Quando i brand incontrano le persone

Pochi giorni fa abbiamo parlato di “riprova sociale” con due esperti di social media: Filippo Giotto e Diego Valente di Banca Mediolanum. Ecco una sintesi della nostra conversazione e un modello utile per chi vuole fare blogging collaborativo insieme ai brand.


Vi interessa per caso il punto di vista di due professionisti che si mettono alla prova ogni giorno sul campo, in un settore particolarmente difficile come quello bancario? Se avete perso la diretta streaming, vi consiglio la registrazione del nostro Hangout. Grazie come sempre a Claudio Gagliardini per l’impeccabile conduzione.

 

Senza l’ambizione di sintetizzare questi tre quarti d’ora densi di lezioni importanti, sottolineo solo alcuni passaggi.
 

La riprova sociale come DNA di un progetto

Inutile “appiccicare” il coinvolgimento social alla fine di un progetto, quando si tratta di comunicarlo: affinché il web vi si riconosca e non lo rigetti, un progetto deve nascere social, cioè i fattori di coinvolgimento devono essere parte del suo stesso DNA. Ma coinvolgimento social in che senso? Nel senso che i valori che un progetto esprime, dichiara, racconta… devono essere sinceramente praticati e dimostrati dall’azienda. Ogni giorno. Altrimenti, come dicono i nostri amici Filippo e Diego, “il web ti sgama”. Questa in sintesi è la famosa riprova sociale.

 

Anche i brand sono persone

Un modo per entrare in contatto sul piano valoriale è dare la parola alle persone che sono al lavoro dietro i brand. Questo implica una capacità di delega, uno sforzo organizzativo e delle risorse adeguate: inutile illudersi che basti aprire degli account. Solo per i coraggiosi? No, anche ben strutturati.

 

Tweet: yourbrand.camp
 Parliamo di riprova sociale e di brand come persone. Che significa, come si fa? 

#YBC @flaviarubino666 #hangout

 

Il Conversation Canvas

Ne abbiamo parlato a proposito di branding collaborativo: se dunque per avere una riprova sociale i brand devono connettere i loro valori alle vite delle persone, come possono farlo efficacemente? YBC ha un modello a cui si ispira per ogni progetto, che voglio condividere qui.
 

 

I brand hanno i loro obiettivi e i loro messaggi, che possono essere riferiti a prodotti/servizi o a valori, a progetti di responsabilità sociale. Ma questi obiettivi restano vuote dichiarazioni di principio, oppure tradizionali comunicazioni pubblicitarie, se non vengono presi in carico “passando attraverso” le persone.

Ecco perché è importante ascoltare le persone, capire chi sono, dove sono, perché pensano determinate cose: questi saranno i cosiddetti conversation insight, i ganci con cui potremo iniziare delle conversazioni proficue con loro. In questo modello le persone non sono più il target da colpire, ma gli interlocutori da coinvolgere.
Ed ecco dove gli influencer intervengono in modo determinante: “attaccano” ai messaggi del brand delle emozioni personali. Portano in vita quei messaggi e quei valori, danno loro un senso. E così che un brand esce dagli uffici del marketing e va tra la gente.

Perché solo quando gli obiettivi dei brand incontrano quelli delle persone si produce senso. E quindi si produce un contenuto, che traduce quei messaggi in applicazioni concrete, e poi in uno stile, un tono di voce.

Il messaggio iniziale un’autentica emozione personale rispondono alla fatidica domanda: come mi tocca questa cosa? What’s in it for me? Ecco, che tu sia un brand o un blogger, chiediti questo prima  di tutto.

 

Tweet: yourbrand.camp
 Conversation Canvas di #YBC: portare in vita obiettivi e valori attraverso le persone.

@flaviarubino666 #InflUTILITY 

 


Le buone prassi del blogging collaborativo (e le cattive)

Si fa tanto rumore quando i brand sbagliano in questo processo, ed è facile irridere al #fail del momento. Ma sono anche le persone che devono connettersi ai brand nel modo giusto. Pertanto, se hai un blog o una presenza significativa nel mondo social e vuoi collaborare efficacemente con le aziende senza perdere credibilità ma anzi aumentando la tua utilità per gli altri, cerca di tenere in considerazione queste cose.

Non serve una scheda tecnica: non mi interessa una fredda recensione o una notizia da comunicato stampa, ma voglio sapere cosa  quel brand fa per te, cosa significa per te, come tocca la tua vita. Come ti riguarda, perché ti riguarda, cosa ti dà?        Non usare un linguaggio pubblicitario e impersonale. Scherza, diverti, oppure commuovi, ma sii emotivamente “insightful”, sii ispiratore, in modo da generare una reazione come “non ci avevo mai pensato!” oppure “caspita, proprio come me!”       

Serve l’umiltà: per far identificare le persone con i tuoi insight/ispirazioni, vantarsi di ricevere omaggi prestigiosi, di partecipare a eventi esclusivi, di guadagnare bene, non è il metodo migliore. Tanti follower e tante collaborazioni retribuite fanno perdere l’umiltà. Avrai la skin pubblicitaria del momento e i banner di brand famosi, ma hai perso l’umanità. Sei solo antipatico. Fine della storia.
 

Tweet: yourbrand.camp
Non serve una scheda tecnica, serve umiltà e umanità!

#YBC @flaviarubino666 #bloggingcollaborativo

 


A questo punto servono anche i vostri commenti. Ne avete?



 

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Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

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