La pubblicità e i pregiudizi - parte 2

Vi capita mai di imbattervi negli haters del marketing e della pubblicità? Molto spesso, vero? Qui proseguiamo la nostra piccola rassegna di pregiudizi da sfatare.

Tempo fa vi abbiamo parlato di alcuni comuni pregiudizi contro il marketing e la pubblicità. Vediamone ancora qualcuno.

 

Nelle mie osservazioni quotidiane del web, quando si parla di marketing mi rendo conto che il lettore medio non ha la minima idea del valore sociale ed economico di questa attività, che meglio andrebbe definita disciplina, e come accade in molti altri ambiti, emette sentenze di condanna senza sapere di cosa si sta veramente parlando. All’estremo opposto ci sono gli entusiasti del marketing, che molto spesso nascondono la loro preparazione improvvisata dietro mode e paroloni inglesi.

Come se ne esce? Leggendo libri, non giusto due post di un blog, e seguendo i propri interessi profondi, non le mode. Per esempio qualcuno dei post di Luca Tobagi potrebbe avervi fatto venire la voglia di leggere qualche testo divulgativo di statistica o teoria dei giochi, per capire meglio come questo può applicarsi a una vostra decisione economica, o a una vostra scelta d’acquisto.

 

"Tanto sono tutti uguali"

Sicuri? Conoscete il lavoro di un laboratorio di ricerca e sviluppo, per esempio, di un detersivo? Conoscete i test a cui sono sottoposti gli ingredienti di un croissant prima di arrivare nella vostre case? Ogni azienda paga e motiva cervelli eccellenti perché trovino soluzioni, con gli ingredienti e le tecnologie a disposizione e nuove tecniche tutte da inventare, per avere risultati migliori a costi minori. Questo ha un valore per la società. Il processo di innovazione non può fermarsi mai: ogni anno centinaia, migliaia di brevetti vengono depositati dalle aziende, e senza questa forza propulsiva data dall’industria, saremmo fermi all’ottocento.

Se qualcuno afferma di aver sviluppato un prodotto migliore degli altri, il giudizio sta di certo a chi lo userà: i consumatori hanno ormai accesso immediato alle review dei loro “colleghi” e molto difficilmente li si può ingannare con false promesse. La sfida piuttosto è quella di selezionare le fonti più attendibili di informazione sui prodotti, e qui il marketing deve aprirsi alla collaborazione e alla trasparenza.

 

Tweet: yourbrand.camp

Davvero tutti i prodotti delle grandi marche sono uguali? #MarketingConversazionale #YBC @FlaviaRubino666

 

 

Vi è capitato di imbattervi in siti che presentano come lo scoop del secolo il fatto che alcune marche retail (per es. Coop, Conad..) siano praticamente identiche a famosi prodotti di marca, perché vengono prodotti nello stesso stabilimento?


Certo, alcuni impianti di produzione e ingredientistiche possono essere gli stessi. Ma questo non dice nulla sulle specifiche, sui processi, sugli standard di qualità. Alcuni prodotti sono in effetti ottimi, ma altri sono solo pallide imitazioni, e i motivi ci sono.

 

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: non scegliamo solo i prodotti, ma le aziende. Non ci interessa solo cosa producono e come, ma la loro missione e la loro responsabilità sociale. Per questo ci interessano le storie dei loro fondatori, i sogni che hanno saputo realizzare, il modo in cui sono valorizzati i loro dipendenti, il modo in cui interagiscono con le comunità locali e il rispetto dell’ambiente. Davvero tutti i prodotti delle grandi marche sono uguali?

 

Tweet: yourbrand.camp

Non scegliamo solo i prodotti, ma le aziende #MarketingConversazionale #YBC @FlaviaRubino666

 

 

 

                                                     


"Ci fanno pagare la loro pubblicità"

Questo è un argomento molto comune eppure completamente sbagliato da un punto di vista finanziario. Ecco perché.


Le grandi compagnie del largo consumo possono permettersi i costi della pubblicità grazie al circolo virtuoso generato dalla loro “massa critica”, ovvero dai grandi volumi di produzione e vendita. In altre parole, esse reinvestono in pubblicità una parte dei ricavi di queste enormi vendite, che a loro volta sono possibili solo grazie agli sforzi della pubblicità su larga scala, e così via. Il prezzo non è più alto o più basso a seconda della spesa pubblicitaria. In molti casi il prezzo può essere tenuto mediamente più basso proprio grazie alle economie di scala che sono possibili grazie alla pubblicità. Stabilire se praticare una politica di prezzi premium o value è una diversa decisione strategica che riguarda un’altra leva di marketing (il prezzo, appunto).

Per pagare migliaia di lavoratori che sostengono le loro famiglie, garantire investimenti in ricerca e innovazione e remunerare adeguatamente gli investitori, le compagnie devono tenere in buona salute questo circolo economico, in cui la pubblicità gioca un ruolo fondamentale.

Capite quanta ignoranza c’è dentro un’affermazione del genere, e dentro la conclusione per cui comprare piccolo e artigianale è bene, e grande/industriale è male, solo in base alla presenza o meno della pubblicità?

 

Conclusioni

La pubblicità e le sue tecniche non sono cattive in sè, ma molte persone non hanno gli strumenti concettuali adeguati per distinguere. Soprattutto, lo scopo della buona pubblicità oggi non può più essere la mera persuasione, ma l’efficacia della Comunicazione nel suo complesso: per “vendere qualcosa” l’obiettivo non è più convincere qualcuno che io sono il migliore, che ho ragione, ma trovare cosa è importante per lui/lei (come da sempre gli ottimi venditori sanno).

L’advertising del terzo millennio non è più centrato sul brand ma sulla persona che ascolta (e ti ascolta solo se sei un attore economico degno e responsable).

Solo un buon insight,  di cui parleremo spesso qui su YBC, comunicato con il giusto tono di voce e un’eccellente creatività, potrà far breccia e generare un’autentica emozione ed identificazione.

 Insommma, un mezzo per scoprire la verità e non per ingannare, per dirlo ancora con Platone

 

Tweet: yourbrand.camp

L’ advertising non è centrato sul brand ma sulla persona che ascolta #MarketingConversazionale #YBC @FlaviaRubino666

 

 

 

 

Potrebbero interessarti anche:

La prima regola di YourBrand.Camp è: potete parlare di YourBrand.Camp

Freelance: ti racconto 6 cose che YourBrand.Camp può fare per te

Investire in formazione: i nostri mentori, tutti per te

Benvenuti!

Di cosa hanno bisogno i brand e i blogger

Quale Marketing Digitale? La parola alle aziende [Infographic]

La pubblicità e i pregiudizi

 

 

Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

Seguimi su: