Aiuto dunque Influenzo (e Vendo)

Il modello di Influencer Marketing che mette l'accento su qualità, utilità e valore: torniamo a parlare di #InflUTILITY con un'amica e voce autorevole, Rachele Zinzocchi. 

 


Premiata da LinkedIn come una delle 5 più influenti marketer, con oltre 10 anni di esperienza nella comunicazione dal giornalismo alle relazioni esterne: la sua expertise è il digital marketing, il social media marketing, innovazione e media. Docente, digital coach e public speaker di Digital Marketing, Social Media Marketing e Digital Media Management. 


«… La notte nera in cui tutte le vacche sono nere».

Così Hegel sintetizzava, con immagine potente, le tesi dei suoi competitors, diremmo oggi. Rei di spacciar definizioni dell’«Assoluto» anni luce lontane dall’unica vera: la sua.Non ho – per ora – la presunzione di Hegel. Mi scuseranno dunque i sempre crescenti portabandiera del cosiddetto «influencer marketing» se esordisco tanto a gamba tesa su un tema così trendy e a molti «caro»: in ogni senso.

Una bagatella provocatoria: ma non casuale. I dati parlano chiaro. Quei pochi accessibili, almeno, in un mercato tanto in ebollizione quanto all’insegna per più versi di confusione, nebbia, fumo. «10.000 dollari al mese» sarebbe il minimo guadagnato da un buon «Instagram Influencer». E si può arrivare fino a 100.000 per profili anche solo di medio livello. E non parliamo dei big. A far la differenza un numeretto: quello dei tuoi follower. Se ne hai «oltre 500.000», sarai gestito da agenzie o PR come un VIP dello show biz. Di quelli che vanno in TV, nel reality trash di tendenza. «È la gente che li vuole». Sì, ma i social non sono TV. Gli «influencer» non sono, o non dovrebbero essere, i ragazzi del GF.

«Dov’è la qualità?», vien da chiedersi, specie guardando le ultime classifiche. Si sa, fenomeni del genere ci sono da sempre. Dai giornalisti «marchettari», presidianti in massa ogni evento o conferenza solo per assaltare i buffet con tanto di doggy bag, o persuasi al confezionamento di «notizie» ad hoc a suon di regali e cesti natalizi, alle case automobilistiche che, già negli anni Sessanta, scontavano ai tassisti certe auto affinché le promuovessero tra i passeggeri.
Soprattutto, però, i «consigli della nonna», della mamma o dell’amica del cuore: veri prototipi dell’influencer. Serve un dottore? C’è il medico di fiducia. Serve un meccanico, un idraulico al volo? «Chiama lui, stesso problema e l’ha risolto subito, ti troverai benissimo».
 

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Il «vero Influencer»? Chi è animato da autentica volontà di esser utile agli altri.

#InflUTILITY #YBC @Raquel75


«Utilità» il fil rouge che caratterizza questi consigli e ne qualifica il valore. «Fiducia», affidabilità, «responsabilità» le keyword che identificano e valorizzano colui che fortunatamente li dà: io mi fido di te, so che sei responsabile - sei un amico, mi vuoi bene o vuoi il mio bene – dunque mi affido a te. Se tu «compri» da Tizio e non da Caio, ti servi di o da X e non Y, ci sarà un perché: e se mi dici di far altrettanto, ti seguo al volo. Mi hai risolto un problema. Mi salvi la vita.

La «nonna» è stata ed è il primo «influencer». E menomale! La sua «customer experience» fa scuola. Il suo «passaparola» è una benedizione. Come la testimonianza dell’«aiuto», dell’«assistenza» concreta e rapida ricevuta al bisogno. «Mamma aveva ragione… Mannaggia a me che non le ho dato retta!».

Ben vengano allora gli «influencer». Intesi però in questo senso: come i portatori dell’endorsement all’inglese, della recommendation che risolve l’emergenza. Un bel fattore di «innesco all’acquisto», al servirsi in generale di questo anziché quello. Le migliori leve del marketing. Le più salde garanzie di successo per Tizio o X rispetto ai competitors: proprio in quanto dettate non da subliminali e miopi intenti promozionali, commerciali, ma da autentica e trasparente volontà di aiutare, condividere qualcosa di davvero utile a pro di chi hai di fronte.

E ben venga anche pagarli – o spendere un po’ di più per Tizio – se necessario: ne vale la pena. È la «Youtility» di Jay Baer, l’«utilità per te»: quella di un marketing «tanto utile che la gente farà la fila alla tua porta». Da noi Flavia Rubino porta avanti la causa della #InflUTILITY, un nuovo Influencer Marketing in senso collaborativo, dove l’influenza del nostro «Tizio» si calcola non sul numero dei suoi fan o follower, dei suoi retweets o reshare, sulla «quantità della popolarità», ma sulla sua qualità, valore, la sua «utilità» per chi lo segue e fruirà dei suoi consigli. E sulla base di questo, e con questa moneta, verrà ripagato. Perché se non c’è nulla di male, di immorale nel compensare il servizio di chi in effetti sta aiutando me a «guadagnare» – in denaro o comunque in risoluzione di un problema – dall’altro abbiamo il dovere di evitare che una simile nuova e decisiva condivisione di ricchezza si faccia mero «mercato delle vacche».  

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Condividi Esperienze «Utili-Per-Te»: tutti ti seguiranno (e ci guadagneranno)!

#InflUTILITY #YBC @Raquel75


Vuoi vendere? Aiuta! Sell? Help! Il ROI su social media, nel «social media marketing» e nel nostro esserci oggi online e non solo, è Responsabilità: è un fatto di «Cuore». Sta nel quanto e quanto a lungo tu – brand o persona – sia responsabile, quanto tu metta in gioco il cuore e tutto te stesso per aiutare, soddisfare al meglio le esigenze del tuo «cliente-amico».

«Sono utile, dunque vendo». Sono in grado di offrirti – o consigliarti, farti consigliare – un prodotto o servizio che davvero ti sia utile in quella tua emergenza ora, piccola o grande? Allora certo mi seguirai, «comprerai» da me, e ben farai. #SellHelp, #SocialCare, per dirla in hashtag: qui la chiave del business oggi. Un «far bene soldi che fa soldi bene», «fare soldi facendo del bene». Fare del bene facendo soldi: fare l’utile con l’utilità.

Marketing del «volontariato», in senso altruistico-egoistico, marketing del cuore verrebbe quasi da chiamare questa nuova forma di promozione di ciò che noi – persone o brand – abbiamo in generale da offrire al mondo oggi. Social Engagement il KPI fondamentale, Customer Experience, Passaparola e Social CRM impeccabili le parole d’ordine. Di queste l’influencer dev’esser limpido e trasparente testimonial, animato da passione, dedizione, «devozione», spirito di servizio verso i propri contatti e la loro utilità.

Condivisione di un’autorevolezza autentica, affidabile, amica, che cresce al crescere della «cura», del «cuore» messo dall’influencer a pro degli altri. Una «influenza» utile in quanto responsabile e che dunque vende: dove insomma guadagnano tutti. Clienti, aziende, certo anche l’influencer: in moltiplicazione esponenziale di popolarità, autorità e occasioni di business. E perché no, di money.

«Fammi innamorare, sarò tuo cliente!». Ma tutto il resto no. È fuffa. Vacche nere in una notte tutta nera: per tutti.

 


Rachele Zinzocchi

Riconosciuta da LinkedIn nella Top 5 dei Most Engaged and Influencer Marketers per l’Italia. #SocialCare Devoted e Utility & YoUtility Devoted, teorizza un nuovo modello di business, un nuovo marketing come Heart-Marketing, Help-Marketing: di cui va predicando con passione il verbo in convegni, workshop, webinar, masterclass, corsi di formazione, docenze e, ancora, articoli, ricerche e libri. Una parola d’ordine - «Vuoi vendere? Aiuta!», Sell? Help!, o in hashtag #SellHelp: «ROI è Responsabilità, Fiducia» - una missione: aiutare aziende e persone ad «aiutare», essere «utili», per avere successo nel business e nella vita. Firma la rubrica settimanale #SocialCare su TechEconomy

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