Storytelling no limits! Porridge vs. Hamburger: ecco come si raccontano le calorie

Ogni cibo merita di essere raccontato. Come fare storytelling di un hamburger imparando dall’avocado? Lo champagne ha qualcosa da imparare dal burro di arachidi? 


A volte siamo messi alla prova. Succede anche nel magico mondo dello storytelling del cibo. Non tutto ha il sapore della torta della nonna. Dopotutto non è detto che ogni nonna sappia cucinare.

 

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Rassegniamoci, non tutto ha il sapore della torta della nonna (e non tutte le nonne sanno cucinare!)

#YBC @rossella76



A volte succede di scovare un volto buono anche nel temuto junk food o in ingredienti bistrattati, lontani dall’idea comune di cibo sano.
Se il cattivo esiste ci sarà un perché. Giocare con quel perché, può aiutarci a fare con lui un buon storytelling?

 

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Se il cibo "cattivo" esiste, ci sarà un perché! Si può fare comunque un buon #storytelling?

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Questo è un post provocatorio che mette a confronto la narrazione del cibo, applicato ai buoni e ai cattivi cibi. L’obiettivo è affinare l’abilità e le tecniche che stanno alla base dello storytelling. Basta esaltare i semi di chia. Basta nascondere che pochi sanno dire di no alle chips.

 

Porridge vs. Hamburger

Fino a 26grains non ho mai dedicato particolare attenzione al porridge. Quella poltiglia! Alex Hely-Hutchinson ha fatto molto di più di Anni Kravi. Quest’ultima ha un’abilità senza pari nel valorizzare su Instagram –@anniskk- la beltà del porridge tanto da consigliare nel suo libro di pensare ad un piatto come un mandala. Non si perde in molte parole Anni, il suo strumento di comunicazione è l’immagine.

Anche Alex ha scritto un libro, ma prima ha aperto un locale dedicato interamente al porridge. Nel suo libro lascia più spazio alle parole che alle immagini. Inizia con “Ognuno ha una storia legata al porridge” e basta questo a farti sfogliare con una calma, al limite dello zen, un libro di oltre 250 pagine dedicate a tutti i volti del porridge, volti che nascono da grani (grains) diversi. Se un porridge d’orzo con composta salata di pere potrebbe non stupire, altrettanto non si può dire di un porridge di segale e birra servito abbinato a uova, mostarda e cipolla. Alex concorda e comincia a spiegare come farlo: "segale e birra sono ingredienti deliziosi da soli, assieme diventano gagliardi” e conclude “immagina poi se servi questo piatto con un Bloody Mary".

Insomma, il cibo sano si può raccontare attraverso la bellezza, come fa Anni Kravi, o ponendolo al centro del proprio mondo, come dimostra Alex Hely-Hutchinson attraverso il negozio, il libro ed il profilo Instagram. Mentre su Twitter @26grains è focalizzato principalmente sul locale e le reazioni di chi lo frequenta.

 

E ora passiamo al cattivo. Distante anni luce dal porridge, c’è il classico hamburger. Banale affidarsi all’hashtag #PornBurger. Lo storytelling può fare di più senza, per forza di cose, cadere nel gourmet burger. Lo dimostra Spike Mendelsohn con l’Uncle D’s Chili and Cheddar Burger su Leite’s Culinaria. Gioca con la memoria per agganciarti alla ricetta: “Il mio prozio D. era un tizio pieno di stoffa. Non si trovano più ragazzi del genere in giro. Era un buffone vecchio stampo che sapeva divertire tutta la famiglia con le abilità da commediante nato. Lui ed il nonno erano dei grandi amici. Nel 1944 lavoravano assieme nel ristorante del mio bisnonno il Paul's Sandwich Shop, a Montreal e preparavano questo indimenticabile e piccante burger. Un cibo da veri uomini”.

 

Insalata vs. Patatine

Dopo un hamburger cosa vuoi? Una bella insalata o delle patatine fritte? Non c’è bisogno di rispondere in tutta sincerità. In fatto di storytelling si coglie appieno quanto è difficile legittimare le patatine, non appena si richiama alla mente l’esperienza di Cracco con San Carlo. Se Amica Chips ha puntato sull’ironia dell’allusione con Rocco Siffredi, San Carlo ha fatto qualcosa di ben più azzardato. Cracco è stato associato a delle ricette di alta cucina a base di patatine. Certo, si è fermato al finger food, ma ha spiegato il processo di nascita delle ricette adottando termini e tecniche usualmente destinate a cibi più nobili e meno da divano.

 

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Cosa ci ha visto Cracco in una patatina fritta: junk food che sublima ad alta cucina

#foodwriting #YBC @rossella76



La patatina è diventata un letto su cui poggiare ingredienti che si abbinano per forma, colore e sapore. Così in una patatina Cracco ha visto una bruschetta con pomodoro, arancia e sedano, mentre tre patatine sono diventate un millefoglie con baccalà mantecato. E’ giunto ad abbinarci anche il foie gras o il salmone “perché è un pesce grasso che con la sua morbidezza e il suo sapore pieno contrasta la sapidità e la croccantezza della patata”. Insomma, un bell’esempio di come imparare l’arte e metterla da parte.

 

Tutto, invece, è più facile con un’insalata di valeriana con avocado, champignon e noci in vinaigrette di patate soprattutto se si è VanigliaCooking. Lei non fa altro che prendere il menù d'amour di Aurélie legandolo al momento che vive (nel caso specifico la temuta, culinariamente parlando, Quaresima). Subito ti domanderai chi è Aurélie e perché VanigliaCooking, alias Rossella Venezia, stia facendo, non da sola, il suo menu. In un attimo lo storytelling di un post con ricetta diventa strumento per scoprire meglio il sito navigando alla ricerca di Aurélie. Due piccioni con una fava, grazie al potere del narrare.

 

Champagne vs. Birra

Hamburger, patatine e ...Una birra non sarebbe male. E non è male neppure lo storytelling che si fa di lei. Eppure non ha quel glamour delle bollicine francesi. La birra, svuotata dell’appellativo artigianale, soccombe in un attimo davanti al metodo champenoise. Basta un rutto di Homer Simpson ed il gioco è fatto. Se si è @birraperoni su Twitter, l’ironia aiuta a resistere imparando a giocare tra agnelli di Pasqua e birra crudista o sfruttando l’abbinata pizza e birra anche in assenza di glutine. Molto si è detto nel post dedicato allo storytelling applicato alla birra, qui concentriamoci sula fatica di stappare, per un pubblico social, un Veuve Clicquot. Sì, anche per i prodotti di lusso lo storytelling non è immediato.

 

L’Huffington Post ha cercato di legare mito, rito e storytelling dello champagne, ma soltanto a parole. Con Hashtagify.me risolviamo poco, dato che il Top Influencer in fatto di champagne è Mariah Carey. Questo non fa altro che confermare la tendenza a fare di un vino pregiato un riflesso del lusso ostentato. Un profilo Instagram su tutti è quello dell’Armand De Brignac.
Ogni immagine sembra dire “conta averlo, non conta cos’è”.


Più sfaccettato, invece, è il messaggio del profilo del vero Dom Pérignon. Quello che dice è: più che lusso, stile; più che ostentazione, soddisfazione personale; più che esagerazione, calmo godimento dell’attimo. E’ una sorta di carpe diem a misura della maison ideale di chi ha o di chi sogna una bottiglia di champagne.

Consiglio di scoprire Veuve Clicquot su Instagram. Mi riferisco alla pagina internazionale, quella italiana ha al momento un adattamento non all’altezza di quello che viene offerto al resto del globo. Mi riferisco ai post come questo. Non dico altro, clicca.


 

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Storytelling no limits: dal burro d’arachidi di @pane_burro a @VeuveClicquot

#foodwriting #YBC @rossella76

 

Avocado vs. Burro d'arachidi

Non resta che concludere con due evergreen: avocado e il burro d’arachidi. Oramai l’avocado non è il trend topic dell’anno. The Avocado Show non se ne fa un problema. Su Instagram usa l’avocado anche per comunicare quando è chiuso. Mentre gioca con il foodstyle quando presenta The Avo Rose con humus: sfondo grigio, piatto rosa, fetta di pane colma di hummus e decorata con viole del pensiero e germogli. Nulla è fuori posto.
 

Ti vergogni, invece, a parlare di burro d’arachidi? Chiamalo salsa di arachidi e prepara un satay chicken. Io semplifico, ma l’abilità sta anche nel tagliuzzare ricordi, condirli in cucine esotiche e sfruttando un ingrediente “banale” quale il burro d’arachidi. Pane&Burro ci riesce benissimo.
E ci riesce anche con la torta della domenica, quando suggerisce un banana bread con burro d’arachidi e sciroppo d’acero dove “il gusto delle banane è molto mitigato da quello del burro di arachidi il quale, pur essendo presente in quantità abbastanza considerevole, si avverte appena sul risultato finale, come un retrogusto appena percepibile. E lo sciroppo d'acero.. parliamone…Con quel suo gustino leggermente caramellato, dolce ma non eccessivamente, perfetto sui pan cakes, nello yogurt, su una fetta di pane tostato con un velo di burro…” .

 

La bontà dello storytelling del cibo

Ora dimmi: qual è quel cibo cattivo col quale non si riesce proprio a fare un buon storytelling?
Se ti suggerissi uno spezzatino di scimmia con arachide?
No, non hai letto male. Ho qui davanti a me Tredici ricette per vari disgusti. Vietato Vietare. Temo che non figuri in molte librerie, eppure è opera dell’impareggiabile Luigi Veronelli, da cui puoi intuire che anche in questo caso estremo c’è spazio per la narrazione. Lo dico, nonostante il ragù di dromedario non mi abbia convinto del tutto per via della carne “molto gustosa che è solo un po’ tigliosa, a causa di lunghe fibre muscolari. Ha un sapore intermedio tra il manzo e il cavallo, con un tocco (più psicologico che palatale, forse) di deserto e di savana.”

Te lo dico, a riprova del fatto che una buona narrazione, come quella di Veronelli, ha nella sincerità, la sua bontà.

 

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Come narrare ogni cibo dal porridge di @26grains al ragù di dromedario di Veronelli 

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Rossella Di Bidino

Economista e blogger, friulana trapiantata a Roma, ama scrivere e ha un debole per i numeri. Dal 2007 il blog Ma che ti sei mangiato è il suo campo di battaglia fatto di ricette, viaggi, emozioni ed un'ennesima occasione per imparare a comunicare

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