Storytelling applicato alla birra: dal luppolo al mercato

Esperienze di storytelling applicato alla birra. La birra non nasce dal nulla. Il suo ecosistema va raccontato al pari della persistenza della schiuma. 

 

Scrivere di birra appare come un sogno. Che difficoltà ci sarà mai nel raccontare che quella birra chiara ti è piaciuta? Peccato che nulla sia semplice come appaia.

Applicare lo storytelling alla pinta (e pure al teku) è qualcosa che supera i gusti personali e che richiede l’attitudine a voler comprendere come la tanto agognata birra rientri nella più ampia cultura del bere. Sì, la tua birra non nasce dal nulla, è parte di un ecosistema che va raccontato al pari della persistenza della schiuma.

Fedele a questa filosofia ho individuato alcune esperienze di storytelling applicato alla birra da usare per sfidarci a dare veramente voce alla birra. Post, libri, riviste, newsletter, fotografia e design: cosa ho dimenticato nel fermentatore?

 

La birra è umana 

Le storie della birra passano attraverso le persone. Prendi l’esempio di Jeppe Jarnit-Bjergso e  Mikkel Borg Bjergso e lascia raccontare le birre di Mikkeller ed Evil Twin a Jonah Weiner per scoprire che A Fight Is Brewing.

 

La birra dalla terra a Facebook

Hai ripassato gli ingredienti della birra? Orzo e luppolo sono i primi che dovrebbero venirti alla mente. Dimmi com’è fatto il luppolo? Forse una semplice galleria di fotografie su Facebook che riprenda passo passo la raccolta di luppolo a Zatek nella Repubblica Ceca potrebbe aiutarti. Ecco spiegata la scelta editoriale del gruppo French Beer Geek.

Se poi vuoi diventare un esperto di luppolo in meno di 5 minuti, Rogue ti da qualche dritta. Tutto il blog di Rogue Ales & Spirits merita un occhio d’attenzione.
Il luppolo è una scusa, qui ti si vuole dire che anche la birra ha degli ingredienti che possono essere raccontati.

 

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Dimmi com’è fatto il luppolo? Esperienze di storytelling della birra.

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Oltre il Belgio c’è di più

Non nascondiamoci dietro una foglia di luppolo. Anche i più beer geek prima hanno creduto che la birra fosse solo amara, poi hanno provato le birre belghe e subito dopo…Beh, il seguito lo sappiamo.

Ma oltre il Belgio c’è di più, così Manuele Colonna in Birra in Franconia raccoglie i suoi appunti di viaggio con lo Steinkrug (boccale di ceramica) in mano. E’ un bell’esempio di come scrivere richieda, prima della penna, di aver qualcosa da dire e Colonna ha molto da dire. Sì, avrai voglia di Franconia e del suo mondo fatto così: “ogni villaggio una birra, una famiglia che la produce e la serve, una storia da raccontare, clienti che per generazioni sono seduti allo stesso tavolo”.

Per continuare a vivere questo percorso esistenziale che passa per il Belgio e va oltre mi è impossibile non citare La birra non esiste. Nel dubbio però la beviamo e leggiamo Kuaska, o Lorenzo Dabove. E’il modo migliore anche per affrontare il complicato confronto tra birre industriali e birre artigianali.
 

Le regole del mercato della birra

La birra è un bene di consumo, il che vuol dire, in una società consumista, che è un mercato. AB Inbev lo sa bene.

Ammetto che appena ho letto la notizia che Birra del Borgo era finita nell’universo di AB Inbev sono andata su Cronache di Birra per verificare, sapere e scoprire. Qui ho trovato birra per le mie papille con un post completo fin dal titolo che recita AB Inbev acquista Birra del Borgo: ecco perché non è una notizia “normale”.

Mentre, per scoprire la più lunga diatriba legale della storia attorno ad un marchio, ti lascio alla penna ironica e fluida di Pete Brown. In Three Sheets to the Wind scopri come il marchio Budweisen sia conteso tra Budvar e Anheuser-Busch.

 

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Quanto storytelling per raccontare la birra e il suo mercato.

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Beer & Food blogging

Meglio sola che mal accompagnata? Vale anche per la birra?

The Beeroness non si pone il problema. Da anni oramai cerca di combinare le sue passioni: birra artigianali e cibo. Sfrutta la birra sia come ingrediente che come accompagnamento. Alcune ricette saranno ridondanti, però Jackie Dood ha una costanza e una varietà di proposte che merita di essere riconosciuta. Un altro esempio, sempre al femminile, di beer & food blogging è Cooking and Beer. Anche se questo mondo fatto di abbinamenti rimane un mondo digitale da esplorare e popolare meglio.

Tornando un attimo in Belgio, segnalo la rivista Belgian Beer & Food. Lo spazio riservato al Food pare più ridotto rispetto a quello assegnato alla Beer, però tra contenuti e beer writer che popolano le pagine è un’esperienza da seguire.

In caso di estremo bisogno, non mancano le infografiche per un abbinamento veloce tra birra e dolci o tra birra e persino zuppa. Così come Lucky Peach non poteva esimersi dal segnalare 11 modi di utilizzare la birra (si parla di cocktail).
 

La birra social

Dalla Social Beer a Fermentazioni, dal Biarritz Beer Festival al Great British Beer Festival: la birra non ce la fa proprio a star ferma e a farti stare a casa da solo. Pete Brown ha ragione a dedicare un libro alla storia sociale della birra (Man Walks into a Pub) e ad affermare che il pub è il luogo dove realmente avviene la vita. Questo spiega il proliferare di occasioni di incontro. Bell’esempio di beer writing applicato agli incontri che avvengono nei pub è il libro di Ian Marchant: Pub, Isole, Incontri – Soprattutto pub. Ian ha intrapreso un viaggio per la Gran Bretagna, da sud a nord, avendo come uniche tappe i pub.

 

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La birra non nasce dal nulla, va raccontata.

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Il migliore profilo della birra

Instagram fermenta di fotografie di e sulla birra. Non a caso Craft Beer individua 10 beertographers da seguire ed elargisce consigli su come diventare un fotografo della birra.
L’occhio, poi, vuole la sua parte fin dalla bottiglia. Sentito questo i designer si sono sbizzarriti come si scopre in Oh Beautiful Beer.

 

Birra e newsletter

Non si possono bere tutte le birre, non si possono seguire tutti i produttori e beer writer. Meno male che esistono le newsletter. Trovo al limite dell’imbattibile la newsletter di Michael Kiser, autore di Good Beer Hunting. Non c’è settimana in cui non incuriosisca.

 

Il beer writing e le sue penne

Della serie, non finisce qui. In fatto di beer writing bisogna aggiornarsi costantemente. Non basta conoscere Michael Jackson o Fred Eckhardt, neppure Roger Protz è sufficiente. Eric Asimov mischia birra e vino eppure è il punto di riferimento di molti. Maurizio Maestrelli scende in campo in difesa dell’Italia. Di Cronache di Birra ho già detto. Conferenze e premi, come quello di Saveur, aiutano a scovare le pinte più affabulatrici.

Urge un richiamo. La birra è donna vuoi per storia antica e moderna e vuoi per professionalità come vuole sottolineare la Pink Boot Society. Con la penna in mano c’è Elisabeth Pierre che si può seguire su Facebook e su La Fille de l'Orge. Ma altri esempi non mancano come vorrebbe dimostrare A female with a view.

 

Con questo richiamo alle pari birre, non resta che impostare il proprio racconto della birra.


 

 

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Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

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