Perfezione vs. credibilità: la sfida del post per la ricetta perfetta

Scrivere il post perfetto per la ricetta perfetta perché lo legga il lettore ideale: è il sogno proibito del foodblogger. Analizzando il sogno si scopre che ...


How to cook the perfect…: il sogno di svelare la ricetta perfetta per la pasta Cacio e Pepe passa per la testa di ogni foodblogger. Poi il blogger apre gli occhi e si rende conto di non essere Felicity Cloake e di non scrivere per The Guardian. Però, potrebbe capitarti di voler osare là dove solo Dissapore manda alla sbaraglio l’aspirante onnisciente di turno. Lo ammetto, ora è il mio turno.

E’ talmente il mio turno che qui raccolgo paturnie e riflessioni attorno alle questioni che potrebbero fare, un giorno, il post perfetto per la ricetta perfetta.
Partiamo da un dato di fatto. Tirando in ballo la parola perfezione si crea una sorta di tempesta perfetta che va, non solo gestita, ma anche affrontata persino scatenandola…al momento perfetto.

 

Gli ingredienti sulla scrivania sono due: il post, la ricetta.
Gli agenti lievitanti da aggiungere sono il lettore e lo scrittore.
La cottura avviene tramite trama e voce narrante. Si rischia di bruciare il tutto con l’ego.

 

Per chi scrivi il post perfetto?

Curioso, eh, cominciare a pensare a chi ti legge. Eppure se la fatica la fa il narratore, il risultato lo decreta il lettore. Proprio lui, quello che forse non andrà mai in cucina, ma che ti dedica tempo leggendoti.

Immaginiamo che tu abbia già risolto la questione di quale sia la ricetta perfetta. Siamo ad un momento successivo: tu che scrivi.

Ti immagino seduto e con la penna in mano. Come ti viene naturale parlare? Vuoi elargire consigli e trucchi, ed eccoti pronto a farti narratore onnisciente. La prima persona è d’uopo. Una certa bonarietà ti viene persino spontanea. Vuoi far credere che non c’è margine d’errore per te.
Et voilà: ecco che scrive il solito secchione!

Ricorda per chi scrivi.
Non è importante sapere le sue abitudini online, la sua tenuta di lettura, l’età e la provenienza. Pensa all’ego di chi ti legge. Pensa a te quando leggi. Quali “armi letterarie” ti fanno diventare un lettore attento e reattivo?

Insomma, nel post perfetto sei sicuro che il narratore debba essere onnisciente o è meglio lasciare l’onniscienza al lettore?
Dopotutto non scrivi per una tabula rasa. Decisamente aspiri ad un lettore razionale ed emotivo assieme.
E se fosse giusto lasciare spazio alle domande veramente aperte? O giocare col dubbio? Oppure sfidare il lettore? Perché non dire apertamente che la ricetta perfetta non ce l’hai?
 

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Come con la ricetta perfetta il #foodblogger si mette in gioco? 

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Credibilità e dubbio

Lasciare libertà al lettore non significa però dargli ogni libertà.

Spetta a te guidarlo attraverso i “mattoni” della ricetta. A te tocca fargli capire perché quel tale ingrediente è importante o come una certa tecnica di impasto possa essersi evoluta nel tempo.
Nulla ti toglie la responsabilità della tua credibilità.
Affidabile e concreta, seppure con qualche licenza poetica, così deve essere (per me) l’autrice del post perfetto per la ricetta perfetta.
A supporto della credibilità ci deve stare anche l’abilità nel far apparire facile, o almeno relativamente facile, ogni ricetta. Se conosci la ricetta, sai anche i passaggi cruciali che vanno resi semplici in qualche modo. Un modo che può andare dallo zen allo step by step. Qualche aneddoto può aiutare, ma ricorda “affidabile e concreto”.

 

 

Ai limiti della perfezione di una ricetta

Tu scrivi e sai, o dovresti sapere, come fare la ricetta perfetta.
La perfezione non sta dietro l’angolo. Per sapere cosa fare, un minimo di ricerca la devi fare, perché la ricetta della nonna potrebbe non essere quella perfetta.  Entra in ballo la questione delle fonti di informazioni: internet, libri, cuoche e pasticcieri, mamme e zie, blogger ed esperti scollegati dal web. Un solo guru non basta.

Se c’è da ballare, fallo bene. Verifica ogni informazione, controlla, persino, che quanto scritto da un collega foodblogger sia vero. Vai alla fonte primaria.

Fallo talmente bene da arrivare a confrontare le diverse ricette. Quante versioni di una ricetta tradizionale potrai trovare? Cosa le distinguerà? Qualcuna si assomiglierà? Quale vincerà lo scettro della ricetta perfetta? Le altre che fine faranno? Vanno nascoste sotto lo zerbino?

Dopo cotanta fatica, preso il coraggio a due mani e scelto che ricetta fare, come ti dovrai comportare con le tue fonti?
La ricetta perfetta non sarà mai solo una tua creazione. Quindi posso darti un solo consiglio: citale, meglio se arricchite con un link.

 

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Tutto quello che il post perfetto per la #ricetta perfetta può nascondere

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Perfetto è quel post che...

Dai che ci siamo…quasi. Non rimane che mischiare foodwriting e blogging.

Il post perfetto vorrà le fotografie ed ogni fotografia è bene che si ricolleghi ad un passaggio del tuo post. L’attenzione che dedicherai agli ingredienti si potrebbe tradurre in una loro fotografia. Se ti concentrerai sulla durata perfetta di cottura, perché non mostrare gli effetti di un minuto in più o in meno di cottura con un click? E via discorrendo.

L’occhio vuole la sua parte, oramai, anche per il lettore più intellettualoide. Fai di tutto per fare della fotografia un elemento narrante, meglio ancora se tentatore. Una volta l’ho abbinata ad un invitante The end: “Lo si decora con abbondante zucchero a velo…Sì, ora lo puoi addentare (il panforte).”

Un po’ di attenzione ci vuole anche per la vita reale. Ricordati anche di chi non ha la planetaria. Più banalmente, non tutti hanno l’attrezzatura o gli ingredienti dei tuoi sogni. Proponi alternative, svela sostituzioni e spiega tempi e risultati che queste potranno comportare.

 

Quando il post perfetto non è uno solo

Ci sarebbe anche la questione della noia. Se sforni una ricetta perfetta dopo l’altra, ti toccherà giocare con i toni della narrazione e le trame dei post. Né tu, né il lettore dovreste annoiarvi e scambiarvi reciproca attenzione solo per abitudine.
Su questo aspetto sto lavorando. Mi sto imponendo di leggere racconti, short stories, meglio se scollegate dal cibo. Ho un debole per la mescolanza degli stili, degli approcci. Ogni minestra va guardata con occhi nuovi.

Tu come affronti la “noia”? Come alimenti la tua creatività narrativa?
 

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Ricerca, ego, elementi narranti, dubbi: viaggio al centro del post per la #ricetta perfetta

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Condividere la ricetta perfetta

Dopo il “show don’t tell”, è tempo del “tell and share”. Scattate le fotografie, giocato di trama e d’astuzia, non rimane che mandare online il tutto e condividerlo in maniera altrettanto perfetta. Al di là dei consigli che i veri esperti dei social media ti potranno dare, pensa a cosa vuoi condividere prima del momento in cui la reazione al tuo post comincerà a formarsi online. Lì potrai far sentire ancora e soltanto la tua voce. Poi…il gioco si fa duro.

Hai voluto il lettore onnisciente: prendi spunto dai suoi commenti. Saranno un faro su dove va il suo interesse e non un attacco personale.

 

Esito perfetto del post perfetto per la ricetta perfetta

Siamo alla fine. C’è una questione spinosa ad attenderti.

Ogni post perfetto genera una reazione. Su quella reazione il tuo potere è limitato. Col lettore puoi scherzare, puoi giocare persino col suo (e tuo) ego. Ma reagirà come ti aspetti? Riconoscerà la tua bravura?

In quanto narratore sei responsabile del processo di scrittura. Punto. Ripeto punto.
Il lettore onnisciente è colui che reagisce al tuo lavoro. E’ interessato al risultato e non al processo. Non è come un bravo insegnante che riflette sui compiti che hai fatto. Il lettore, sfidando i migliori editor, coglie subito l’errore (anche solo di battitura), nota immediatamente una lacuna, svela subito la ripetizione, sa subito che non hai citato una fonte tra le mille che hai riportato etc. etc..
E tu, come foodblogger, gli dai il potere di dirlo a tutti  con i commenti.

Non resta che sviluppare un bel pelo sullo stomaco. Non rasarlo mai.
Usa i commenti per imparare e, perché no, per impostare un altro post perfetto. Oppure invita altri lettori, con un tweet, a puntare l’occhio su quell’aspetto imperfetto del tuo post “perfetto”.

Dicono che le tue (mie) castagnole al forno sono dei biscotti? Io twitto così: “#Castagnole al forno: biscotti o tentazione di #Carnevale? http://buff.ly/2ld6v4y  Su @dissapore le dosi per dare una risposta”.

Non sarà un commento a toglierti la passione per la scrittura. Lo dice anche Cheryl Strayed, l’autrice di Wild. Si scrive pensando al lettore, ma non si scrive per la reazione che potrà avere.

 

Perché tanta perfezione

Perché fare un post “perfetto” per la ricetta “perfetta” per il lettore “perfetto”?
La risposta che mi sono data finora ha a che fare con un fenomeno statisticamente non impossibile.

A volte capita che ci sarà chi farà la tua ricetta “imperfetta” nella sua cucina “imperfetta” e sarà perfettamente felice di quello che ha fatto. Sì, esistono i proseliti operosi. Ne ho la prova. Ho giocato sporco con i tortellini in brodo. Ho pensato a chi non li sapeva fare e agli errori in cui poteva incorrere le prime volte. Ci ho talmente pensato che li ho fatti imperfetti. Molti commenti hanno attaccato gli imperfetti tortellini, ma (l’immancabile ma) c’è chi ha fatto i suoi primi tortellini il giorno dopo aver letto il post.

 

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Il narratore onnisciente non fa il post perfetto per la #ricetta perfetta 

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Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

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