Sinergia e valore condiviso: con gli influencer si lavora insieme

Il reale vantaggio di coinvolgere gli influencer è dare un vero  valore aggiunto al brand e alla sua comunicazione. Potere alla collaborazione, dove collaborare significa anche e soprattutto fidarsi.

                                 

                            
L’influencer è un singolo ma dà il meglio di sé quando lavora in team

Non mi stancherò mai di dirlo: il reale vantaggio di coinvolgere gli influencer è dare un valore aggiunto al brand e alla sua comunicazione. No, siamo ben lontani dall’idea comune che sia un servizio, un’attività imposta tramite la remunerazione economica. Sembrerà strano sentirlo, date le recenti polemiche sul tema, ma l’influencer marketing è molto di più.

L’obiettivo, se vogliamo ottenere risultati, sta nel potenziale di cui le relazioni si fanno portatrici. In questo senso è più facile vedere l’influencer nella sua reale “forma”, quella di un partner con cui collaborare verso una finalità comune. Una sinergia che trova energie e senso in un termine che ho sempre amato: valore condiviso.

Una parola spesso abusata, che però nasconde nel suo significato più profondo un’essenza unica, la volontà di supportarsi e redistribuire ciò che viene prodotto.
Potere della collaborazione, della pura cooperazione.
 

Uno per tutti, tutti per uno

I mercati odierni hanno profondamente cambiato le carte in tavola, spingendo tutti noi ad approcci nuovi e, fino ad oggi, inconsueti. Ciò che prima inneggiava all’individualità ha visto perdere valore a favore di una maggiore consapevolezza in termini di collaborazione. Che piaccia o meno oggi non vince il più forte, ma chi riesce a collaborare.

Un modus operandi che, come anticipato, trova radici fertili nella spinta alle relazioni person to person, quelle incentrate sul lato umano.

Ma le relazioni, proprio come le persone, vanno coltivate giorno dopo giorno, bisogna avere la forza e la lungimiranza di investire su di esse, un investimento che non è solo economico, ma fatto prima ancora di tempo ed energie.
Un dare e avere molto simile al principio dei vasi comunicanti, in cui due realtà si sostengono e migliorano a vicenda, “rubando” il meglio al partner e facendolo proprio. 

Lo dice anche Brian Solis: “Allineandosi agli influencer, i marchi ricevono una forma di validazione peer-to-peer e riuscire là dove il marketing tradizionale spesso fallisce.” 
 


#influencermarketing, i singoli al servizio di un obiettivo comune.Tweet: yourbrand.camp

#InflUTILITY #YBC @MatteoPogliani


Collaborare in concreto

Ma in concreto cosa significa collaborare quando parliamo di influencer marketing? Collaborazione vuole dire mettersi in gioco, essere disponibili. Significa non imporre o imporsi, non lasciare a se stesso l’influencer, attendendo semplicemente il risultato del suo operato, ma neanche pretendere un controllo assoluto, riducendolo a semplice strumento.

Collaborare significa anche e soprattutto fidarsi, evitando supervisioni eccessive che rischiano solo di ridurre la saldezza della partnership e la portata del progetto. Difficile creare progetti performanti se non lasciamo indipendenza alle figure scelte: il rischio è solo quello di privarli delle qualità e caratteristiche che li hanno resi quel che sono agli occhi degli utenti. Stile, approccio, background, i plus che hanno tramutato quell’individuo in un punto di riferimento per la sua cerchia.

Può non piacere alle aziende, ma è giusto essere sinceri: non potranno mai avere il totale controllo dell’operazione. Un elemento difficile da digerire per realtà troppo abituate ad avere tutto sotto controllo. Ma pensiamoci bene, quale relazioni possono nascere senza fiducia e libertà? Nessuna paritaria, nessuna che possa portare frutti a lungo termine.

 

Parola d’ordine co-creare

Ne parlavo qualche settimana fa in un altro post di YBC. Il miglior risultato della partnership tra brand ed influencer sta nel creare insieme, condividendo idee e spazi. Qualcosa di nuovo per le aziende italiane, ma non certo rivoluzionario. Il dialogo è (o almeno dovrebbe essere) la base portante della comunicazione digitale, un processo di ascolto, dibattito, espressione.

Un processo caro a noi di YBC, tanto caro da averne fatto un modo di essere. Basta dare un’occhiata ai progetti avviati in questo anno, progetti che si fondano sulla sinergia tra brand e utenti, rivolti a far sentire le voci di tutte le parti in gioco generare valore attraverso un sano confronto.

Il parere degli utenti, influencer in primis, sono una miniera inesplorata per le aziende, un valore aggiunto utile a progettare e riprogettarsi, iniziando quel doveroso percorso di avvicinamento alle loro necessità. In questo senso l’esempio di Dyson è calzante. La consapevolezza di un brand che comprende il potenziale di sviluppo che risiede dietro le conversazioni. Non tanto nel chiedere endorsement o visibilità, ma opinioni e momenti d’incontro per indirizzare al meglio il cammino. 
 

Tweet: yourbrand.camp
#influencer: parola d'ordine cocreare e far sentire le voci di tutte le parti in gioco.

#InflUTILITY #YBC @MatteoPogliani


Io la chiamo umiltà, o meglio, cognizione di causa. Prendere atto che il mondo e gli enti non sono e non saranno mai brand centrici. Il cluetrain manifesto ce lo aveva anticipato, forse è giunto il momento di metterlo in pratica.


Noi siamo pronti… e voi?


 

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Matteo Pogliani

Consulente di Comunicazione, Influencer digitale, blogger, cestista & runner. Lavora in Open-Box, dove si occupa di strategie web e social media. Autore del libro "Influencer Marketing".

Ha un sito: www.matteopogliani.it

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