2017: l’Implosione della Fiducia e la responsabilità degli Influencers

Anno nero per la fiducia: scende vertiginosamente la media globale del trust, la credibilità dei media ha raggiunto il suo minimo storico. E se il "Sistema si è rotto", quali sono le conseguenze e come si esce da questa impasse?

 

«Un’Implosione della Fiducia». Con queste sconcertanti parole – lugubri, da tardo Medioevo o da vigilia di una catastrofe nucleare alle porte – riassumeva qualche giorno fa Edelman i risultati del suo annuale report, il «Barometro della Fiducia», sul livello di credito concesso dalla popolazione mondiale per il 2017 a società, politica, economia, istituzioni – al mondo, insomma, cui tutti noi apparteniamo e in cui viviamo.

Un 2017 Edelman Trust Barometer che ci va giù pesante, stavolta. I risultati d’altronde parlano chiaro. Dopo 17 anni di indagini compiute fra decine di migliaia di persone in dozzine di Paesi, circa il loro livello di fiducia nel business, nei media, nel governo e nelle organizzazioni non governative, «per la prima volta lo studio ha riscontrato un declino generale nella fiducia in ogni categoria», commenta l’Harvard Business Review. «In quasi due terzi dei 28 Paesi analizzati, la popolazione non si fida più delle loro azioni, che siano mirate a compiere «ciò che è giusto». La media globale del trust, insomma, sta «sotto il 50%».

 

 

«Anno nero per la fiducia», sintetizza efficacemente anche Il Sole24Ore da noi. Nello specifico, la credibilità dei media ha raggiunto il suo minimo storico in 17 Paesi. Il governo ha deluso le aspettative in 14 Stati. Per non parlare dei CEO: il loro livello di affidabilità sprofonda a -12%, scivolando a un 37% globale: il tasso minimo mai registrato finora. Globalmente, per il 53% l’intero sistema ha fallito la propria missione.

 

 

E se è vero che, in alcuni Paesi come Cina e India, le popolazioni dimostrano di nutrire ancora grandi speranze nei confronti dei governi nazionali (con valori che si attestano, rispettivamente, intorno al 76% e 75%), o altri quali la Germania o il Regno Unito «fresco di Brexit» rispettivamente il 38% e il 36% dei cittadini dichiara di avere ancora fiducia nelle istituzioni, per il resto del mondo o quasi la conclusione è molto semplice. «Il Sistema si è rotto». 

 

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2017: L’Implosione della #Fiducia. Il Sistema si è rotto

#YBC @Raquel75 #InflUTILITY

 

 

 

Le conseguenze? «Ancora sconosciute», sentenzia ancor più apocalittico il report. E quelli noti comunque, di effetti, sono yutt’altro che piacevoli: specie perché ulteriori possibili – probabili – fattori di innesco di un circolo vizioso che, se non fermato con interventi mirati da parte dei soggetti responsabili, cui non si è più disposti a riconoscere affidabilità, non può che aumentare esponenzialmente. Senso d’ingiustizia, mancanza di speranza e confidenza nei confronti di chi ci guida su ognuno dei possibili piani – sociale, economico, politico, mediatico – unite a un desiderio di cambiamento che, se in sé positivo da un lato, rischia di trasfigurarsi in volontà «rivoluzionaria» fine a se stessa, interessata non al «come» del cambiamento ma al cambiamento tout court, qualunque sia «il Nuovo». Con prospettive che vanno dal fenomeno – come si è soliti definirlo, con parola tanto abusata ma efficace - «populismo», a derive anarchiche, autoritarie, dispotiche o persino totalitarie: in politica come nel mondo degli affari, nella società come nell’informazione e dunque – ultimo ma non ultimo – anche nel e con il Digitale, nella e con la Rete, che costituiscono oggi il nostro DNA, le categorie mentali e spazio-temporali attraverso cui noi pensiamo, parliamo, agiamo, ci esprimiamo nelle più diverse forme. 

 


 

 

«Se la fede nel Sistema continuerà a crollare», commentano da Edelman, «i movimenti populisti potrebbero condannarci tutti a un caos incontrollato, con il risorgere di movimenti nazionalistici e dalla retorica divisiva, con seri pericoli per tutti».

Che cosa fare dunque in un mondo che, per due terzi, è «distrusters» - ove la «fiducia nelle Istituzioni è evaporata», nel montare di una «tempesta sempre più potente e imprevedibile»?

 

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Edelman: «La Fiducia è evaporata. Una tempesta sempre più potente e imprevedibile»

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Beh, notare intanto un dato interessante e decisivo: la fiducia come tale, intesa come capacità di «affidarsi», «dare credito a», non è sparita dalla faccia della terra. Ha solo cambiato indirizzo, destinatario. Sorprendentemente, infatti, ma solo in apparenza - di null’altro si tratta che dell’altra faccia della medaglia - il 60% degli intervistati ha dichiarato di fidarsi delle «persone come loro»: di loro pari, Insomma, tanto quanto dei (presunti) esperti tecnici – se non di più. «In questo Paese la gente ne ha abbastanza degli esperti», sentenzia Michael Gove, membro del Parlamento inglese. Le persone si fidano delle persone comuni: quelle, appunto, come loro – non certo dei top manager o di chi ci comanda.

 

 

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Di chi mi fido? Solo delle «persone come me»: persone comuni

#YBC @Raquel75

 

Quelle persone che magari conosciamo direttamente e bene, online e offline, cui ci si può permettere di affidarsi, con cui ha senso ed è anzi auspicabile «correre il rischio» di aprire una «linea di credito» nella Banca con la moneta più importante, la fiducia: dalla mamma all’amica del cuore, dalla nonna al medico di famiglia passando per il barista sotto casa. Così come anche, però, tutte quelle persone che, pur senza una conoscenza diretta, ci rimbalzano innanzi proiettate dai media, dai mezzi di comunicazione e – certo – in particolare dalla Rete, dal Digitale: e che noi ri-conosciamo, avvertiamo a pelle come nostri simili. E magari sono pure già seguiti e considerati degni di stima dal «popolo della Rete»: ognuno nel proprio settore o ambito d’interesse, come professionisti o semplici utenti di Internet e social. 

Queste «persone» appaiono, loro sì, dotate di quei tratti di autenticità, trasparenza, responsabilità, amicizia disinteressata che ci consente di fidarci, affidarci a loro. E se ci danno un consiglio, sappiamo che lo fanno non con secondi fini – politici o economici – da subliminali e miopi intenti «promozionali» o «auto-promozionali», bensì da un solo scopo: aiutare, condividere qualcosa di davvero utile a pro di chi hai di fronte.

 

 

Condividere Esperienze Utili-Per-Te: dire quella «Parola-Utile che Salva» – e ti «salva la vita» – in quanto Ama e Aiuta, che mantiene valida la tesi del Cluetrain Manifesto – i «Mercati» sono, possono e debbono esser ancora «Conversazioni» - ma solo in quanto reinterpreti la Conversazione come Aiuto – come dialogo, colloquio autentico, fondamento partecipato e condiviso che rende il linguaggio imprescindibile sostanza.

Ecco, tutto questo non è forse ciò che sempre, anche in questa rubrica, abbiamo chiamato #HelpMarketing, intendendo con ciò nello specifico l’Influencer Marketing più proficuo?

 

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#HelpMarketing: l’Influencer Marketing più proficuo

#YBC @Raquel75

 

Con particolare riferimento, guarda caso, proprio ai cosiddetti Micro-Influencers: quegli advocates tanto più importanti per i brand – come dimostrato di recente dallo studio Moncler e IBM Watson «I Dati sono Fashion», condotto con la metodologia Personality Insights, e ribadito anche da Bill Carmody su Convince&Convert di Jay Baer, «L’Influencer Marketing più efficace è oggi quello portato avanti dai non-celebrity influencers» - quanto meno riconducibili alla classica figura di VIP & celebrities, dei testimonial di uno spot pubblicitario. Persone, che divengono «personalità», il cui numero di followers non si conta ma si pesa

 

 

Dalla loro, infatti, hanno il saper davvero Aiutare in tutto – dal donarmi un’emozione a «salvarmi la vita» in questa o quella difficoltà – mostrandosi in e con ciò responsabili, autentici, sinceri, affidabili, amici. Esempi per eccellenza, dunque, di ciò che significa condividere esperienze utili, ove l’Aiuto sia scopo primario – e dunque «influenzare», ponendosi in ciò come le migliori leve possibili del marketing

 

La conclusione? Semplice. Non potranno certo esser gli Influencer micro o macro che siano – a risollevare le sorti della fiducia del mondo nel mondo. Edelman stessa rimette a governi e mondo degli affari, media e organizzazioni non governative onori e oneri di porre in essere la sola possibile exit strategy: lavorare con le persone, non per le persone.

Influencer però, in ciascuno di questi settori, possiamo esserlo – e siamo – tutti noi. A ciascuno di noi – Influencers, Micro-Influencers, tutti noi per primi – è affidata la responsabilità di dar il proprio contributo a un Change reale, non dalle pericolose derive, però, ma positivo e proficuo per tutti. Ognuno di noi deve far la propria parte per far sì che la gente riacquisti globalmente fiducia. Facciamo dunque attenzione, noi per primi, a meritarcela sempre questa fiducia.

È ormai, anche per noi, dovere civico e morale, urgenza sociale non più rinviabile, essere esempio di responsabilità e consapevolezza, sincerità, onestà, amicizia disinteressata in ogni nostra attività, parola, azione: esempio di affidabilità.

 

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Ognuno di noi sia esempio di responsabilità e consapevolezza, sincerità e amicizia: di affidabilità

#YBC @Raquel75 #InflUTILITY

 

Inizieremo così noi per primi a «ri-disseminare fiducia»: aiutando e aiutandoci reciprocamente l’un l’altro, per il bene nostro e della società tutta.

 

 

 

 

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Rachele Zinzocchi

Riconosciuta da LinkedIn nella Top 5 dei Most Engaged and Influencer Marketers per l’Italia. #SocialCare Devoted e Utility & YoUtility Devoted, teorizza un nuovo modello di business, un nuovo marketing come Heart-Marketing, Help-Marketing: di cui va predicando con passione il verbo in convegni, workshop, webinar, masterclass, corsi di formazione, docenze e, ancora, articoli, ricerche e libri. Una parola d’ordine - «Vuoi vendere? Aiuta!», Sell? Help!, o in hashtag #SellHelp: «ROI è Responsabilità, Fiducia» - una missione: aiutare aziende e persone ad «aiutare», essere «utili», per avere successo nel business e nella vita. Firma la rubrica settimanale #SocialCare su TechEconomy

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