Influencer Marketing (o relazioni)?

Sugli influencer c’è molta confusione, in rete.  Chi sono? Cosa fanno? A cosa possono essere utili? Il punto è: lo fanno giusto?

 

Esistono gli influencer? Certo, esistono e hanno un ruolo importante, nel vasto panorama della rete, ma sono qualcosa di molto diverso da quello che in troppi vorrebbero farci credere o addirittura comprare. Gli influencer esistono e siamo tutti noi, nessuno escluso. L’essere umano è una macchina progettata per subire l’influenza degli altri, per emularli, per seguire un qualche esempio o leader che li aiuti a prendere una decisione, a imboccare una strada, a fare una determinata scelta.

 

Tutti noi ci riteniamo liberi, indipendenti, forti delle nostre convinzioni. Ma così non è. Tutto quello che noi pensiamo, facciamo o immaginiamo, deriva dall’influenza di qualcosa o di qualcuno. Quasi sempre senza che noi stessi ce ne rendiamo conto. Le nostre opinioni sono tutt’altro che libere e indipendenti e le nostre convinzioni sono il frutto di elaborazioni mentali che partono da qualcosa che abbiamo visto o sentito, o che abbiamo letto su un giornale, un libro o una rivista.

 

Nemmeno i nostri sogni sono completamente liberi, tanto è vero che la psicoanalisi da sempre li utilizza per leggere dentro di noi e per capire meglio chi siamo, quali sono le nostre paure, dove stiamo andando e chi influenza di più le nostre idee.

 

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Gli #influencer esistono e siamo tutti noi, nessuno escluso! 

#InfluencerMarketing #YourBrandCamp @Cla_Gagliardini

 

 

Influencer, cosa sono

Siamo tutti influenzati e tutti influenti, dunque, ma non tutti allo stesso modo, nella stessa misura e verso le stesse persone. Dipende dal rapporto che abbiamo con esse e dal livello di credibilità che abbiamo rispetto a determinati argomenti o tematiche.

 

 

 

Chi come me lavora in rete, ad esempio, è mediamente ritenuto attendibile rispetto a tutto quello che orbita attorno al computer, all’informatica, alla comunicazione. Parzialmente vero. Le mie competenze spaziano tra la comunicazione e il marketing, ma di sicuro non sono uno dei massimi esperti di programmazione o di tecnologia informatica.

 

 

 

Posso consigliare a qualcuno un computer o un tablet? Sicuramente si, ma perché li utilizzo ogni giorno, non perché so come sono fatti o come funzionano. Sono dunque un influencer, rispetto alla tecnologia? Si, lo sono, ma dipende da chi si rivolge a me, dalle sue competenze, dalle sue conoscenze tecniche e dalle sue aspettative.

 

 

 

Sono un influencer, dunque, come tutti noi. Lo sono su tutto quello che conosco, su tutto quello che uso quotidianamente, su quello che mangio, sui luoghi che visito, su quello che indosso, sugli sport che pratico (zero) e su quelli che guardo alla TV (molto di rado).

 

 

 

 

 

Gli Influencer sono strumenti di Marketing?

Sono dunque anche uno strumento di marketing per le aziende? Ecco, qui cade un grossissimo asino. E cade dal pero, senza nemmeno avere sette vite come i gatti. La mia risposta è affermativa, ma con un grande carico di distinguo e di variabili, che grava tutto sul dorso dell’asino (almeno fa qualcosa, oltre a cadere dal pero). Perché il marketing sta cambiando profondamente. Nulla di quello che abbiamo studiato, analizzato e messo in pratica per decenni, è esente dagli effetti travolgenti della rivoluzione digitale, che sta ridefinendo completamente le regole, fino quasi a cancellarle del tutto.

 

 

 

C’erano una volta i testimonial, ad esempio. Gente famosa e amata dal pubblico che si faceva carico, dietro lauto compenso, di testimoniare (quasi sempre falsamente) il proprio totale e incondizionato apprezzamento per il prodotto o il servizio di turno. Questa cosa funzionava. Bastava scegliere il testimonial giusto e il gioco era fatto.

 

 

 

Quel testimonial era un influencer? Certo, lo era. Ma lo era (e continua ad esserlo) non necessariamente per le sue competenze o esperienze, ma per quello che è: un VIP amato dal target cui l’azienda punta per vendere le proprie cose.

 

 

 

Perché quel VIP è a suo modo un influencer? Perché è capace di esercitare il suo fascino su una fetta di pubblico, sensibile al richiamo del successo, della fama, della ricchezza e della bella vita. A questo serve: a far dire a qualcuno “se lo usa lui lo voglio anch’io!”. Per certi versi vale lo stesso anche per gli influencer, con le dovute proporzioni numeriche. Ma c’è una differenza sostanziale, a mio avviso. La mia idea di influencer marketing è molto diversa da quella comune tra le agenzie di webmarketing e digital PR.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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#InfluencerMarketing: non è una questione di metriche, ma di relazioni

#YourBrandCamp @Cla_Gagliardini

 

 

La vostra azienda ha bisogno di un influencer, dunque? Si, ne ha bisogno, ma non si tratta di una sola persona, non si tratta di un testimonial e non si tratta di metriche prive di alcun senso o fondamento. Si tratta di relazioni, da curare a più livelli, a più mani e con intenti più nobili, di quelli esclusivamente connessi all’attività di marketing.

 

Tweet: yourbrand.camp

Le aziende hanno bisogno di persone appassionate, non di testimonial o metriche senza senso

#YBC @Cla_Gagliardini

 

 

 

 

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Claudio Gagliardini

Sono un esperto di Webmarketing,  Social Media Marketing e Digital PR. Non sono un nativo digitale, ma sono un'entusiasta sostenitore della Digital Transformation e della necessità di (in)formare le aziende, i professionisti e la società civile sul grande cambiamento in atto. Quando, come e perché utilizzare i Social Media e le piattaforme della rete all'interno di una strategia di marketing è il fulcro del mio lavoro.

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