La parola alle aziende: la qualità dei contenuti, i vantaggi e svantaggi della cocreazione

Durante la ricerca di cui abbiamo parlato qui, abbiamo posto una domanda aperta e facoltativa a circa cento manager di aziende attive nel digitale: “secondo lei, quali sono i vantaggi della collaborazione/cocreazione, e quali gli svantaggi o i limiti?”. Ecco una sintesi delle risposte.

 

I vantaggi della cocreazione

  • Approccio fresco, nuovi punti di vista
  • Migliorare la conoscenza dei bisogni dei consumatori
  • Generare engagement e fedeltà verso il brand
  • Sviluppare senso di appartenenza, diventare veri ambasciatori dei valori del brand
  • La voce e l’espressione delle persone sono amplificate e assolutamente rilevanti
  • Media spending inferiore

Gli svantaggi della cocreazione

  • Potenziale “deriva” di alcuni messaggi del brand, contenuti pericolosi e lesivi della brand equity
  • Rischio di prendere decisioni affrettate, guidate dall’emotività e non da una strategia
  • A fronte di una visibilità alta, i contenuti spesso sono deboli
  • Si bruciano contenuti molto velocemente e bisogna averne sempre freschi, produrre nuove idee


In un mondo in cui il consumatore è iperconnesso, come illustra questa ricerca Euromonitor, un approccio collaborativo è un passo fondamentale per creare vicinanza,  ma appare chiaro che le aziende hanno una legittima preoccupazione sulla qualità dei risultati.

 

Tweet: yourbrand.camp

User generated content ok, ma aziende preoccupate per la qualità

#MarketingConversazionale #YBC @FlaviaRubino666

 

 

Gli influencer e la qualità

Le stesse considerazioni possono estendersi alla collaborazione tra marketing ed influencer.  

Per chiudere il cerchio su visibilità e qualità, infatti, non è una novità che Google dia peso al quality content, come viene spiegato in questo breve corso che vi consigliamo. In estrema sintesi, non conviene riempire il proprio spazio di annunci pubblicitari e contenuti poco originali. Così come non conviene a YBC accettare nella community siti che pubblicano solo recensioni di prodotti  di scarso valore.

Bisogna disporre di strumenti adeguati per realizzare vera cocreazione, e non accontentarsi di approcci che riproducono prassi pubblicitarie convezionali e superate, dove l’unica evoluzione è stata passare da “io parlo – voi ascoltate” a “io parlo – voi ripetete”.
 

Tweet: yourbrand.camp

Bisogna avere strumenti adeguati per realizzare vera cocreazione

#MarketingConversazionale #YBC @FlaviaRubino666

 

 

Ecco cosa ne pensa una blogger:
Non contenuti pilotati ma  ricchi e sinceri, che il brand tiene in considerazione per lo sviluppo dei propri prodotti. Non solo brand awareness ma sviluppo di una strategia win-win. Questo è quello che voglio da utente e da blogger. I comunicati stampa e i post pilotati con un brief da copincollare sono morti.

 

Tweet: yourbrand.camp

Google consiglia: scrivete per essere utili alle persone, non per i risultati di ricerca

#YBC @FlaviaRubino666

 

                                                     

IN / OUT of scope

Di recente questo post FB ha dato origine a una discussione in cui mi è stata chiesta apertamente la differenza tra influencer marketing convenzionale e advocacy. Ecco cosa ne penso.

Influencer marketing è tutto quello che "utilizza" i blog o le persone che hanno un seguito in Rete, dove l'approccio dominante è quello quantitativo. Più fan/follower hai, più sei influencer. Ovviamente mi basta pagarti per dire quello che ti dico io, e se accetti tutti contenti e arrivederci alla prossima. L'advocacy invece vuole generare autentico e sincero coinvolgimento. L'approccio è qualitativo, i contenuti migliori sono quelli più originali e personali, più idee nuove hai più la nostra relazione si consolida nel tempo e anche le tue remunerazioni sono mediamente più elevate. E' un modello di business diametralmente opposto e che dimostra risultati di business migliori, e sono questi che le aziende cercano. Se dimostri che dal post di uno con 1000 amici sono nate 100 conversioni, è molto meglio che comprare un tot al chilo il post di quello con 10.000 amici e zero risultati dimostrabili.

Quindi è OUT, sia per le persone che per Google, la sponsorizzazione attraverso buzz privo di contenuti originali. E’ invece IN: l’advocacy attraverso la cocreazione di contenuti che funzionano.

Il vecchio dibattito, nel 2010-12, era: perche' mai dovrei fare partecipare al passaparola? Che me ne viene in cambio rispetto al valore che io, influencer, offro a un brand?  Il nuovo dibattito oggi è: qual è il modo giusto di segnalare il post sponsorizzato? Qual è la remunerazione adeguata? Vi dico la verità, la questione in questi termini non mi interessa molto, perché OUT of scope, fuori dalle nostre finalità.

Che cosa, invece, per noi "evangelisti della conversazione" e' iN SCOPE?
Tutto quello (e le possibilita' sono davvero infinite) che consente agli utenti di partecipare alle attivita' di marketing con una autentica conversazione con i responsabili di un prodotto.

Attivita' di marketing non significa solo pubblicità e passaparola. E’ studio del mercato e dei consumatori, generazione di idee per migliorare i prodotti e inventarne nuovi, gestione dell'equity (la personalità, i valori del brand), controllo dei costi e dei profitti (per esempio decidere sconti e promozioni, cambiare certi ingredienti o eliminare alcune caratteristiche di prodotto che rappresentano solo un costo inutile e non danno valore aggiunto, e magari aggiungerne di nuove e diverse, interpretando i bisogni del mercato).
 

La community YBC puo' dire la sua in tutto questo ciclo, con progetti di ricerca e di sviluppo, aperti o confidenziali, e le differenze con il mero buzz/influencer marketing di cui si parlava sopra sono sostanziali:

  • La Vera Relazione che si instaura quando il prodotto/brand di cui si parla e' presente, ascolta e/o partecipa alla conversazione, e quando gli utenti parlano di cose a cui sono davvero interessati;
  • La partecipazione dal basso allo sviluppo e all'implementazione delle strategie, e non piu' la loro ricezione passiva.


Cosa le aziende possono farci, con un approccio del genere, e' compito nostro esplorarlo e illuminarlo, e sara' loro responsabilita' deciderlo: una responsabilita' che non esito a definire sociale.

 


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Flavia Rubino

Prima direttore marketing e globetrotter in grandi aziende del largo consumo, poi fondatrice di The Talking Village e di YourBrand.Camp : crede che i tanti pregiudizi negativi sul marketing siano solo la conseguenza di quello fatto male, e che ancora troppo poco si sappia di quello fatto bene.

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