Quantità o qualità. La conversione è ciò che conta!

Numeri, esperienze, emozioni non servono a niente se non portano risultati

Quando parliamo di influencer marketing è necessario in molti casi partire da una doverosa premessa: è diverso, diversissimo dagli altri “strumenti” a cui i marketer sono (fin troppo) abituati.
Le diverse attività che lo compongono, il suo prestarsi a tematiche tanto varie da essere spesso agli antipodi, le molte sfumature, lo rendono un fenomeno a dir poco ampio, difficilmente circoscrivibile.
Un dato di fatto certo, che però poco si addice alle caratteristiche a cui il digitale ci ha abituati.

Prendiamo un esempio: la misurabilità. Nella maggior parte dei casi ci è possibile comprendere al singolo numero le performance dei nostri progetti: numero di click, reach, visualizzazioni. Con l’influencer marketing non è sempre così facile, certo è possibile ma spesso non basta. Non basta a me e non può bastare a chi cerca di dare vita a progetti che vogliono sfruttare al meglio il potenziale reale degli influencer.
 

Tweet: yourbrand.camp#InfluencerMarketing: non si vive di soli numeri, serve qualità

#Influtility #YBC @MatteoPogliani


Influencer marketing: non è solo questione di numeri

Qualità, ecco il motivo. Un elemento semplice da immaginare ma difficile da ricercare e determinare. Un elemento che nell’influencer marketing è quanto mai preponderante, metro che definisce gran parte delle linee guida di una buona campagna. Plus che diventa cruciale nella fase di outreach, ovvero quando selezioniamo le figure da coinvolgere nel progetto.

Ma se è semplice valutare i dati quantitativi, lo è certamente meno fare la stessa cosa con quelli qualitativi, dati che non si possono ridurre al mero numero ed in cui diventano cruciali la nostra sensibilità, la volontà di andare, la capacità di valutare aspetti complessi.

Quali? Andiamo sul pratico con qualche esempio:

  • il know-how

  • la capacità di produrre un certo tipo di contenuti (testi, foto, video)

  • l’attitudine a relazionarsi

  • la reputazione
     

Bastano questi a chiarire meglio il concetto e far capire cosa intendiamo. Difficile ricondurre la qualità di scrittura o realizzare scatti di livello, quasi impossibile la capacità di dar vita a relazioni e creare sinergie. Un’impossibilità che ci spinge ad esporci, a mettere molto del nostro.

C’è un motivo facile che aiuta a spiegare tutto questo: l’uomo. L’influencer marketing si basa sulle relazioni, sul confronto e l’interazione di persone reali. Un elemento che segna profondamente ogni aspetto. La centralità della persona, il reale valore aggiunto di queste attività, un valore che è base per generare interazione, dialogo ma soprattutto progetti che parlino la stessa lingua degli utenti e che siano permeati di autorevolezza e credibilità, quelle stesse che la persona (l’influencer) “trasmette” anche al brand.
 

Le cattive abitudini sono dure a morire

Sta forse proprio in questa “difficoltà” la diffusa usanza delle aziende di fermarsi ai soli follower, riducendo di gran lunga il respiro dei progetti. Una caccia alle sole vanity metrics, che hanno sì una certa importanza ma che da sole servono a ben poco. Sono e saranno sempre sterili se non sono in grado di portarci a raggiungere l’obiettivo prefissato (l’avete fatto vero?!?). Non scordiamoci che stiamo pur sempre parlando di marketing, di progetti che devono essere performanti e doverosamente generare valore anche al brand. La finalità è quella di “convertire”, nel significato più genuino del termine, portare cioè gli utenti a “fidarsi” del nostro messaggio e instaurare con noi una relazione. Così saremo certi di non raccogliere solo numeri ma di lavorare per portare a termine l’obiettivo che ci siamo posti.

Via preferenziale per dare “concretezza” a ciò che, come detto, concreto non sempre è. Un dovere per i professionisti che avvicinano le aziende alla cooperazione con gli influencer.
 

Tweet: yourbrand.camp#InfluencerMarketing:  valorizzare co-creazione brand/influencer per conversioni

#Influtility #YBC @MatteoPogliani

 

Conversione: l’attenzione si sposta qui

Risultati misurabili, la base di ogni buona attività di marketing. Potremmo aver fatto progetti mirabolanti ma non raggiungeremo niente se non riescono ad essere produttivi. Un respiro ampio, quello delle attività d’influencer marketing, un respiro che con le sue tante declinazioni non ci deve però portare “fuori strada”, continuando a far leva sulle potenzialità delle figure coinvolte per raggiungere con impatto i target e influenzare.
Lead generation, incremento della brand reputation, miglioramento del posizionamento poco importa, ciò che conta è riuscire a valorizzare la partnership tra brand e influencer e produrre contenuti in grado davvero di ingaggiare gli utenti.
È qui che torna a fare capolino un concetto sempre caro a YBC, l’utilità, il rispondere in modo tangibile alle necessità del nostro network. Quell’influenza che si sposa alla volontà di essere utile, quell’influtility che è la più potente delle call to action, una delle poche davvero in grado di “convertire”.

Non abbiamo fretta, non facciamo l’errore di accontentarci di un pugno di like. Co-creiamo e stabiliamo relazioni di supporto, state certi che così creeremo un’experience e un ecosistema in grado di produrre un effettivo ritorno.
 

Qualità e quantità, un’alleanza che sa di ROI

L’attenzione riposta alla “conversione”, all’obiettivo finale dicevamo. Un “vaccino” (parliamo pur sempre di influenza) naturale che ci preserva da dibattiti nella maggior parte sterili, tra l’affannosa ricerca di unire dimensione qualitativa e quantitativa. Non c’è e non ci sarà mai una formula magica, l’essenza sta nel riuscire a raggiungere quanto prefissato, nel produrre (come ho scritto nello scorso post) valore per tutte le realtà in campo (azienda, influencer, utente).

Ma se è vero che non c’è influenza senza qualità, lo è altrettanto quando manca un network, un’audience di persone su cui proporre tale qualità. Come degli equilibristi della comunicazone dobbiamo imparare a trovare il giusto equilibrio tra le due, un equilibrio che ogni volta cambia a seconda del brand, della sensibilità delle persone coinvolte, del progetto.

Siete dunque pronti a cimentarvi nel “circo” dell’influencer marketing?

 

 

Potrebbero interessarti anche:
 

A come Autorevolezza: un fattore di influenza fondamentale

Influencer Marketing: si parte dalle necessità degli utenti

L'influenza e il kit del...contagio

Influencer Marketing (o relazioni)?

La mia teoria dell'Emotional Lead generation

Influencer Marketing: il profilo del blogger ideale secondo YBC

6 domande sull'Influencer Marketing

Influencer? Come produrre contenuti utili, piuttosto

Matteo Pogliani

Consulente di Comunicazione, Influencer digitale, blogger, cestista & runner. Lavora in Open-Box, dove si occupa di strategie web e social media. Autore del libro "Influencer Marketing".

Ha un sito: www.matteopogliani.it

Seguimi su: