Per il foodwriter in vacanza: letture ed esercizi

Esercizi e sfide per il narratore del cibo che va in vacanza senza per questo perdere il vizio di raccontare e comunicare l’appetito. 

 

Pronta? Penna in mano. Sollevala e...mantieniti in forma anche d’estate. Quando il sole raggiunge lo zenit e la calura è implacabile, ricordati di fare un po’ di storytelling. La narrazione non può andare in vacanza.
L’istinto del comunicatore va tenuto attivo, non si deve assopire.
Scrivi, leggi, twitta, e posta. Un po’ di esercizio ci vuole anche ora che non c’è più una maestra a darci i tanto agognati compiti per le vacanze. Insomma, riposati, svagati, ma non troppo. 
 

Tweet: yourbrand.camp
Ricordati di fare un po’ di #storytelling: la narrazione non può andare in vacanza!

#foodwriting #YBC @rossella76

 

Per chi ha bisogno di un po’ di ispirazione per tuffarsi nell’estate del narratore in vacanza, lascio qui qualche idea. Ti lascio la libertà di scegliere da dove cominciare. Cerca, però, di non voler vincere facile puntando solo agli esercizi col livello di difficoltà basso.

 

Letture da foodwriter sotto l’ombrellone

Livello di difficoltà: basso

Non c’è foodwriter che si rispetti che non dedichi parte del suo tempo a leggere. Sfrutta il ponentino per leggere. Sfogliando quelle pagine potresti imparare qualcosa, annotare qualche passaggio, che per bellezza o contenuto potrebbe tornarti utile in futuro o scoprire un nuovo approccio narrativo. Se sei in cerca di idee di lettura food oriented, ti lascio i miei 5 best:
 

  1. My life in France di Julia Child.
  2. The gastronomical me di MFK Fisher.
  3. More Home Cooking: A Writer Returns to the Kitchen di Laurie Colwin. 
  4. Man Walks into a Pub: A Sociable History of Beer di Pete Brown.
  5. In punta di forchetta di Bee Wilson. Sarà la mia lettura dell’estate 2017.


Storytelling senza il food

Livello di difficoltà: basso

Se non di solo pane vive l’uomo, allora non di solo cibo scrive il foodwriter. Non è una contraddizione. Narrare è un’arte universale. Non ti resta che abbinare al frinire delle cicale il sound delle pagine di un grande libro di narrativa o un libro che ti aiuti a leggere. Se ti serve una breve lista, eccotela:
 

  1. Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.
  2. Addio alle armi di Ernest Hemingway.
  3. Reading like a writer di Francine Prose. L’ho amato alla follia questo libro per nulla pedante.
  4. On writing di Stephen King. Mi attende nella libreria di casa.

 

Colleziona Instragram

Livello di difficoltà: basso

Sì, ti è concesso divertirti con le immagini. Oramai la narrazione online è fatta di parole, ma soprattutto immagini. Hai visto che su Instagram puoi salvare le immagini altrui? E con queste puoi creare delle raccolte?

Grazie a Come fare storytelling dei cocktail ho scoperto il potere di queste raccolte. Con una di queste ho scritto anche un post.
Comincia a creare una raccolta su Instagram, step by step:

  • Scegli un tema
  • Salva le immagini
  • Raccogli le più significative
  • Analizza le immagini. Cosa le distingue? Cosa le accomuna?
  • Analizza le caption. Come il testo si abbina all’immagine può fare la differenza
  • Crea una tua immagine sul tema scelto
  • Con quell’immagine puoi ampliare la narrazione fino a farne un post?

 

Tieni il passo dei post altrui

Livello di difficoltà: medio

Ancora a leggere? Stavolta tocca ai post altrui, quelli dei blogger che ti fanno invidia per la loro bravura. Leggili, gustali ed analizzali. Chi sa scegliere le parole giuste? E perché ti sembrano giuste? Chi trasmette le atmosfere come nessun altro? Chi cura i particolari?

 

Tweet: yourbrand.camp
Gli esercizi di @rossella76 per mantenere in forma il foodwriter che è in te wink

#foodwriting #YBC 

 

Gioca con le lingue

Livello di difficoltà: medio

Conosci una lingua straniera? Non serve che la padroneggi come (spero) l’inglese. Non mi amerai per questo consiglio. Non subito. Leggi un articolo sul cibo in una lingua che non conosci alla perfezione. Nel mio caso è il francese. Leggi, sottolinea, traduci le parole che catturano la tua attenzione.
E’ un esercizio che aiuta anche a tirare fuori parole che abbiamo abbandonato (dopo una certa età succede, mi dicono). Ad ognuna di queste parole ritrovate associane di altre. Crea una mappa mentale per mantenere vivo il tuo vocabolario.

 

Alle origini del foodwriting

Livello di difficoltà: medio

Quanto ne sai della storia del foodwriting? Studia un po’. Non ci sarà un’interrogazione alla fine, tranquillo. Ma scoprire un nome dopo l’altro aiuterà a non sentirsi super eroi solo per il fatto di avere un foodblog. E poi arricchirà la tua biblioteca, stanne certo. Forse ti posso aiutare con Alle origini del foodwriting.
 


Una lista ti salverà

Livello di difficoltà: medio/alto

Odio le liste, ma non dirlo a nessuno, soprattutto ora che ti invito a crearne di tue. Al di là della mia antipatia per loro, devo ammettere che le liste sono utili. Possono nascere un po’ alla volta, una parola al giorno. L’importante è che la lista abbia una sua finalità e centralità.

Comincia con:

  • la lista dei verbi in cucina, ossia di quei verbi che possono essere utili per scrivere una ricetta. Aiutati con i 100 verbi utilizzati da Julia Child e riproposti da Dianne Jacobs;
  • la lista degli aggettivi utili per descrivere o raccontare il cibo. Pensa ai profumi, ai sapori, alle consistenze degli ingredienti e dei cibi.
     

 

Crea il tuo X-ray reading

Livello di difficoltà: medio/alto

E’ tempo di faticare. Hai mai letto The Art of X-Ray Reading di Roy Peter Clark?  E’ un libro che va sorseggiato poco alla volta. Può richiedere mesi finirlo. Ma già dal primo capitolo insegna molto. Non mi aspetto che tu lo legga. L’importante è che tu prenda un bell’articolo sul cibo. Uno di quelli da applausi e studialo dalla struttura alle parole. Non tralasciare nulla. Pensa a tutti gli aspetti narrativi discussi in A lezione di storytelling con l’uovo in mano o in Il cibo diventa personaggio, il foodblogger diventa foodwriter.

Ti manca l’articolo giusto? The Best of Gourmet ti può aiutare.
 


Ricerca e sviluppo

Livello di difficoltà: alto

Ancora un po’ di sudore. Prova ad affinare le tue abilità di ricercatore.
Scegli un cibo o una ricetta. Mettiti al lavoro come se dovessi pubblicare un articolo ad esso dedicato. Poniti quante più domande possibili attorno al tuo tema. Ad ogni quesito deve corrispondere una risposta esaustiva e documentata. Una biblioteca ed il web devono essere i tuoi informatori. Chiaramente non fidarti di loro subito. Verifica ogni informazione.
Per muoverti in questo mare di punti di domande ed affermazioni crea una tua mappa che leghi tra di loro i vari punti. Dalla mappa della tua ricerca estrai una struttura per il post. Infine, scrivi e fammi sapere. Anzi, ultimo sforzo. Scrivi, riposati ed edita. Sii il critico di te stesso, prima di chiedere il parere altrui.
 

 

Migliora un post altrui

Livello di difficoltà: alto

Letto, scritto, analizzato, non ti resta che fare l’editor degli altri.
Cosa ti aspetti di fare? Cosa ti aspetti di imparare?
Leggi e “correggi” secondo il tuo stile. Sottolinea con colori diversi i passaggi che ti sorprendono in positivo, quelli che tu avresti eliminato, perché non ti paiono utili, e quelli che non catturano proprio la tua attenzione. Fai altrettanto con la scelta lessicale. Analizza parole, aggettivi ed avverbi. Nonché poni attenzione alla struttura dell’articolo. Oops, ti sorge qualche domanda o qualcosa non ti convince del tutto? Ricerca e sviluppa come hai imparato dall’esercizio precedente.

Alla fine dovrai arrivare, comunque, ad un tuo post sullo stesso tema, solo che stavolta parte del lavoro sarà già stato fatto. Quanta parte del lavoro scartare o recuperare spetta solo a te deciderlo. Fai attenzione anche al tipo di pubblico a cui si rivolge ogni post che critichi e al tono adottato da chi lo ha scritto. Corrisponde al tuo?

Mi candido ad essere la tua cavia con tre post a tema la “ricetta perfetta”:
 

  1. Crostata
  2. Polenta
  3. Scones

Sentiti libero di migliorare ogni post che incontrerai questa estate.
 

Esercizi finiti. Puoi riposarti.
In caso di bisogno, mi trovi su Twitter, Facebook ed Instagram. Non sono mai sazia di storytelling. 


 

Tweet: yourbrand.camp
Narrare il cibo sotto l’ombrellone: caro #storyteller, ecco gli esercizi per l’estate!

#foodwriting #YBC @rossella76


 


 



 

 

Potrebbero interessarti anche:

Come fare storytelling dei cocktail

Storytelling no limits! Porridge vs. Hamburger: ecco come si raccontano le calorie

Cibo, viaggio e storytelling: errori, tecniche ed esempi

Perfezione vs. credibilità: la sfida del post per la ricetta perfetta

Come recensire un ristorante: cerca, mangia, giudica, scrivi

Il foodblogging nel lungo periodo: domande e pratiche di sopravvivenza

Il cibo diventa personaggio, il foodblogger diventa foodwriter

Food Storytelling: la versione di chi cucina, serve, accoglie e rischia

Storytelling applicato alla birra: dal luppolo al mercato

A lezione di storytelling con l'uovo in mano

La nuova vita del foraggiamento grazie ai social e al Web

I mondi del caffè tra degustazione e comunicazione

Snapchat e la narrazione velocizzata del cibo

Le nicchie del food blogging: istruzioni per la scelta

Raccontare il food waste online: 5 modelli vincenti

Quali sono le competenze del food blogger? All foodblogger are liars?

Piano editoriale, cibi sconosciuti e 6 keyword di separazione

Cibo e scrittura creativa. Qualche idea per scrivere storie con le ricette

Instagram, il food styling e l'arte di raccontare storie con il cibo e le foto

Oltre la Madeleine. 6 storie di cibo che puoi anche cucinare (parte 2)

Oltre la Madeleine. 6 storie di cibo che puoi anche cucinare (parte 1)

46 modi per raccontare gli spaghetti: storie e ricette illustrate

Le caramelle di E.T. Dal product placement allo storytelling

Il racconto del cibo ha nuovi linguaggi: ricette rap

Cibo (anche) per la mente: l'originale storytelling di Chipotle

Che mangino Macaron: lo storytelling accidentale di un pasticcino con pedigree

Cibo da re, anzi da faraoni: realtà e leggenda nello storytelling del grano Kamut

Food and the City: New York e il video storytelling di Food, Curated

Storytelling del crisis management: il caso Domino Pizza

Storytelling delle acque di lusso: esotismo ed esclusività

Alta cucina e storytelling: il caso di Story, ristorante narrativo

Trasparenza e narrazione in guardatustesso.it di Barilla

Le storie che abitano il territorio: l'esperienza di Storie da Vivere - Alto Adige/Südtirol

Il sale rosa dell'Himalaya: uno storytelling da favola

Di cosa parliamo quando parliamo di (food) storytelling

Storytelling, telling stories: la narrazione nel marketing conversazionale

Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

Seguimi su:

   

Altro in questa categoria: « Come fare storytelling dei cocktail