Videomarketing: trasformare le idee in immagini e interazione

I video “arrivano” molto più della parola scritta. A dirlo è la scienza: il nostro cervello reagisce molto più velocemente e con maggiore interesse a ciò che vede, piuttosto che a quello che deve decifrare, leggendo un testo. Per questo dovreste investire nei video, stando attenti a...


Scripta manent, dicevano i romani, contrapponendo la parola scritta a quella più “volatile” delle conversazioni, la cui memoria si perde nella mente di chi le conduce e nell’aria. Tutto ciò che scriviamo resta scolpito nel marmo (ai loro tempi era proprio così, che funzionava), ma oggi la scienza ci dice che funziona molto meno dell’aver udito e visto.

Ecco perché è molto più convincente qualcuno che venga a parlarci di persona, piuttosto che qualcuno che ci scriva, probabilmente facendoci sbadigliare, invece che coinvolgerci davvero. Il nostro cervello è un portone spalancato, infatti, quando i sensi coinvolti nel portarci informazioni sono più di uno e quando davanti agli occhi ci sono oggetti e persone in movimento, piuttosto che immobili caratteri di stampa.

Lo abbiamo capito nel corso della storia, con i progressi della scienza, ma ancor più con l’invenzione del cinema e poi della televisione, che non hanno spazzato via libri e giornali, ovviamente, ma che ne hanno evidenziato i limiti e le carenze.

Per anni l’opportunità di comunicare in video è  stata un privilegio di poche grandi aziende, con budget in grado di coprire non soltanto la realizzazione dei video, ma soprattutto la loro distribuzione sulle TV, nei cinema e sulle pochissime altre piattaforme che lo consentivano. Oggi tutto è cambiato e i video si possono girare e trasmettere in diretta addirittura con uno smartphone, direttamente sui canali sociali.

Questa rivoluzione avrebbe potuto cancellare molte delle professioni legate ai video, che al contrario stanno aumentando di numero e vedono una richiesta crescente, come molti altri lavori che il digitale avrebbe potuto mettere a repentaglio. Il motivo è semplice: ora che i video sono alla portata di tutti, la professionalità di chi li progetta e li realizza è l’unico discrimine tra un prodotto scarso o mediocre e uno buono o ottimo.

 

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Trasformare le idee in immagini e interazioni. Il #videomarketing secondo @Cla_Gagliardini su #YBC


Fare video non è semplicemente una modo del momento, dunque, ma la migliore applicazione delle recenti conoscenze dei meccanismi del nostro cervello e della nostra coscienza. Niente è meglio di un video, per “bucare” e arrivare alle persone, soprattutto se abbiamo la capacità di concepirli in modo sociale e coinvolgente.

Come già scritto in precedenza su “Videomarketing: personal branding all'ennesima potenza”, infatti, le nuove opportunità in live streaming stanno chiaramente indicando che i modi tradizionali di fare video, passivi e unidirezionali, stanno lasciando il passo all’interazione e al coinvolgimento diretto e in tempo reale del pubblico, che diventa così parte integrante del video stesso.

 

Questo significa che, sempre di più, progettare un video si comporrà di due parti fondamentali:

  • tradurre l’idea in parola e in immagini;
  • curare l’interazione e il coinvolgimento del pubblico, mettendo al centro le persone.


Gli aspetti meramente tecnici della ripresa saranno sempre più fondamentali in termini di “creazione dell’atmosfera” e del feeling, per portare il pubblico verso emozioni e “vibrazioni” in linea con quanto si sta comunicando, integrandole e rendendole parte dello spettacolo.

Sarà importante la tecnica, ma la parte fondamentale riguarderà l’IDEA e la sua trasformazione in un progetto di comunicazione a più vie, dinamico, modulare, perennemente incompiuto e destinato a diventare una forma di conversazione in grado di coinvolgere intere community di persone.

L’evoluzione di questa tendenza è stata rapidissima e il potenziale virale di video che funzionavano alla grande solo pochi anni fa sta scemando rapidamente, in favore di video che prevedano l’interazione e il coinvolgimento di chi non vuole più limitarsi a guardarli, ma farne parte attivamente.

Per questo è importante, anche nel caso di video “tradizionali”, in postproduzione anziché in diretta, coinvolgere influencer, blogger, clienti, esperti del nostro settore, che evitino il monologo e che facciano parlare anime e sensibilità diverse, capaci di risuonare in modo differente nel pubblico cui essi sono destinati.

 

Tweet: yourbrand.camp


In live streaming o no, i #video devono coinvolgere e generare interazione. 

@Cla_Gagliardini #YBC #videomarketing


 

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Claudio Gagliardini

Sono un esperto di Webmarketing,  Social Media Marketing e Digital PR. Non sono un nativo digitale, ma sono un'entusiasta sostenitore della Digital Transformation e della necessità di (in)formare le aziende, i professionisti e la società civile sul grande cambiamento in atto. Quando, come e perché utilizzare i Social Media e le piattaforme della rete all'interno di una strategia di marketing è il fulcro del mio lavoro.

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