La mia teoria dell’Emotional Lead Generation

Emotional Lead generation, ovvero l’arte di stabilire contatti professionali che portano a migliori opportunità di business, collegandosi in modo emotivo alle persone.

 

Le persone dimenticano cosa hai detto o fatto, ma non dimenticheranno mai come li hai fatti sentire.”

Da tempo sperimento  la verità di questa celebre frase di Maya Angelou anche nel mondo delle relazioni online, al punto da sviluppare una mia teoria a riguardo e un piccolo elenco  di buone prassi di cui voglio parlarvi qui.
Si parla molto di lead generation su LinkedIn ma non si parla abbastanza del suo lato emotivo. Esatto, ho detto proprio emotivo, anche se su LinkedIn immaginiamo ancora seri e ingessati professionisti votati solo al lavoro e al profitto. Se riusciamo a far sì che i primi contatti utili con qualcuno, che non ci conosce, siano caratterizzati da emozioni positive prima ancora che da informazioni, allora lo stiamo facendo bene e stiamo facendo appunto una Emotional lead generation.

Le emozioni fissano il ricordo di qualcuno molto più a lungo: sono il più potente strumento di personal branding che esista( per dirlo in modo cool). Last but not least, se abbiamo una buona affinità valoriale con qualcuno, sarà anche più facile e gradevole lavorarci. Quindi tanto vale stabilirla il prima possibile.

 

Tweet: yourbrand.camp

Emozioni, strumento di personal branding: fissano il ricordo più a lungo

#Personalbranding #YBC @FlaviaRubino666


Come si fa a valorizzare questa affinità? Esercitando una certa sensibilità col tempo e praticando comportamenti positivi. Eccone aluni:

  • Parla  al cuore. Anche se sei un professionista molto preparato nel tuo campo e non vedi l’ora di sfoggiare la tua dimestichezza con le tecniche più sofisticate, usa il blogging o la condivisione di contenuti per parlare di valori, non solo di strumenti. Questo permette alle altre persone di stabilire una sintonia  più profonda con te, connettendosi prima di tutto a un livello personale. Ed è ovvio che una connessione personale più forte influenzerà in modo positivo anche quella professionale.

  • Track & Thank. Tieni traccia dei nomi, dei nuovi contatti a cui ti riprometti di mandare un messaggio più tardi,  anche di chi ha semplicemente fatto like o condiviso un tuo contenuto e ti sembra una persona interessante. Si tratta di una miniera di nuovi potenziali partner o clienti. Non far mancare loro un grazie!

  • Apprezza. E' semplice anche se a volte  difficile da ricordare; bisogna saper dare e non solo ricevere. Mentre nei blog i commenti tendono ormai a diminuire spostandosi su Facebook, LinkedIn  consente una vita media molto più lunga dei post, condivisioni dei post nei gruppi senza necessità di rigidi divieti anti-spam, e conversazioni di valore. Quindi lascia un apprezzamento a chi lo merita e motivalo con un commento. Talvolta un messaggio privato (giammai quello standardizzato di LinkedIn che recita “post interessante!”, che genera sconforto e disorientamento nel destinatario: “parli con me? quale post scusa?”)  può essere particolarmente potente e fissarci nella memoria di qualcuno, come nell’esempio di cui parlerò più sotto.

  • Fai domande. Capisci chi hai di fronte. Ai profili che mi incuriosiscono chiedo sempre il motivo per cui mi hanno chiesto la connessione, scoprendo cose che lo hanno colpito nel mio percorso, o semplicemente ambienti in comune che frequentiamo, oppure eventi in cui ci siamo incrociati e altre varie affinità. Non snobbo mai le richieste di connessione prive di messaggio personale, se le accetto allora lo sollecito.

 Ecco una delle testimonianze più belle che ho ricevuto su LinkedIn con un messaggio privato da una persona, con cui non avevo ancora avuto alcun contatto diretto. L'ho avuta dopo aver pubblicato un post natalizio decisamente "emotivo": “Buongiorno Flavia, io appartengo alle amicizie “leggere” nate dalla rete, ma dopo aver letto le tue righe di oggi la considero un po’ più forte. “

Ho notato che i post LinkedIn che suscitano emozioni, per esempio anche quelli leggeri, semiseri  o decisamente ironici, colpiscono maggiormente l’attenzione e addirittura, come mi ha raccontato qualcuno quando gli ho chiesto come mi aveva conosciuto online,  sono stati raccomandati al proprio team, come per esempio questo.
Credo che tutto ciò - la capacità di colpire con un’emozione positiva - valga anche al di là di LinkedIn, giusto?
 

Tweet: yourbrand.camp

Stabilisci un’affinità di valori, sarà più facile lavorare insieme

#Personalbranding #YBC @FlaviaRubino666

 

NB Questo post è ispirato a una conversazione avuta con Luca Bozzato e dedicato ai bravi trainer LinkedIn come lui e Mirko Saini, conosciuto di recente a questa tavola rotonda. Spero raccolgano il mio invito a compilare a più mani il nostro manifesto dellla emotional lead generation! Vi piace l’idea?

PS Ma esiste anche  l’altra faccia della medaglia, ovviamente. Ovvero il lato oscuro delle emozioni. Vi capita di provare, a pelle, una insopportabile antipatia verso qualcuno? E quale  tipo di atteggiamento tiene di solito online?

Mi limito a segnalare due-tre caratteristiche...

  • Ti manda messaggi standardizzati/di gruppo per promuovere le sue imperdibili attività, come corsi e workshop. Se rispondi chiedendo come si potrebbe collaborare, non risponde più.

  • Se la tira (corollario evidente di quanto sopra) oppure è troppo occupato/distratto/impegnato su tanti fronti/non ha avuto tempo (e quindi se la tira).

  • Ha un gruppo fidato e chiuso di amici/fan...che usa ad ogni occasione per tirarsela.

(vi ci ritrovate?)

 


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Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

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