Cibo e scrittura creativa. Qualche idea per scrivere storie con le ricette

Le ricette si possono contestualizzare in una narrazione. Ma è possibile usare le ricette, il testo stesso, per raccontare storie? La risposta è sì, e può diventare un gioco molto divertente.

 

Raccontare storie di cibo significa spesso costruire un pacchetto che include una parte visiva e una parte di testo. Della parte visuale, e dei modi in cui può si possono sostituire le foto canoniche, ho già scritto: c'è l'illustrazione, il filmle foto più creative.

Ho parlato anche dell'altra metà del pacchetto, il testo: ci si può giocare trasformandolo in canzoni rap, o anche inserendolo in una storia più vasta, come un romanzo o un racconto.

Un'altra possibilità più giocosa è quella di trasformarlo in un racconto. Sì, perché la ricetta, nel senso di elenco degli ingredienti seguito dalla descrizione della preparazione, è come il libretto di montaggio della libreria o il manuale d'uso del tostapane.

Non è fatta per essere creativa. È fatta per essere efficace e semplice da seguire.
 

Tweet: yourbrand.campLa ricetta in sé è fatta per essere efficace e semplice da seguire

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Niente vieta, ogni tanto, di giocare a inventare storie di cibo molto creative.
Prendiamo una ricetta ben nota. Gli spaghetti, per esempio. L'abbiamo vista milioni di volte: che cosa ci potremmo mai inventarci di nuovo?
Questo: che se ci dimentichiamo per un momento il lato food, restano solo una serie di azioni, che possiamo infilare nel contesto che vogliamo.
 

Tweet: yourbrand.campOgni tanto possiamo giocare a inventare storie di cibo molto creative

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Giocare con le storie di cibo

Possiamo cominciare il nostro esperimento creativo giocando con il tono, che sarà diverso a seconda del contesto narrativo che vogliamo creare.
Ci piace l'idea di uno scenario sentimental-romantico, con una protagonista innamorata che cucina la cena per il suo amato?
Il tono sarà leggero, gioioso, di attesa.

Maria affettò le cipolle sospirando. Si sentiva leggera, come se fosse sospesa a venti centimetri da terra. Pensava a Luca, e il suo cuore quasi scoppiava di gioia all'idea che sarebbe arrivato di lì a poco, e che avrebbero cenato assieme. Anche l'olio sembrava sfrigolare eccitato, e lei lo sentì quasi suo complice quando versò le cipolle tritate nella padella.

Lo stesso scenario può diventare un po' più teso sostituendo la gioia con il turbamento interiore della protagonista.

Maria affettò le cipolle piangendo. Le capitava spesso, ma stavolta era diverso: stava piangendo già prima di sbucciarle, prima ancora di metter su l'acqua per gli spaghetti. Tagliò con rabbia quelle fette, che per il nervoso aveva tagliato troppo irregolari. Era stanca di litigare con Luca. Possibile che lui non capisse?

Il turbamento potrebbe anche venire dall'esterno, e allora avremmo un'atmosfera inquietante:

Maria affettò le cipolle con uno strano presentimento. Era la sua immaginazione o la temperatura in casa si era abbassata di colpo? Rimosse il pensiero e continuò a tagliare. Eppure c'era un'esitazione nelle sue mani, come se avesse timore di farsi sentire da qualcuno. O da qualcosa. Rise di sè: ma che stupidaggine andava a pensare! Poi all'improvviso un'esplosione nel silenzio della cucina e un bruciore insopportabile sulla guancia. Maria sobbalzò, mentre l'olio esplodeva in una sinfonia malvagia.

Senza turbamento, invece, lo stimolo esterno dà alla protagonista lo spunto per una riflessione personale:

Maria affettò le cipolle canticchiando. Cucinare la metteva di buonumore. Le piaceva toccare, scegliere, sminuzzare, mescolare. Il cibo la ispirava. Le cipolle, per esempio, le ricordavano le continue sorprese della vita: uno strato e poi un altro... e c'è sempre qualcosa di nuovo che salta fuori. L'olio sfrigolò allegramente incitandola all'azione.
 

Tweet: yourbrand.campIl tono cambia a seconda del contesto narrativo che vogliamo creare

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Viaggiare nel tempo (e nello spazio)

Per spostare la narrazione nel passato, abbiamo bisogno di un protagonista food che abbia una lunga storia.
La pasta, per esempio, ha un passato molto interessante: si consuma già dall'epoca dei romani, ma nel corso dei secoli è cambiata la sua forma, i modi di cottura, i condimenti (il pomodoro arriva molto tardi, verso la fine del XVIII secolo).

Uno spunto, tra i tanti: Caterina de' Medici, quando andò sposa al re di Francia Enrico II, scontenta della cucina locale portò con sé cuochi e cibi italiani, tra cui la pasta.

Marie lanciò ad Agnès un'occhiata perplessa. La regina straniera, che Dio la benedica e le dia figli maschi, aveva portato dalle sue terre dei cibi proprio strani. Quella roba lì, come la chiamavano? Macchieroni? O maccheroni? Comunque, da quando erano al servizio in cucina, mai visto nulla di così strano. Guardarono i due cuochi italiani bollire una quantità di pezzi di pasta secca in grandi pentoloni. Poi li tirarono fuori con dei forchettoni e li cosparsero di burro, di formaggio e pepe.

Agnès guardò seria Marie: “Io però li voglio assaggiare!”
 

Tweet: yourbrand.campUn cibo con una lunga storia si può raccontare nel passato

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Possiamo anche spostare la nostra ricetta su di un astronave del prossimo millennio. Tanto mangeranno pure lì, no?

Qui cambia soprattutto lo spazio: possiamo anche giocare a immaginarci una versione futura del piatto, però è importante rendere il senso di evoluzione tecnologica, quindi computer, schermi, robot e tutto quanto ci può servire a rendere il senso di un futuro prossimo ma non ancora reale.

 

Tweet: yourbrand.campPossiamo anche giocare a immaginarci un'evoluzione futura del piatto

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Il comandante Mariax si diresse nella sala ristorante dell'astronave. Seduta al solito posto, scorreva veloce lo schermo digitale che fungeva anche da tavolino. “Questa settimana cucina del sistema solare”, annunciava il menù, tradotto nelle principali lingue della Fondazione. Mhhhh, che fame. Specialmente quella matassa di fili che aveva mangiato il giorno prima. Come diavolo si chiamava? Era un nome impronunciabile, tipo SPAGHTTIHH. Sublime. Il robot-cameriere le aveva spiegato che si trattava di un'impasto di un cereale terrestre e acqua essiccati e poi cotti a 100°.

E ora siete pronti per scrivere la vostra ricetta! Che cosa cucinerete?

 

Con questo articolo concludo questo piccolo viaggio nei linguaggi creativi per parlare di cibo e fare food storytelling. Grazie a Your Brand Camp per questo bel viaggio.


ph. credit: http://foodwriting.usfsp.edu/ University of South Florida St. Petersburg

 

 

 

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Roberta Deiana

Foodie amante del web, viaggiatrice appassionata di comunicazione efficace e storytelling, scrittrice social, food stylist 2.0, quando non scrive fa esperimenti creativi. Ama il pensiero laterale, lo humour inglese e il fact checking.

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