«Caro influencer, un cane ti seppellirà». O no?

Il vero influencer? Un cane. La carica dei Dogfluencers (Ma non riduciamoci a… influenzar come cani).

 

«Serve gente povera, furba e affamata, senza sentimenti. A volte vinci, a volte perdi, ma continui a combattere. E se vuoi un amico, prendi un cane». Con queste memorabili parole il mitico Gordon Gekko del film cult Wall Street apostrofava il suo giovane allievo Bud Fox.

Michael Douglas e Charlie Sheen palavano di Borsa, speculazioni, di un «denaro che non dorme mai». E proprio in prossimità di contenuti del genere restiamo, guarda caso, se alla parola «amico» sostituiamo, nella frase, quella di… «Influencer».

Ebbene sì. Influencer Marketing, l’ultima tendenza? Quella del Dogfluencer. Vuoi un Influencer? Prendi un cane.

 

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L’ultima tendenza? La #Dogfluencer. Vuoi un Influencer? Prendi un cane.

#InflUTILITY #YBC @Raquel75

 

Forte e… «luciferina» sarebbe qui la tentazione di discutere - non senza ironico sarcasmo, date certe tendenze del mercato, non troppo in linea con i valori che qui condividiamo e che, soprattutto, riteniamo più proficui per raggiungere il successo in ogni campagna e, dunque, anche il sospirato ROI – se ad esser oggi destinato a andar per la maggiore sia… «quel cane di Influencer» o un influencer che sia, a tutti gli effetti, un cane – sì, proprio lui, il nostro amico a quattro zampe. Il migliore amico dell’uomo, come si suol dire: e anche dei brand, parrebbe la conclusione.

«Dogs and stars: The rise of the canine social influencer», titolava giusto l’altro ieri The Globe And Mail, puntando i riflettori su quella che, in effetti, è già una moda da un po’ di tempo. «C’era una volta in cui tutto ciò che ci aspettavamo da un cane era la lealtà, la sua capacità di proteggerci, il suo amore incondizionato. Oggi, invece, ci aspettiamo che venda: detergenti, macchine, qualunque prodotto. Su Instagram, ovviamente».

Ecco così nascere una nuova razza di amici dell’uomo – e delle aziende, appunto – chiamata #Dogfluencers. Se stai pensando che sia una boutade, cara la mia celebrity, ti sbagli di grosso. Ci sta che il tuo amato cagnolino guadagni più di te – o abbia tutte le carte in regola per farlo. Il vero Dogfluencer può vantare già «centinaia di migliaia di followers» e portarsi a casa cifre che oscillano «tra i 2.000 e i 3.500 dollari» per ogni post promosso su social media.

«Quando si fanno campane di Influencer Marketing, i cani possono cavarsela molto meglio degli umani», ha dichiarato senza mezzi termini Matt Meeker, co-founder & CEO di Bark & Co, creatore di BarkBox, la versione «canina» di BirchBox (targettizzato su prodotti di bellezza), società che fornisce tramite servizio di sottoscrizione, in apposito pacco dono, una sorta di «regalo di Natale per cani», con accessori, giochi e premi che faranno felice ogni cagnolino. «La gente non vede un dog influencer e dice “Ecco un cane strumentalizzato a puro fine di marketing”», continua Meeker. «Piuttosto restano rapiti al volo dalla sua tenerezza».

Brand come Swiffer, United Airlines and American Express stanno già portando avanti, in partnership con BarkBox, campagne di Influencer Marketing: e i generale oltre 400 sono già gli account social che Meeker può vantare fra i propri clienti.

Date le premesse, potevano forse i Dogfluencers non aver anch’essi i loro bravi agenti, pronti a rappresentarne al meglio gli interessi? Dog Agency ne è l’esempio sommo. Si tratta della prima agenzia dedicata esclusivamente ad «animal influencers», aperta a New York quest’anno e già più che operativa in partnership con Google, Dyson, 20th Century Fox, Barneys New York, Accor Hotels. «I cani ti coinvolgono sentimentalmente, sul piano dell’emozione», incalza Natasha Koifman, presidente della NKPR, agenzia di PR e gestione di artisti, «e quando si arriva al momento di decidere se acquistare o no un prodotto, a spingere gli esseri umani sono proprio fattori emotivi».

Il fenomeno d’altronde pare ormai più che radicato. Come in principio accennavamo, già da diversi mesi l’attenzione della rete, nonché di stampa e tv, è sempre più centrata su questa forma di Influencer Marketing. Già lo scorso 6 aprile, ad esempio, Il Wall Street Journal dedicava non solo un lungo articolo, ma anche un’interessante video-intervista a Elias Weiss Friedman, creatore di The Dogist, e Loni Edwards, fondatrice di Dog Agency, a proposito del «business crescente di connettere “cani influenti” su social media con i maggiori marketers». Due personaggi, Friedman e la Edwards, che sanno bene di cosa parlano, dato che già Chloe, il bulldog di Loni Edwards, vanta qualcosa come 142.000 followers su Instagram.




 

Ooops… Che sta succedendo? Alcuni giorni fa proprio qui ci chiedevamo se gli influencers «in carne e ossa» non fossero in breve destinati a venir sorpassati, e magari sostituiti, da algoritmi, robot e Intelligenza Artificiale. E ora? Dobbiamo forse preoccuparci anche degli animali anche dei cani?...

E comunque: non sarà forse che qualcosa ci stia sfuggendo di mano?

 

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«Caro influencer, un cane ti seppellirà». O no? #Dogfluencer

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«Il ruolo degli influencers potrebbe, in effetti, perdere di peso», dice senza giri di parole Allan Glanfield, fondatore di Loyal Canine Co., «ma un dolce cagnolino sarà sempre di tendenza».

Ah beh, allora siamo tranquilli.

Glanfield è un appassionato sostenitore del «Dogfluencer Marketing»: col suo Frankie infatti – 13.300 followers all’attivo - ha dato una bella spinta ai suoi affari. «Quando Frankie ha raggiunto i 12mila followers, abbiamo deciso di usarlo a nostro vantaggio», racconta. «Così anche il marchio», Loyal Canine, oltre 6mila followers su Instagram, ne ha beneficiato».

 




Il buon Frankie sembra, in effetti, sapere il fatto suo: 




 

Attenzione: non si tratta nemmeno di un compito facile. «Proprio come vuole il detto “lavorare come un cane”, assai più di un essere umano i dogfluencers richiedono uno sforzo enorme in termini di energie e investimenti per farli arrivare al top».Siamo certi, insomma, che ne valga la pena?

I nostri amici a quattro zampe godono senz’altro di un bel vantaggio competitivo rispetto all’#ArtificialIntelligence di cui parlavamo l’ultima volta. Dalla loro, infatti, hanno l’empatia, tipica anche dell’influencer a mio avviso più autentico: che coltiva ogni giorno le proprie relazioni, i propri contatti in rete, con cura, cuore e spirito di devozione – di cui mi fido e cui mi affido.

«Influenzare» davvero però – persuadere i miei «seguaci» a seguirmi realmente sino in fondo - non si riduce a mero fatto emotivo, quasi irrazionale. Per sempre e sino in fondo, io ti seguirò solo se rapito non dalla semplice emozione del momento, transeunte e potenzialmente evanescente. A convincermi, a farmi tuo sino all’ultimo respiro sarà solo la tua possibile «Utilità-Per-Me» a 360 gradi: il tuo sapermi Aiutare in tuttodal donarmi un’emozione a «salvarmi la vita» in questa o quella difficoltà, dandomi la soluzione ai miei problemi, facendoti in quattro per me o almeno provandoci. Mostrandoti, insomma, responsabile, autentico, trasparente, sincero, affidabile, amico: condividendo esperienze utili, ove l’Aiuto sia scopo primario.

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Potrà un cane arrivar a tanto, con tutto il rispetto verso i nostri amici a quattro zampe? Io penso di no. E comunque vale la pena scommettere su questo «no»: e accogliere la carica dei… 101 Dogfluencers come motivo in più per «Influenzare Aiutando» - Aiutare e così «Influenzare».




 

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Rachele Zinzocchi

Riconosciuta da LinkedIn nella Top 5 dei Most Engaged and Influencer Marketers per l’Italia. #SocialCare Devoted e Utility & YoUtility Devoted, teorizza un nuovo modello di business, un nuovo marketing come Heart-Marketing, Help-Marketing: di cui va predicando con passione il verbo in convegni, workshop, webinar, masterclass, corsi di formazione, docenze e, ancora, articoli, ricerche e libri. Una parola d’ordine - «Vuoi vendere? Aiuta!», Sell? Help!, o in hashtag #SellHelp: «ROI è Responsabilità, Fiducia» - una missione: aiutare aziende e persone ad «aiutare», essere «utili», per avere successo nel business e nella vita. Firma la rubrica settimanale #SocialCare su TechEconomy

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