6 domande sull’Influencer Marketing

Un’intervista per una ricerca universitaria costringe alla sintesi efficace. Così emerge la visione dell’Influencer Marketing secondo YourBrand.Camp.

 

Quando docenti o studenti universitari mi propongono di intervenire in aula o di partecipare alle loro ricerche con un’intervista, accetto quasi sempre.
 Cerco di ritagliare il tempo e l’impegno adeguato, perché penso di poter così contribuire positivamente alla diffusione di una cultura digitale. Un’intervista è inoltre un utile strumento di sintesi personale.

Prendendo spunto da un recente intervento a OKDay 2015 che trovate QUI, ho quindi risposto a queste 6 domande sull’Influencer Marketing.

 

1. Cosa si intende per influencer marketing?

Ci sono due modi possibili di intenderlo: il primo e più limitante è un’evoluzione della classica pubblicità a una via, che oggi sfrutta le molteplici vie degli influencer della Rete (blogger, persone attive con un seguito nei social network) per avere una cassa di risonanza; spesso quindi si tratta solo un’altra forma di paid media.

Il secondo più innovativo, è un approccio collaborativo per cui il messaggio di marketing non è più solo quello preimpostato dall’azienda ma passa attraverso la personalizzazione e il contributo creativo di chi interpreta quel messaggio: in questo senso è earned media. Un influencer non dovrebbe influenzare solo il suo seguito, ma anche il messaggio stesso, e l’azienda da cui proviene.

 

Tweet: yourbrand.camp

Un influencer non dovrebbe influenzare solo il suo seguito, ma il messaggio 

#influencermktg #YBC @FlaviaRubino666

 

 

2. Chi è un influencer, quali caratteristiche deve avere e qual è il principale ruolo che gli attribuite?

E’ un attore sociale della Rete, portatore di un suo punto di vista e una sua visione sul mondo, che coltiva delle passioni e, quindi, è in grado di raccontare storie coinvolgenti, che generano una reazione nelle persone. Il suo ruolo è quello di gate keeper di una buona informazione, di controllo delle fonti, di sense maker.

Porta in vita e riempie di significato i valori di un’azienda, quando decide di sposarli. Si ritiene comunemente che “il peso” di un influencer vada valutato in base alla quantità dei suoi follower, ma altrettanto importante è la sua capacità di produrre contenuti originali, di qualità.

 

3. Quali sono gli obiettivi che le aziende cercano di raggiungere con la loro collaborazione?

Dipende dal singolo progetto: si può andare dall’educazione di base, allo scopo di rimuovere barriere e pregiudizi su determinate categorie di prodotti, allo storytelling emotivo, alla notorietà di nuovi lanci, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica con programmi di CSR, e così via.

Qualsiasi attività del ciclo di marketing, dall’innovazione alla raccolta dei feedback del mercato (quindi tutta la ricerca), può essere svolta oggi grazie alla collaborazione con gli influencer. Ma la prassi dominante è ancora quella dell’amplificazione e della visibilità.

 
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Qualsiasi attività di marketing può essere svolta con la collaborazione degli influencer

#influencermktg #YBC @FlaviaRubino666

 

 

4. Quali strumenti/metodi utilizzate per un piano di influencer marketing?

Innanzitutto il monitoraggio del web, per individuare gli insight più significativi della conversazione in atto e gli interlocutori giusti. Poi la cocreazione: coinvolgere gli stakeholder sin dalla genesi di un progetto determina empowerment e un senso di collaborazione e appartenenza. Infine la maggiore ampiezza possibile degli strumenti di informazione e tool creativi che vengono messi a loro disposizione per produrre i loro contenuti in autonomia.

 
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Insight e cocreazione per creare advocacy: altrimenti è un rapporto mercenario

#influencermktg #YBC @FlaviaRubino666

 

 

5. Che tipo di relazione viene instaurata con gli influencer? Quale importanza attribuite all’aspetto relazionale?

La relazione è l’aspetto più importante, perchè per un brand la visibilità senza una relazione è un investimento senza ritorno, in grado di generare solo rumore di fondo e non vero significato.

I progetti di influencer marketing dovrebbero avere un orizzonte temporale ampio affinchè la relazione diventi solida, e dovrebbero soprattutto creare fiducia lasciando massima libertà di esprimersi entro il perimetro del progetto. In questo modo un influencer diventa un vero advocate di un brand o di un’azienda. Diversamente è solo un “mercenario”.

 

 6. Come viene valutata l’attività degli influencer?

Di solito viene misurata la reach, cioè la visibilità ottenuta. Ma per me questo è assolutamente insufficiente. Bisognerebbe sempre individuare delle azioni concrete da ottenere e misurarle attraverso KPI specifici (per esempio traffico generato verso un evento, un sito, un ecommerce). Solo in quel modo è possibile verificare l’effettiva influenza, cioè quanto un contenuto ha “convertito”. E solo in quel modo è possibile individuare i veri influencer, cioè non chi ha un ampio seguito, ma chi ha un impatto maggiore anche su un piccolo seguito.

 
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Il vero influencer è chi ha un impatto maggiore anche su un piccolo seguito

#influencermktg #YBC @FlaviaRubino666

 

 

 


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Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

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