Brand che prendono posizione? Non in Italia. Il panorama desolante della nostra pubblicità estiva

Il panorama della pubblicità televisiva in questo luglio 2017 sembra più scadente del solito. Che ne pensate?


E’ una delle tesi più affascinanti del Cluetrain Manifesto (1999), la n. 23: le aziende che cercano di "posizionarsi" devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.

 

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Le aziende che cercano di "posizionarsi" devono prendere posizione. #CluetrainManifesto

@FlaviaRubino666 #YBC







 

Riflettevo su questo prezioso consiglio, potenzialmente in grado di ispirare davvero un marketing degno del terzo millennio, mentre facevo zapping tra le varie serie crime che ultimamente fanno da sottofondo a qualche lungo pomeriggio afoso, con i loro lunghi break pubblicitari.

Prendere posizione non significa pontificare dai social su ogni possibile fatto di cronaca, ma porre alcuni valori fondamentali alla base della missione del brand e mettere la creatività al servizio di un messaggio importante, dal valore culturale e sociale.

 

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Prendere posizione significa mettere la #creatività al servizio di un mesaggio importante

@FlaviaRubino666 #YBC



Consideriamo questo esempio, celebrazione di una super mamma e vero tormentone di queste settimane:



Lysoform detersivo igienizzante
 


E vediamo come lo stesso argomento domestico, il bucato, viene visto da un’altra cultura, più lontana da noi e (teoricamente) ancora più tradizionalista come l’India, o più vicina e moderna (UK). 

 

Ariel “Share the load” – India

La commovente lettera del padre ha diviso l’audience: basta digitare #sharetheload per constatare l’ampiezza della conversazione generata. 


 



 

Indesit “Do it together” - UK  


Interessante la traduzione italiana del sito e del sondaggio: il 71% dei rispondenti si è dichiarato “famiglia con ruoli bilanciati…” ma tra il dichiarato e la realtà temo ci sia tutta la distanza dei nostri desideri, dal momento che l’Istat dice tutt’altro.
Inevitabilmente, sul sito saranno arrivate persone molto più sensibili ed evolute della media, rispetto a questo argomento.
 

Allora, dopo aver visto i video: chi ha preso una posizione sul bucato?
Il brand che nel 2017 dà ancora per scontato che una madre debba dotarsi di superpoteri contro i germi, o quello che vuole ispirare una riflessione sull’equa divisione dei compiti domestici all’interno di una famiglia?
 


Oppure consideriamo il delicato compito di educare alla collaborazione un adolescente già poco propenso all’ordine e alla pulizia. Come se la cava qui Fairy Platinum? Non ho ancora trovato il video online purtroppo, ma vediamo una mamma (ancora una volta) che apostrofa il ragazzo con un benevolo “questo l’hai lasciato in camera tua, quindi ora lo sciacqui tu”. Al che deduciamo immediatamente che:


1. l’adolescente-tipo accumula pirofile incrostate in camera
2. Fairy Platinum la laverà al primo colpo, non serve neanche sciacquare prima.  

​Quindi? L’abbiamo educato, al massimo, all’ennesimo superpotere di sua mamma.

 

Comunque, tra testimonial famosi di spaghetti, mulini, shampoo, tra gel per le ferite domestiche, creme per la dermatite, e infine surreali pupazzi verdi pelosi che dovrebbero rappresentare la vitalità, si nota una comunicazione ancora ferma agli anni ‘90, unicamente orientata ai benefici del prodotto, molto meno ai valori, e anche sui benefici funzionali si nota una qualità delle idee creative che, a rischio di sembrare disfattista, indica forse in atto un pericoloso calo delle professionalità della comunicazione.
Altro che posizionarsi prendendo una posizione: non ci sono neanche più i pubblicitari di una volta.

Che ne pensate?

 

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Persiste una comunicazione ancora ferma agli anni ‘90, orientata solo ai benefici del prodotto, molto meno ai valori

@FlaviaRubino666 

​​
 

 






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Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

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