2017 tra propositi e predizioni

I trend dei guru del marketing rivisti alla luce delle mie aspirazioni personali: ecco cosa ne è uscito.


L’inizio dell’anno solitamente abbonda di articoli sulle “Marketing predictions”: i guru e i redattori d’oltre oceano ci illuminano su dove stiamo andando e su cosa “tirerà di più” nel 2017. A cascata, le agenzie si affrettano ad inserire le nuove parole chiave nelle loro presentazioni (per esempio: CHATBOT), e i clienti che si sentono più “avanti” si affrettano a richiedere nuovi piani ambiziosi e sfidanti (con un aumentato focus strategico sui CHATBOT).

Ma abbiamo mai provato a confrontare i declamati trend con le nostre aspirazioni più vere, come persone e come professionisti?

Ci può essere una relazione tra i nostri buoni propositi e le nuove direzioni del marketing? Amo queste commistioni tanto improbabili quanto irriverenti, e allora ho fatto un piccolo esercizio. Questo potrebbe essere un suo fertile risultato.
 


1.Più idee grandi

Abbiamo assistito al proliferare di tattiche, metriche, piattaforme, alla frammentazione dei canali e dell’attenzione. Ora qualcuno avanza l’ipotesi che sia arrivato il momento – finalmente, direi – di tornare alla sostanza della disciplina del marketing, quella che risiede nella generazione di grandi idee, di concetti unificanti sotto cui tutte le tattiche trovano un senso. Soluzioni che combinano strategia, creatività e media: emergeranno gli attori che sono in grado di curare l’intero processo che si sviluppa a partire da una BIG IDEA. Più i canali su cui comunicare aumentano e le esecuzioni si complicano, più è importante che il messaggio di fondo sia solo uno, e chiaro.

Quindi siate BOLD, macro e non micro, ambiziosi: il brand, anche quando si tratta di voi stessi, torna al centro e merita un’idea brillante, che dica chi siete nel profondo, che dica non solo cosa fate, ma perché ci credete davvero.
 

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Siate BOLD, macro e non micro, ambiziosi: il brand ha bisogno di sapere che ci credete davvero.

#YBC @FlaviaRubino666


2.Più umanità

Il robot dello spot delle Poste ci mette una tristezza infinita, ammettiamolo pure, ma è un segnale potente di quello che sta succedendo nel mondo della tecnologia. Abbiamo bisogno di contenuti sempre più interattivi, che se da un lato possono essere ormai prodotti (sì, proprio scritti) dalle macchine, dall’altro si aprono alle infinite possibilità della cocreazione, cioè della collaborazione tra esseri umani.
Più umanità dunque: meno cellulare a tavola, più mobile app per decidere dove trascorrere la serata e incontrare gli amici. Meno commenti polemici nelle bacheche e più messaggi con qualcuno che non sentiamo spesso, per organizzare una chiacchiera dal vivo. E così via, continuate voi. (Per quanto riguarda i social network professionali, vi abbiamo dedicato un manifesto).
 

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Più umanità: meno cellulare a tavola, meno commenti polemici sulle bacheche!

#YBC @FlaviaRubino666

 

3.Più sostanza (ma anche presto!)

L’affermazione del mobile e dei contenuti video è ormai consolidata, e darà luogo a nuove e sempre più ricche forme di evoluzione, per adattarsi a tutti i device e gli schermi. Contano soprattutto i visual, contano sempre di più i contenuti di breve durata, il loro ciclo di vita si accorcia: i brand subiranno la pressione di creare contenuti di valore a ritmi sempre più elevati. Chi li potrà aiutare?
La risposta è: tutti noi. I contenuti user-generated continueranno ad essere un must diventando ancora più popolari, tenderanno a superare quelli prodotti dai brand stessi, e il modello di co-creazione dei contenuti tra brand e utenti si arricchirà ulteriormente. Di fatto il mondo della cocreazione non è stato ancora del tutto esplorato, e non potrà più limitarsi a review, post su blog e sui social media. La sua crescita passerà necessariamente attraverso 3 fattori: cultura, trasparenza, personalizzazione. Il che mi porta al prossimo punto.
 

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Il mondo della #cocreazione passa attraverso: cultura, trasparenza, personalizzazione.

#YBC @FlaviaRubino666

 

4. Più autenticità

Di fronte all’assalto di modelli con cui confrontarci (immagini, video, dinamiche degli ambienti social), che influenzano le nostre percezioni ed emozioni,  dovremo imparare a recuperare noi stessi, superando la tensione tra chi dovremmo essere e chi veramente vogliamo essere. Cosa ci ispira e ha vero significato, cosa ci tocca, cosa ci cambia?
Il mondo digitale ha bisogno di cultura per essere navigato e decodificato: benvenute quindi le operazioni di educazione come questa, e benvenute tutte le operazioni di branding ispirate alla trasparenza dei valori. Solo così scegliamo, solo così adattiamo il nostro mondo a noi stessi e non viceversa, e solo così cresciamo come persone e come consumatori (la brutta parola che però ha ancora un suo fondamentale significato economico e sociale). Solo i brand che ci aiutano in questo percorso di autenticità, e ne fanno una chiara missione, saranno destinati al successo nei prossimi lustri.
 

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Solo i brand orientati all'autenticità e alla trasparenza sono destinati al successo in futuro. 

#YBC @FlaviaRubino666


5.Più convergenza online - offline

E’ nell’interazione tra mondo online e offline che potremo recuperare un rapporto più diretto e personalizzato con la tecnologia e con i brand. Pensiamoci: forse non siamo ancora del tutto pronti a cercare un prodotto, un servizio  o un’offerta speciale nelle vicinanze, in tempo reale, grazie ai nostri dispositivi che interagiscono con i punti vendita retail…? Ma in tantissimi siamo stati pronti ad uscire all’aperto per andare a caccia di Pokemon.  E’ solo questione di tempo, e il marketing dialogherà con noi qui ed ora, offrendoci le soluzioni più vicine ai nostri gusti e alle nostre esigenze di quel momento, portandoci rapidamente dagli schermi alle azioni reali, dal digitale al mondo fisico: chiamiamolo, se vi va, Marketing-Go.
 

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Marketing-Go: dialoga con noi offrendo soluzioni in real time, vicine ai nostri gusti.

#YBC @FlaviaRubino666

 


Mi fermo qui ma come sempre, nel futuro le possibilità sono infinite: sta a noi costruirlo scegliendo – nel presente - gli strumenti che meglio esprimono noi stessi.

 




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Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

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