Instagram, il food styling e l'arte di raccontare storie con il cibo e le foto

La fotografia di food classica contiene dei meccanismi narrativi anche se sottotraccia. E le foto di food su Instagram? Ecco alcuni account che raccontano storie con il cibo.

Sinora abbiamo parlato di come fare food storytelling con l'illustrazione, con il cinema e anche con la letteratura,  sempre però come alternativa alla fotografia di food, che è stata da sempre il mezzo più naturale per raccontare il cibo.
 

Raccontare o illustrare il cibo?

Le foto di ricette in sé non sono una gran narrazione, è vero. Per molti è solo il corredo illustrato del testo. Peraltro, lo straordinario senso di immediatezza della fotografia dà l'illusione di riportare la realtà così com'è, senza filtri, quasi che un fotografo si sia imbattuto per caso in un piatto di pasta perfetto, lasciato su un bel tavolo per coincidenza fortuita. Non è così, ovviamente: ogni dettaglio è frutto di una scelta, e il fatto che questo non si percepisca è semplicemente perché il lavoro è stato fatto bene. Le foto di food sono costruite in studio di proposito per creare un preciso tipo di immagine.
 

Tweet: yourbrand.campLe foto food sono costruite in studio per creare un'immagine precisa

#FoodStorytelling #YBC @Roberta_Deiana  

 

 

Quindi sì, le foto indubbiamente illustrano  il risultato; ma la serie di scelte che ci stanno dietro contengono un potenziale narrativo. La storia che una foto di food racconta si può riassumere in: “Oggi X ha cucinato Y, perché è [inserire periodo dell'anno] e ha voglia di [inserire motivazione]”. A volte c'è anche una collocazione geografica, che potrebbe suonare come “Ah, siamo in [inserire regione, preferibilmente fascinosa] per questo mangiamo [inserire cibo appetitoso].”

Il team che ci lavora (almeno fotografo e food stylist, che poi è il mio lavoro) sceglie in quale spazio-tempo collocare quel determinato piatto. Ma è un mondo che non esiste davvero; o meglio esiste solo dentro quel racconto. La qualità della luce, i materiali, i colori di piatti e tovagliato (detti anche props) sono gli elementi di questa narrazione non scritta: bastano rami d'abete abete e nastri rossi, ed è subito Natale anche se stiamo scattando in pieno agosto; i toni di grigio e la luce fredda fanno subito Scandinavia, due rami di lavanda e c'è già odore di Provenza.
 

Tweet: yourbrand.campLuci, materiali, props: gli elementi di una narrazione non scritta

#FoodStorytelling #YBC @Roberta_Deiana  

 


Il cibo in foto è una evocazione sensoriale dentro un contesto narrativo, seppur blando. Da qualche parte qualcuno ha cucinato un piatto che è caldo o freddo, prevalentemente morbido o croccante, dolce o salato: sono sensazioni tattili e di gusto che vengono raccontate attraverso la vista: per questo parlo di evocazione.

 

Tweet: yourbrand.campIl cibo in foto è un'evocazione sensoriale dentro un contesto narrativo

#FoodStorytelling #YBC @Roberta_Deiana  

 


Ogni foto è frutto di scelte, e crea un racconto che, va detto, è ogni volta uno dei tanti possibili.


Storie di cibo su Instagram

Su Instagram, il principale social network per la condivisione di immagini, il cibo è molto popolare. In generale è il racconto spontaneo, o sedicente tale, della vita degli instagrammers. Qualcosa tipo: hey, sono qui e sto mangiando questo. In realtà è narrazione anche questa, specie in quelli più consapevoli, ma rientra più nella narrazione generale di sé che non in quella specifica del cibo. Il contesto è l'account e la personalità di chi c'è dietro, raccontata attraverso frammenti di vita, cibo incluso.

Ci sono però alcuni Instagrammer che raccontano storie quasi esclusivamente attraverso il cibo. Qui segnalo alcuni di quelli che io trovo più interessanti.
 

Gothic

Cristine McConnel è un'artista-designer-pasticcera e modella, con uno spiccato gusto gotico, e le sue torte a forma di mostri sono stupefacenti per finezza di dettaglio. Sono anche inquietanti, come le piccole storie cupe che raccontano: torte che sembrano riti voodoo, uccellini intrappolati dentro il pasticcio, alien pronti a colpire. Sono anche frammenti del suo mondo, una relatà parallela che è già una storia ricca e complessa.             

 

                                                                                                                   Christine McConnell       


Cute

Questi sono piatti che raccontano delle storie anche in senso letterale. Sono spesso mamme, ingegnose e dotate di una mano straordinariamente felice, che creano ricette che sono storie: personaggi dei cartoni, scenari, buffi animali... questi piatti si possono sia mangiare che raccontare. Belli e tecnicamente notevoli sono Bento Monster  e Jacobs Food Diaries, più casereccio ma altrettanto efficace è Lee Samantha.
 

Tweet: yourbrand.campI piatti raccontano delle storie anche in senso letterale

#FoodStorytelling #YBC @Roberta_Deiana  

 

 

Funny

Qui il cibo racconta storie divertenti. Chef Jaques la Merde è un improbabile pseudonimo dietro cui si nasconde uno chef americano che prepara piatti stilossisimi, apparentemente di alta cucina. Leggendo la ricetta, però, si scopre immancabilmente che tutti gli ingredienti sono junk food e fast food. L'effetto è tutto nella narrazione alta di qualcosa considerato scadente, e lo scarto tra i due livelli crea l'effetto umoristico irresistibile.

Arty

Il mezzo si presta anche ai concept artistici: Bernulia utilizza il cibo per disegnare immagini con il caffè, il miele, il succo di pomodoro, e il disegno si fonde con l'elemento gastronomico, creando delle immagini surreali, piccole storie sempre molto immaginifiche e fascinose.
Interessante è anche De Happy 5 Mama, fruit artist che crea bellissime composizioni con la frutta, da sole, o aggiunte in postproduzione al ritratto della figlia a mo' di collane e tiare: un racconto che sa di esotico e di sole. Sullo sfondo, una storia nella storia: la figlia è guarita da una grave malattia proprio con una dieta a base di frutta.

 

 

 

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Roberta Deiana

Foodie amante del web, viaggiatrice appassionata di comunicazione efficace e storytelling, scrittrice social, food stylist 2.0, quando non scrive fa esperimenti creativi. Ama il pensiero laterale, lo humour inglese e il fact checking.

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