Il cibo diventa personaggio, il foodblogger diventa foodwriter

Una buona narrazione non può che prendere avvio trattando il cibo come se fosse un personaggio: 4 esempi di buona character-driven plot applicata al piatto.


Come sarebbe il foodblogging se tutti cominciassero a scrivere i post non avendo in mente la ricetta, ma un personaggio?

Sì, perché se ci vantiamo di essere foodwriter, dobbiamo anche pensare come gli scrittori. E la vera bestia nera è, ancora prima della trama, il protagonista.

Per non complicarmi la vita ho qui con me quattro libri di cucina piuttosto monotematici. Sono libri che hanno scelto la loro nicchia e l’hanno sviluppata ben bene. Queste nicchie sono un ingrediente, un piatto, un sapore e uno stile di vita (ovviamente legato ad un cibo).

Quello che fa di questo post, qualcosa di diverso rispetto a Le nicchie del foodblogging, è l’azzardo di analizzare questi cibi o sapori come fossero dei personaggi. Personaggi da cui prende avvio una storia e attorno a cui noi, foodwriter, dobbiamo sviluppare una trama. Sì, perché l’intrigo di un romanzo, di un libro di cucina e di un post non nasce da solo.
 

Sviluppa il tuo cibo come fosse un personaggio: è la sfida di oggi.

Con sottomano i consigli di Rachel Giesel in fatto di Character-Driven Plot (alias, trama sviluppata partendo dal personaggio) sfogliamo assieme quattro libri di cucina e di nicchia.
 

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Narrare il cibo con la character-driven plot è possibile? Sì con @26grains.

#foodwriting #YBC @rossella76

 

Tu scriverai della mandorla

Step #1: Dove i desideri del tuo personaggio lo porteranno nel racconto?

Rossella Venezia in All’ombra dei mandorli in fiore svela una VanigliaCooking stilisticamente matura anche al di fuori delle ricette. Lo doveva essere per sviluppare un libro di cucina che parte da un ingrediente non comune. L’originalità c’è nel presentare prima un ricettario salato e poi uno dolce. Eppure il personaggio, la Mandorla, prende subito la scena. Non me ne abbiano le raffinate e ricercate ricette, ma il vero colpo di maestro sta nell’ampia introduzione.

Il personaggio Mandorla convince fin da subito in “Se fossi un albero, sarei un mandorlo”. La voce di Rossella Venezia si confonde con quella della mandorla. Il personaggio non parla mai in prima persona. Il carattere della mandorla in fatto di sapore, varietà, paesaggio si svela per giustificare le ricette. Le ricette diventano un desiderio del personaggio, ancor prima che dell’autore, che si concretizza. E’ come se la Mandorla crescendo decida di diventare Crema di Calisson, perché quella è la sua indole ed il suo destino.
 

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Quando la trama parte dal personaggio Mandorle @Vanigliacooking o Zuppa @pane_burro.

#foodwriting #YBC @rossella76

 

Non c’è tempo che tenga per una zuppa

Step #2: Come le forze interiori del tuo personaggio affrontano le forze esterne?

Essere un foodwriter non sempre può voler dire aver spazio per raccontare tutta la storia. L’arte sta nel far percepire il racconto con pochi mirati consigli.
Certo un indice diviso per stagioni non è così innovativo come una mandorla, eppure Barbara Toselli in Che Zuppa! ce la fa ad incuriosire. Ancora una volta quella che potremmo chiamare introduzione fa la differenza. Il trucco sta nel presentare di cosa è fatta una zuppa: di brodi, crostini di pane oltre che di varie verdure (e non solo). Una volta che hai imparato chi è la zuppa, puoi leggere incuriosito come una zuppa di pesce alla portercolese affronti il caldo torrido dell’estate al pari di una vellutata di finocchi e porri all’aneto. Ti fai anche convincere che la vellutata abbia bisogno del sashimi di salmone d’inverno.
Sono le forze esterne, le stagioni, a portare il personaggio Zuppa a cambiar veste per mantenere ogni giorno la sua fama, decretata nella prefazione, di “cibo consolatorio”.

 


L’Amaro Personaggio

Step #3: Come il mondo percepisce il tuo personaggio?

Bitter, alias amaro. A chi viene in mente di costruire un libro di cucina tutto attorno ad  un sapore? Con che coraggio lo si dedica ad uno dei sapori più contestati?

Nell'epoca del dolce ancora più dolce, Jennifer McLagan scrive un libro di ricette tutto sull’amaro. 
La sua tecnica è sviluppare i capitoli del libro attorno ad un ingrediente diverso. Soluzione non unica. Eppure diventa sorprendente quando svela come il suo personaggio, l'Amaro, si nasconda nel limone, ma anche nel tabacco, passando per i cardi e (non) finendo con il cacao.

L’autrice pensa gli ingredienti come i volti che il mondo esterno percepisce ed li associa al suo personaggio.
Ogni volto dell’Amaro viene messo a nudo non solo con ricette, ma con pagine di approfondimento. Queste sono il culmine dell’originalità del libro. L'algida insalata belga o il liquido chinino scoprono ricchezze sconosciute ai più, foodie e non foodie. E’ sufficiente chiamare in ballo l’acqua tonica (o Winston Churchill) per cominciare a riconsidera the bad guy, l’Amaro.

Così Jennifer McLagan dimostra come un insolito personaggio, il gusto amaro, assuma diverse sembianze, un po’ sulla falsa riga di Dottor Jekyll e Mister Hyde.
 

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Tratta il sapore Amaro come un personaggio ed avrai il libro Bitter di @JenniferMcLagan.

#foodwriting #YBC @rossella76

 

Di un porridge ti innamorerai

Step #4: Come si comporta il tuo personaggio?

Pazzia pura aprire un locale tutto attorno a quella sbobba chiamata porridge. Lo pensavo anch’io prima di aprire 26Grains di Alex Hely-Hutchinson. All’inizio non potrai neppure capire perché Alex si dilunghi così tanto a parlare di Copenhagen e della hygge. Lei è inglese, che cosa vuole dire con quel porridge in mano? E lui, il porridge, cosa ci azzecca con 26 grani?

Non è mio compito qui svelarti l’arte danese della hygge (su di me ha già attecchito da tempo). Sono qui per parlare di una trama tutto incentrata attorno ad uno stile di vita, la hygge, appunto, declinato in cento ricette tutte legate al porridge.

Il porridge con i suoi 26 (che poi non sono realmente 26) grani ben si comporta ricetta dopo ricetta, senza atteggiarsi. I connotati di ciascun grano sono subito dichiarati. Leggiamo le origini dell’orzo, il sapore del grano saraceno, il potere nutrizionale del miglio e così via. Mentre non si entra nella psiche del porridge. Il comportamento del porridge viene letto attraverso i 26 grani.

Quindi la vera questione è come questi grani si comportino in un porridge.

Alex Hely-Hutchinson svela come un porridge possa essere presente sia a colazione che a cena e diventare persino l’ideale per un dolce capriccio. Riesce a farlo, perché sa che tu non sai come la segale si comporti in un porridge con cipolla, formaggio e mostarda. E posso scommettere che neppure sospettavi cosa potesse fare la quinoa in un pudding con mandorle, prugne e cardamomo? Dopotutto ti aspettavi un porridge e non un pudding.

 

Post con personaggio: Banana Bread

Step #5: Combina desideri, forze, percezioni, comportamenti per creare una trama.

Eccoci a noi: noi, foodblogger che giochiamo a fare i foodwriter. La sfida finale è: scrivi un post con personaggio.
Un post non è un libro, ma neppure un tweet. Hai spazio e titoli per costruire un trama che ruoti attorno ad un piatto o ad un ingrediente o persino ad un sapore.

Scelgo io il personaggio: è il Banana Bread.
Studialo, cucinalo, scrivi!

La prova del nove, per sapere se hai scritto bene, è leggere Bon comme du Banana Bread. Sì, è in francese, ma Danièle Gerkens ha creato veramente una bella trama in un articolo di una facciata su Elle di fine ottobre. Lei è riuscita a costruire una trama completa e robusta su una rivista non di cucina. Sì, mi ha messo voglia di un banana bread. Vedi di fare lo stesso.






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Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

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