Food Storytelling: la versione di chi cucina, serve, accoglie e rischia

Come si racconta il ristoratore, il vignaiolo, il cameriere o il pasticciere? Analisi dello storytelling che svela la fatica ed il rischio di chi lavora col cibo.


Come si racconta la parte del piatto che è fatica, sudore, pazienza e rischio?

A parlare di storytelling e foodwriting spesso si perde la bussola e si dimentica che prima del conforto del cibo c'è la fatica del prepararlo. Proviamo a dare attenzione alla voce di chi lavora per soddisfare i capricci di gola altrui. Lasciamo da parte (per un attimo) foodblogger, giornalisti, sbafatori, instagrammer puri. 
 

 

Tweet: yourbrand.camp
Lo #storytelling non lo fa solo il foodblogger, pure la cameriera.

#FoodStorytelling #foodblogging #YBC @rossella76

 

Quale storytelling sceglie chi fatica?

Chi fatica può fare storytelling! Come racconta la sua metà del piatto?
I modi ed i mezzi sono molti. Ho selezionati alcuni racconti tutti in prima persona. Ho scartato le interviste, i reportage e pure i libri di cucina veri e propri.

Da questa ricerca risultano quattro grandi categorie di storytelling di chi fatica quali:

  • il racconto puro, intriso di sensazioni, umori e quotidianità;
  • il racconto formativo, spesso tra pari, il cui fine è lo “show don’t (and to) teach”;
  • il racconto motivazionale, ossia la propria esperienza viene rielaborata per renderla stimolo per le scelte di vita o professionali altrui;
  • il racconto in stile reality tv.

 

Analizziamo caso per caso.

 

Raccontare un ristorante che nasce

Lettura: Delancey: a man, a woman, a restaurant, a marriage
Tipologia: racconto puro, intimistico, in prima persona.
Fatica raccontata: pensare, creare e condurre una pizzeria/ristorante

Molly Wizenberg oltre a diventare ad un certo punto della sua vita foodblogger, in un altro punto momento si trova coinvolta nella creazione di una pizzeria con forno a legna. La penna si converte allora a questa vera e propria avventura. La scena è Seattle, l’artefice di questo non piccolo cambiamento è il marito, suonatore di violino. Il racconto avviene tutto in prima persona, come nel blog Orangette.

Pagina dopo pagina si scoprono i tempi che richiede il far nascere un locale, le paure, le competenze culinarie e non coinvolte, come pure la questione di come trattare il personale. Molly non nasconde nulla al lettore, neppure come la ricerca dell’impasto perfetto possa incidere su un matrimonio.

 

 

La vita di una fattoria

Lettura: The dirty life. Una vita d’amore, cibo e animali
Tipologia: racconto puro,intimistico, in prima persona.
Fatica raccontata: trasformarsi in fattori, sporcarsi le mani, soffrire il freddo

Cosa succede quando una ragazza di New York si sposta alla Essex Farm? Può veramente l’amore superare il freddo, la fatica e lo sporco di una vita tra i campi?

Kristin Kimball racconta le prime stagioni di una fattoria dove le vacche vengono munte a mano, mattina e sera. E dove la motivazione a continuare deriva anche dal fatto che la produzione è destinata ai membri della comunità organizzata in CSA (Community-supported agriculture).

Per un racconto decisamente più bucolico della vita in una fattoria (sempre statunitense) rifugiati su My Name is Yeh. Qui un’altra new yorkese si è trasferita tra i campi sempre per amore. Stavolta almeno il suo fattore aveva cinque generazioni di esperienza agreste.

 

Il racconto del Prosecco Colfòndo

Lettura: blog, post Facebook e Twitter, nonché il profilo Instagram di Bele Casel.
Tipologia: racconto multimediale
Fatica raccontata: seguire le stagioni del vino, del tempo e della comunicazione

Il fulcro non è il Prosecco Colfòndo, ma chi lo fa: Luca Ferraro, la sua famiglia e tutti coloro che li seguono in vigna.
Il racconto di Bele Casel si fa post su Facebook che svela come “A volte è difficile spiegare a parole quanto sia difficile lavorare in collina. Ecco, questo video dovrebbe darvi un'idea. Benvenuti a #Monfumo”. Mentre su Instagram cogli subito lo sforzo richiesto per “togliere viti morte in collina, rigorosamente a mano”. Ovviamente non si mancano i brindisi online, per il lettore meno motivato a scoprire cosa sta dentro un filare.

 

Chi finanzia un ristorante?

Visione: Restaurant Startup
Tipologia: racconto in stile reality tv, con format prefissato
Fatica raccontata: gestire un ristorante ed avere a che fare con chi ha i soldi, mentre tu hai l’idea e la cucina

Restaurant Startup è un esempio di storytelling adattato al format televisivo che mescola la voce dell'aspirante ristoratore a quella di chi vuole investire in un locale.
Il format di Restaurant Startup prevede che i giudici scelgano tra due proposte di ristorante e che poi il progetto vincitore riceva $ 7.500 e l'onore di attivarsi in 36 ore. Alla fine di ogni puntata tornano in  campo i giudici che devono verificare che quel fac-simile di ristorante rispetti le loro esigenze di investitori. Stress all'ennesima potenza e racconto adattato ai tempi e al gergo televisivo. Oh toh, tra i giudici-investitori c’è Joe Bastianich.

 

La maestra dello storytelling serve il gelato

Lettura: My summer of scooping ice cream
Tipologia: racconto breve, al passato, profondamente intimista pubblicato su The New Yorker
Fatica raccontata: lavora stagionale ed ormoni adolescenziali

Grey’s Anatomy, Scandal, Private Practice: mai sentiti nominare? Dietro tutti loro c’è Shonda Rhimes che oramai passa dalla scrivania, alla Casa Bianca ad un TED talk come se nulla fosse. Ma a sedici anni per amore di una minigonna finì a servire del Cookies’n Cream. In poco più di una facciata Shonda Rhimes dimostra come un lavoro stagionale, quale servire del gelato, cela motivazioni, fatiche, suoni e tecniche di sopravvivenza. Il tutto per un salario minimo ed una sfida adolescenziale figlia vs. genitori.

 

Tweet: yourbrand.camp
Lo #storytelling della fatica tra vigna e tavoli da @Bele_Casel a @shondarhimes.

#foodblogging #YBC @rossella76

 

Raccontare e motivare partendo da un tè

Lettura: Life by the cup
Tipologia: racconto motivazionale costruito attorno alla propria esperienza e al proprio core business
Fatica raccontata: crearsi un business plan, metterlo in atto e trasmettere questa esperienza perché sia utile per gli altri

Zhena Muzyka dà al suo racconto il ritmo del cliente, ossia di chi beve (o potrebbe bere) i tè di Zhena's Gypsy Tea. Ogni capitolo comincia introducendo un tè e mischiando note tecniche a spunti motivazionali. Poi, Zhena svela un momento della sua vita quotidiana di imprenditrice in erba. Infine, unisce questi due aspetti, tè e scelte di vita, fornendo una sorta di insegnamento che può essere una tecnica di meditazione o una serie di domande per orientare una scelta.
Il gran pregio per uno storyteller di Life by the cup è che la dimostrazione che per raccontare serve rielaborare la realtà.

 

Cameriere armatevi di penna

Lettura: Servizio compreso. Vita segreta di una cameriera a quattro stelle
Tipologia: racconto puro, intimistico, in prima persona.
Fatica raccontata: servire in un ristorante con quattro stelle a New York

Dimentichiamoci del musical Waitress. Non disturbiamo neppure Frankie and Johnny del film Paura d’amare. Sfogliamo, invece, Service Included, senza confonderlo con Carne viva. Phoebe Damrosch ha lavorato diciotto mesi al ristorante Per Se ed è sopravvissuta alle quattro stelle Michelin senza essere lo chef, ma solo una delle cameriere.

 

Impara dagli altri baristi

Lettura: Who’s behind the bar? Apparso su Standard numero 4
Tipologia: racconto formativo, scritto da un barista per i baristi
Fatica raccontata: servire in un ristorante con quattro stelle a New York

L’articolo di Ondrei Petrus è un racconto particolare. Lo scopo è aiutare i baristi a superare i propri errori. L’arma usata è il racconto ironico su 6 tipologie di barista, ognuna con le proprie manie e carenze. E’ il racconto di un insider, che usa il gergo dei suoi pari ed analizza le reazioni del cliente ai diversi tipi di baristi.

Ho accennato alla rivista Standard in I mondi del caffè tra degustazione e comunicazione.

 

Case study: Cafè Merenda vs. Plasè

Lettura: Cafè Merenda – Dolci e Cultura su Facebook, Twitter ed Instagram
Tipologia: racconto multimediale
Fatica raccontata: aprire un locale e mettersi in gioco subito, anzi prima

Questo è un compito per casa. Cafè Merenda sta aprendo i battenti mentre scrivo. Si ispira allo stile mitteleuropeo delle caffetterie. Promette di offrire l’ospitalità di un’amica che ha la passione per la cucina e che difende lo slogan "Viva le merende, abbasso le merendine".
Il tuo compito è analizzare come tutto questo diventa storytelling online. Il racconto è già in corso. Le due titolari, che sono anche foodblogger di un certo calibro, si sono messe in gioco online fin dalla fase di allestimento del locale. Se ti serve una pietra di paragone dai un’occhiata a come Manuel Carbone da voce alla sua pasticceria Plasè su Facebook. Certo lui lavora a Martignacco (Udine), mentre Cafè Merenda affronta Roma.


Buon lavoro!


 

 

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Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

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