Raccontare il food waste online: 5 modelli vincenti

Raccontare il cibo online è una piacevole consuetudine, ma cosa succede quando si prova a narrare lo spreco di cibo usando il Web? Ecco 5 esempi vincenti.

 

Narrare il cibo vuol dire narrare anche la nostra quotidianità, il nostro mondo e il mondo che costruiamo attorno a noiNarrare il cibo vuol dire raccontarne anche gli sprechi, gli abusi e soprattutto come evitarli e come fare in modo che qualcuno, nel mondo, ne benefici.

Se infatti siamo abituati ad uno storytelling classico del cibo che passa soprattutto attraverso la fotografia, con Instagram padrone quasi assoluto della scena (e i nuovi ingressi da osservare bene di Snapchat e Stellar) è grazie alle immagini e alla forza che evocano che si può raccontare la spreco del cibo per sensibilizzare all’azione e al problema. Lo fanno bene alcuni account e start up innovative che, con i loro scatti e le loro campagne video, non solo creano awareness ma ridefiniscono, nel loro ambito di appartenenza, la relazione tra uomo e cibo.
 

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Le immagini e la loro forza possono servire anche per raccontare lo spreco del cibo.

#FoodStorytelling #YBC @LaCuochina


Il racconto dello spreco

Raccontare il cibo è in qualche modo semplice se sai cosa vuoi raccontare: il fotografo sceglie cosa mostrare, cosa narrare con la sua foto e soprattutto che pubblico raggiungere, quello stesso pubblico che percepirà come emozionante, per qualsivoglia ragione, la foto che sta guardando.
Raccontare lo spreco di cibo significa invece porsi due quesiti:
1. Che immagine voglio dare di ciò che sto raccontando? Che sensazioni voglio evocare?
2. Che tipo di audience voglio raggiungere?

Alla prima domanda la risposta potrebbe essere semplice e veloce: voglio far vedere il brutto dello spreco, cosa genera, che tipo di mondo crea. Voglio far paura, mettere in crisi, terrorizzare. Voglio che chi guarda la mia foto o il mio video abbia la percezione di sé e del mondo che lo circonda come di un posto da salvaguardare prima che sia troppo tardi.
La seconda è figlia della prima: voglio raggiungere tutti e voglio farlo in maniera sensazionalistica, voglio sbattere loro davanti una realtà che stanno contribuendo a creare. 

Siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta? C’è chi, nel mondo, ha deciso di raccontare storie.

Share My Dabba

Share My Dabba, un’associazione che si occupa di promuovere la distribuzione di cibo che andrebbe altrimenti sprecato tra i poveri di Mumbai riponendolo dentro un “dabba”, un contenitore in alluminio, ha scelto la strada dei video. L’associazione ha voluto raccontare delle storie per mostrare come possa essere il singolo essere umano a cambiare atteggiamento per far in modo che il problema del “food waste” venga percepito in maniera diversa: nessuna immagine particolarmente scioccante ma una serie di immagini che, messe insieme, rendono l’osservatore completamente partecipe di cosa si sta cercando di narrare e perché.
 

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Lo storytelling legato al food waste ridefinisce i modelli comunicativi.

#FoodStorytelling #foodblogging #YBC @LaCuochina


In un video diffuso durante il World Food Day viene così raccontata la storia di due bambini indiani che, a corto di cibo, si riempiono la pancia di storie da inventare. L’invito all’azione? Condividiamo tutti le nostre storie con questi bambini e siccome per noi le storie sono il cibo che mangiamo, condividiamole e condividiamo il cibo che butteremmo per permettere a tutti di riempire di storie di cibo i loro stomaci. Un messaggio forte ma attenuato dalle immagini, dal tone of voice utilizzato, da uno storytelling ragionato, non sensazionalistico e mai eccessivo. Sei tu che, alla fine del video, vai al messaggio e non è mai il messaggio che, fortissimo, viene da te.



 

#ServeUpLove

Ancora di video parliamo per lo storytelling creato dalla campagna #ServeUpLove: la storia racconta di un bambino che distribuisce il suo cibo a scuola tra i bambini che non ne hanno. Storia banale, diremo noi, ma a fare la differenza è stato l’hashtag scelto per diffondere l’iniziativa. Nulla a che vedere con fame, povertà, spreco di cibo ma la voglia di servire amore laddove amore è il cibo. Lo scopo è chiaro: raccontare come i piccoli gesti possano cambiare la vita di qualcuno, piccoli gesti da servire con amore. Un hashtag così potente che ha reso virale la campagna permettendo di raggiungere anche quel target che sarebbe potuto scappare di fronte all’ennesima campagna contro la fame nel mondo.

 



 

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L'uso di un hashtag potente definisce il racconto del food waste online.

#FoodStorytelling #foodblogging #YBC @LaCuochina


FoodCloud

Diverso approccio quello di FoodCloud, una start up irlandese che distribuisce il cibo non venduto dai supermercati alle organizzazioni di beneficenza e che invece di puntare il dito contro chi spreca ha deciso, sui social, di dare un volto a chi aiuta: spazio quindi ai volontari, ai supermercati e le persone coinvolte e a chi sceglie di donare del tempo, anche una tantum, per lo sviluppo di questa attività. Il risultato? Oggi FoodCloud lavora con oltre 387 organizzazioni, con tutti i maggiori retailers irlandesi e sta ricevendo un incremento nelle domande di volontariato pari a 150%.
 


 

ShareTheMeal

Stesso approccio quello di ShareTheMeal, l’app sviluppata dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite che permette di donare 40 centesimi di euro per sfamare un bambino per un giorno. ShareTheMeal è anche un hashtag ma è soprattutto, ancora una volta, la narrazione di chi sta rendendo possibile questo: non far vedere il problema ma raccontare invece chi sta beneficiando del progetto.


 

Love Food Hate Waste

Love Food Hate Waste è invece dedicato a chi, a casa, spreca cibo perché non sa usare bene le risorse a propria disposizione: sulla pagina Facebook lo staff posta consigli su come evitare lo spreco di cibo in casa, come usare quello che abbiamo e come riciclare quello che ci sembra inutile. Il risultato? Una crescita nell’interesse dei retailer e della gente comune nei confronti del problema dello spreco, partnership importanti con tv e supermercati inglesi e lo sviluppo di servizi supplementari che aiutano nella gestione del cibo in casa.


 


Veruska Anconitano

Food Writer/Blogger e Online Marketing Consultant per aziende, destinazioni e brand su mercato italiano ma soprattutto internazionale. Difficilmente la trovate nello stesso posto perché prendere un aereo, per lei, è come lavarsi i denti la mattina. Ha la tendenza ad essere ironica e autoironica, cosa che potrebbe infastidire e non poco.

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