Oltre la Madeleine. 6 storie di cibo che puoi anche cucinare (parte 1)

Si possono usare le ricette in letteratura? Se sì, come? L'esempio di 6 romanzi d'autore sul loro utilizzo nella narrazione letteraria.

 

 

Nella nostra esplorazione del food storytelling abbiamo visto come si possano raccontare storie di cibo con modalità e linguaggi creativi, per esempio con la  musica rap, con l'illustrazione e con il cinema. Oggi approfondiamo le possibilità che ci offre lo storytelling per eccellenza: la narrazione letteraria.

La narrativa food potrebbe sembrare un trend recente legato all'immensa popolarità delle tematiche gastronomiche di questi ultimi anni. È vero solo in parte.

Da un lato, il cibo è sempre stato presente in letteratura. Dal fertile mediterraneo di Omero al paese di Bengodi di Boccaccio; dalle taverne di Shakespeare ai banchetti di Cervantes; dai proverbiali pasti di Gargantua e Pantagruel in Rabelais allo champagne fedifrago della Bovary in Flaubert; dalla madeleine di Proust, ai tè di Alice con il Cappellaio Matto in Carroll, alla festa mobile di Hemingway, tutti i più grandi autori non hanno mai avuto timidezze a inserire pietanze e bevande nelle loro opere.

 

Tweet: yourbrand.campIl cibo è sempre stato presente in letteratura: da Omero a Hemingway

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Il food novel: lo storytelling food per eccellenza?

Tuttavia, il romanzo con tematiche prettamente gastronomiche, o food novel, è recente: si data a fine anni '80. Si tratta ovviamente di un'etichetta con molti limiti, come tutte le etichette, e alcune eccezioni: primo tra tutti Alta cucina (1938), il giallo di Rex Stout che verte su una ricetta segreta e l'omicidio di uno chef. Più recente e molto influente il bel racconto di Karen Blixen, Il pranzo di Babette (1950); notevoli anche Gabriella, garofano e cannella (1958) e Dona Flor e i suoi due mariti (1966) di Jorge Amado.  Se per Stout la tematica gastronomica è poco più di un'ambientazione, per quanto ben realizzata, per la Blixen e Amado serve scopi ben precisi: per la prima è una metafora della creazione artistica, per il secondo caratterizza la sensualità delle sue protagoniste.

 

 

Precorsi da Affari di cuore di Nora Ephron (1983), tra il 1987 e il 1989 sono stati pubblicati i due libri che hanno dato il là al genere: Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle stop di Fannie Flagg e soprattutto Come l'acqua per il cioccolato, di Laura Esquivel. Negli anni seguenti sono arrivati La signora del Miele di Fanny Buitrago (1993), La maga delle spezie di Chitra Divakaruni (1997), Chocolat di Johanne Harris (1999), solo per citare i più noti. In mezzo, tutta una serie di romanzi minori, senza contare tutti i libri in cui è stato infilato qualche riferimento gastronomico nel titolo più per ragioni di marketing che di pertinenza alla trama.

 

Storie da cucinare

Nell'ormai vasta biblioteca di romanzi a tema gastronomico, i più interessanti per il nostro focus sul food storytelling sono quelli in cui la narrazione accoglie le ricette che fanno parte della storia. Sì, proprio le ricette vere, quelle strutture rigide e poco creative: molti autori hanno trovato il modo di trasformarle in qualcosa di più che le semplici istruzioni per riprodurre un piatto.

Qui di seguito ho selezionato i romanzi che le hanno sapute usare in modo molto interessante.

 

Tweet: yourbrand.campQuando la narrazione accoglie le ricette che fanno parte della storia

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1) Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti
L'autore riesce ad usare brillantemente le ricette della protagonista, una giovane donna sensuale da poco vedova, per raccontarne i suoi tormenti. Le, poche in verità, ricette presenti sono intessute nella narrazione e rivelano assieme agli ingredienti gli stati d'animo e i turbamenti di Flor.

Il romanzo si apre con una lettera della protagonista all'autore, con il pretesto di dargli la ricetta della torta di puba. Gli incisi della protagonista, mescolati alle istruzioni, seminano indizi su di lei e sulla storia che sta per cominciare, e il lettore è già catturato. Così per tutte le ricette: Amado è riuscito magistralmente a trasformarle in parti della storia. La conseguenza è che ogni volta che il lettore cucina il piatto, non prepara un piatto qualsiasi, ma la ricetta di Dona Flor, e ogni volta può rivere dentro di sé una parte di quella storia, può condividerla con i commensali o con i suoi clienti se cucina per professione. Lo scrittore regala una storia alle sua ricette, pronta da raccontare. E che storia.

 

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(1- continua)

 

 

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Roberta Deiana

Foodie amante del web, viaggiatrice appassionata di comunicazione efficace e storytelling, scrittrice social, food stylist 2.0, quando non scrive fa esperimenti creativi. Ama il pensiero laterale, lo humour inglese e il fact checking.

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