Come si scrive un post di salute

Scrivere di salute richiede curiosità, studio, umiltà e tanto, tanto tempo. Ma ci dà l’opportunità di rendere disponibili informazioni utili e di qualità. Qualche consiglio per dare valore ai vostri post di salute.


Nel mio post precedente mi ero prodigata in qualche consiglio su come leggere e interpretare responsabilmente le notizie di salute.

Poi mi sono ricordata che qui su YourBrandCamp siamo tutti blogger e produttori di contenuti e quindi la mia crociata contro la disinformazione in medicina potevo combatterla anche su un altro fronte.
Se per mestiere o per hobby ci occupiamo di divulgazione, se siamo produttori di contenuti online (e chi non lo è?) abbiamo una responsabilità in più quando comunichiamo di salute e di scienza.
Non mi rivolgo soltanto a chi scrive specificamente di salute, ma anche alla mamma blogger che tuona contro l’olio di palma nelle merendine, alla fashion blogger che vuole promuovere una campagna di prevenzione del tumore al seno, a chi scrive di viaggi e vuole rassicurare sull’epidemia di virus Zika.

Ecco, parlo con voi.
 

Uno studio al giorno, a colpi di notizie di agenzia

Questa mattina mentre sono sul treno a spulciare notizie, leggo quest’ANSA: “Un'ora di movimento al giorno contro i danni di 8 ore seduti”. Penso: “bello, uno spunto interessante per parlare di prevenzione e per di più di attualità, c’è un fantastico gancio con le olimpiadi: “E' la conclusione a cui è giunto un nuovo studio condotto su oltre un milione di persone e pubblicato sull'autorevole rivista the Lancet in vista delle Olimpiadi estive”.

Il titolo dice poco, ma la fonte citata è autorevole e lo studio ha un campione enorme (1 milione di persone!!!). A questo punto chiedo a google di trovarmi qualche informazione in più, magari proprio il link alla pubblicazione citata.

Come primo risultato, trovo immediatamente un link a Epicentro, il portale del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità. Che cos’è l’epidemiologia?, mi domando, lo saprà il mio lettore?
 

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Che cos’è l’epidemiologia?, mi domando, lo saprà il mio lettore?

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Mi appunto: forse potrei fare un rapido excursus sulla storia e l’importanza di questa disciplina nella medicina moderna. C’è quell’aneddoto su John Snow e l’epidemia di colera. E poi il rapporto tra l’epidemiologia e l’Evidence Based Medicine, quello è fondamentale. Segno tutto nei miei appunti.

Ma proseguiamo con la notizia.

Mi accorgo subito di aver trovato su questo sito una versione più dettagliata e corretta della notizia: non si tratta di uno studio pubblicato sul Lancet, come riportato dall’ANSA, ma di una “nuova The Lancet Series, presentata a luglio 2016 a ridosso dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro. “Physical Activity 2016: Progress and Challenges” (et voilà il link alla fonte originale!)”.  La pubblicazione è composta “da quattro articoli principali e cinque commenti, e fornisce una panoramica sugli effetti negativi dell’inattività fisica sulla salute e le sue ripercussioni economiche, sull’importanza delle politiche nazionali di contrasto alla sedentarietà e alcuni esempi virtuosi”.

Cosa sappiamo ora? Che tutti numeri e le frasi riportate dall’ANSA sono spalmate su una mole di contenuti che rientrano in diverse categorie, paper (quelli che generalmente vengono chiamati “studi”) e commenti.

Il primo articolo, quello che da cui è preso il titolo della notizia, per esempio è una metanalisi.


La meta-analisi

Una metanalisi non è uno studio, ma “uno studio di studi”.
Generalmente un singolo studio - per quanto rigoroso e metodologicamente corretto - non è sufficiente per comprendere l’efficacia di un trattamento o la causa di una patologia. Se disponiamo di diversi studi possiamo metterli a confronto, attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica. Se sono disponibili, possiamo mettere a confronto, anche i dati quantitativi e otteniamo così una meta-analisi (per saperne di più sulle revisioni sistematiche puoi approfondire qui).

Ecco da dove arriva quel campione spropositato di 1 milione di persone.

L’importanza delle revisioni sistematiche nella medicina basata sulle evidenze richiederebbe almeno un link alla Cochrane Collaboration: appuntiamoci anche questo. E una definizione dei determinanti della salute, non vogliamo mettercela, magari in un box a parte?

E tutto questo senza ancora aver iniziato a leggere la fonte originale. Questo è quello che mi capita ogni volta che decido di scrivere una notizia a tema salute/medicina.
 

Ma quanto tempo ci vuole?

Per scrivere un articolo di salute ci vuole tempo. Ci vuole tempo per leggere e capire. Ci vuole tempo per spiegare.

Certo con l’esperienza un po’ di tempo si guadagna, si fa tesoro del sapere, delle competenze e delle capacità di interpretazione acquisite, si conoscono le fonti più affidabili senza perdere tempo con gli spacciatori di chiacchiere.

Non si può nemmeno pensare di dedicare il medesimo tempo a tutti i post: di volta in volta bisogna valutare a che livello di approfondimento vogliamo arrivare, dobbiamo capire chi è il nostro lettore, al limite integrare con dei glossari e bisogna scendere a compromessi con il senso pratico.
Per esempio per un articolo come quello citato prima, potremmo decidere di fermarci a quanto riportato da Epicentro. Però tra gli articoli del Lancet c’era un commento sull’uguaglianza di genere nell’attività sportiva che, per esempio, potrebbe servirvi per dare un taglio originale, sviluppare una riflessione, cogliere una prospettiva diversa sullo stesso argomento e rendere il vostro post più interessante per un target specifico. Così, per fare un esempio.

In ogni caso, spero di avervi convinto che riportare pari pari le agenzie stampa (o quelle fonti che riportano pari pari le agenzie) sia solo un modo per amplificare il rumore di fondo e rendere il vostro blog banale e inutile.

 

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Riportare solo agenzie amplifica il rumore di fondo e rende un blog banale.

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Una sbirciatina alla fonte originale non guasta mai, anche se di solito è in inglese, a volte a pagamento e richiede uno sforzo in più per comprendere il linguaggio tecnico e anche un po’ di statistica.  Se avete la fortuna di avere un background scientifico metà del lavoro è già fatto. Se invece, come nel mio caso, arrivate da un altro pianeta rispetto a quello della ricerca scientifica, avete il vantaggio di non dare nulla per scontato e di sapervi calare nei panni dei lettori anche meno informati.
 

Condividere informazioni di qualità fa bene alla salute

La vostra arma si chiama curiosità: ponetevi domande, mettete in discussione tutto, approfondite i significati delle parole e i termini tecnici, interrogatevi sul metodo e sulle basi epistemologiche della ricerca bio-medica, confrontatevi con chi ne sa di più, sviluppate senso critico e cercate anche opinioni diverse dalle vostre (occhio al confirmation bias). Studiate e condividete quello che avrete imparato: il tempo che dedicate a studiare determina la qualità e di conseguenza il valore del vostro lavoro.

 

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Il tempo che dedicate a studiare determina qualità e valore del vostro lavoro.

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Quello che mi dà soddisfazione nel mio lavoro, non è tanto che i miei post vengano letti o ricevano tanti like, ma scrivere qualcosa che sia utile a chi legge.

Se scrivi notizie di salute e di medicina per i non addetti ai lavori, scrivi per chi non ha tempo di studiare, perché magari si occupa di tutt’altro, o anche soltanto perché è pigro. Scrivi per chi sta chiedendo un’informazione al dottor google e non capisce i termini tecnici o le sigle. Scrivi per chi leggendo un post sintetico, chiaro e non scontato può essere incuriosito ad imparare qualcosa di nuovo e essere stimolato a farsi una sua opinione.

Si tratta di costruire un rapporto di fiducia, di diventare una fonte affidabile per i lettoriE la fiducia comporta responsabilità.

Lasciatemi essere un po’ antipatica: se non avete avuto tempo di approfondire, se non siete certi di aver capito, se non vi sentite ferrati sull’argomento, nessuno vi costringe a scrivere.

Secondo un recente studio scientifico, anche tacere a volte fa bene alla salute...



 

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Francesca Memini

Una formazione in filosofia, l’esperienza nel farma e alcuni punti fermi: sii autentica, ascolta e scegli ciò che ti migliora. Osservo come sta cambiando il mondo della salute, tra Digital Health e Medicina narrativa, e cerco di fare il mio pezzettino per favorire un cambiamento positivo, con quello che so fare: scrivendo.

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