha saputo legare quella che lei definisce l'intimità dell’uovo con l'omelette in tutte le sue declinazioni, nonché, ricordando al lettore che tutto parte da lei, la gallina. Direi proprio che in poche pagine ha creato una trama avvincente e coinvolgente. M.F.K. Fisher cattura talmente che alla fine è quasi impossibile non mettersi a ricercare le dosi per un food yeung in casa.

Cosa si impara da un foodwriter? 

  1. A cercare una storia anche dentro un semplice uovo
  2. Il punto di svolta è la trama che si crea per raccontare una storia
  3. L'uovo non è solo uovo. Pensa a tutto le vite del tuo cibo.

Per approfondire puoi leggere Il foodwriting: anche un'omelette diventa questione di stile.

 

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Parole, immagini, video e hashtag: storytelling applicato all’uovo.

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Quando un blogger fa il pancake

Difficile bloccare un foodblogger con un uovo in mano. E’ molto più facile coglierlo nel gesto di scrivere di pancake, meglio se con yogurt greco. Poi c’è lui, Dario Bressanini, che ti fa scoprire la scienza che si nasconde in un pancake, dopo però aver tirato in ballo Nonna Papera. Con  Manger si torna all’omelette unendo atmosfere e parole ed efficaci incipit: A beautifully cooked omelette is one of life’s greatest pleasures (Una bella omelette è una grandi piaceri della vita).
Mentre Orangette nel mezzo del brunch chiama in ballo le uova alla fiorentina. E sublime è il titolo sfornato sempre da Orangette nel lontano 2005: If it's Friday, it must be eggs-and-beer night.


Cosa imparare da un foodblogger?

1.A mescolare le uova ai ricordi e alle atmosfere.
2.A sfruttare le proprie competenze come fa Dario Bressanini con la scusa di spiegare passo passo la ricetta.
3.Eggs-and-beer night: lavora, lavora, lavora sui titoli per raggiungere Orangette.

Per approfondire puoi leggere Quali sono le competenze del foodblogger.

 

Se la rivista si dedica al tamagoyaki

Internet sta arrivando in ogni casa ed in ogni vita, ma non è ancora morto il desiderio di sfogliare una rivista di cucina. Prendiamone in mano una di culto come Lucky Peach e vediamo cosa combina con le uova. Prima di sfornare la ricetta del tamagoyaki, i suoi redattori si preoccupano del costo delle uova e lo fanno nel numero dedicato alla colazione.
Non è che si accontentano che tu sappia del tamagoyaki. Nel pieno di quello che chiamano yolk porn (pornografia del tuorlo) ti portano in giro per il Giappone per provare i migliori kare-pan o del tamago kake gohan.


Cosa si impara da una rivista di cucina?

  1. Ad andare oltre i luoghi comuni, sennò nessuno ti noterà.
  2. Non tutto si sa ancora delle vite dell'uovo, c'è sempre un cafè ouefs da svelare.
  3. Crea connessioni tra il tuo cibo e tutti i post che può generare. Gioca con le sue vite, le sue incarnazioni e le facce di un post o articolo (guide, tutorial, infografiche etc.).

Per approfondire puoi leggere There's more than one way to cook an egg. Spetta poi a te dimostrare che c’è più di un modo di raccontare un uovo. Siamo qui per quello.

 

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A lezione di storytelling con l’uovo e tanta voglia di tamagoyaki.

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Tra video e frittata

Basta guardare all'estero. Da noi certo non mancano uova e frittate. Prendiamo Giulia Scarpaleggia, quindi sfogliamo Jul's Kitchen. Due esempi su tutti dimostrano come una brava foodblogger si muova oltre le parole. Non me ne voglia Giulia, ma limitiamoci a due suoi post: Frittata di pomodori verdi fritti...e magari un treno per partire e La frittata trippata.

Interessante è la sequenza di fotografie, nonché il loro stile, con i pomodori verdi: prima interi e dalle forme sinuose, poi a fette, crudi e cotti, ed infine in frittata. Lo sfondo, con un gradevole bilanciamento di colori, non cambia, eppure c'è una storia visuale che si snoda nel post.

Mentre la frittata trippata nasconde un video di oltre tre minuti, che parte dalla sana promozione di un libro di cucina e termina con la frittata. Gesti ed ingredienti si susseguono, a tratti l'istinto richiama alla mente anche profumi. Personalmente quel dito che picchia sulla pagina con la ricetta della frittata trippata mi aggancia. Fa sentire quasi che io abbia deciso di fare assolutamente quella ricetta, non Giulia.


Cosa imparare da un video-blogger?

  1. L'occhio vuole la sua parte e può essere tentato con una storia visuale.
  2. Tre minuti o tre fotografie: anche qui conta la trama.
  3. Fai sentire l'osservatore parte attiva della storia.

Per approfondire puoi leggere Video Blogging: perché comunicare con i video?

Concedi tempo anche ai 5 esempi di grande video blogging.

 

Uova e fotografi

Se siamo partiti dai foodwriter, non possono essere scartati nemmeno i fotografi che non sono blogger. Questo paragrafo è un po' azzardato ma la fortuna è dalla nostra parte. Mai sentito parlare delle uova alla Ansel Adams? Sì, Ansel Adams, il fotografo dei parchi naturali ritratti in bianco e nero.

In The Fotographer's Cookbook viene svelata la ricetta delle uova in camicia che tanto amava. Di mezzo c'è la birra ed un forno a microonde. Chiaramente la fotografia che accompagna la ricetta non ha bisogno dei colori.
 

Cosa imparare da un fotografo?

  1. Tecnica e consistenza nell'approccio: possono essere utili anche con la fotografia del cibo.
  2. Ad andare oltre l'approccio della food photography. Avere diversi punti di vista aiuta a distinguersi (Non perderti la fotografia di uova e prosciutto di Ralph Steiner)
  3. Non sminuire quello che devi raccontare. Uova e prosciutto possono arrivare al Moma. Ralph Steiner insegna.

Per approfondire puoi leggere e guardare le fotografie di The Fotographer's Cookbook, qui trovi una bella selezione.

 

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Ansel Adams e @julskitchen raccontano l’uovo: lezioni di storytelling.

#FoodStorytelling #foodblogging #YBC @rossella76

 

Un hashtag per l'omelette su Instagram

Da Ansel Adams ad un instagrammer il passo (non) è breve. Li separano uno strumento di base, un'app e molti hashtag. Molti profili Instragram hanno un uovo nel nome, pochi dedicano esclusivamente fotografie ed hashtag all'uovo. Su tutti egg_recipes, legato ad un sito web, che promette di suggerire come trasformare l'uovo britannico in grandi piatti. Hashtag curiosi ed efficaci uovo-centrici sono, invece, #eggcentric ed #cickensofinstagram.

Una cosa però, ahimé, è certa: l'uovo non è sempre preso dal suo profilo migliore su Instagram. Mentre molti più pancake si salvano.
 

Cosa imparare da un istagrammer?

  1. A puntare sulla creatività. In fatto di uova c'è spazio in cui muoversi.
  2. Ad usare gli hashtag giusti, perché un buon hashtag è come una parola detta (o scritta) al momento giusto.
  3. Raccontare l’instante non è immediato. Un racconto completo richiede diversi mezzi (immagini, parole ed hashtag etc) ed abilità.

Per approfondire puoi leggere How to Tell Powerful Narratives on Instagram, un post che va oltre il cibo, parla di temi seri ed insieme racconta il passaggio di uno scrittore dalla narrativa ad Instagram.

 

Ed ora spero che ti sia rimasta fame per un po’ di crepes :)




 

 

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Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

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