“Bravo è bene, Vero è meglio”: non perdere quello che sei

Nell’interazione continua tra noi e il mondo che ci circonda uno dei rischi maggiori è quello di perdere la nostra Autenticità.
Quello che siamo dentro a prescindere da ogni condizionamento. 


Ne abbiamo parlato nel post precedente. Tuttavia, preservare la propria Unicità non è solo teoria: non basta affrontare l’argomento per capire quanto davvero sia importante per il nostro equilibrio psicologico - e fisico, se si considerano tutte le possibili somatizzazioni -.
Occorre sicuramente portare esempi ed esercizi pratici, perché per rimanere autentici, per non perdere quello che siamo, dobbiamo mantenerci in allenamento.
Sembra strano, ma è come allenarsi ad essere felici.
 

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Alleniamoci ad essere autentici così come ad essere felici 

#YBC @franciungaro 

 

Abbiamo definito la nostra esistenza come una continua interazione tra come ci sentiamo noi e come ci vedono gli altri.
Quale condizionamento può esserci di più forte?
Troviamo, tuttavia, comunemente due tipi di condizionamento del tutto opposti tra loro, quello limitante e quello facilitante. Il loro effetto si riflette nelle nostre risposte e nei nostri comportamenti - più o meno inconsci – in modo totalmente contrario.

I condizionamenti facilitanti sono capaci di aprirci al mondo davvero per quello che siamo: non abbiamo paura di mostrarci, non è necessaria la maschera.
Possiamo ammettere i nostri errori, senza timore di non essere più accettati, perché in ogni caso l’Uomo è un essere Relazionale e ha bisogno di appartenere ad un gruppo.
Questo genere di condizionamento ci fa sentire tutti sullo stesso piano, sviluppa le nostre innate capacità.
A livello di organizzazioni, aziende e brand – porta concreta Innovazione.

Il secondo genere di condizionamento è esattamente l’opposto, dunque ne conseguono comportamenti, pensieri ed emozioni opposte.
È il condizionamento limitante, quello che ci porta a vivere un copione già scritto, con il costante timore di non essere all’altezza, di essere amati e accettati dal gruppo solo se ci si adegua alle esigenze e convincimenti esterni. Fino a vivere una vita che non è più la nostra.

 

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Accettiamo una vita che non è più la nostra per paura di non essere accettati

#YBC @franciungaro

 

 



Esistono almeno tre facilissimi esercizi per mettere a tacere i condizionamenti limitanti, adattabili non solo alla singola persona, ma anche a team di gruppo in aziende, imprese ed agenzie di marketing e pubblicità.
Il primo sembra un ennesimo paradosso, ma non lo è.
Inventiamoci un’identità non nostra, e alleniamoci – naturalmente con qualcuno che ci è amico, conosce l’esercizio e sta al “gioco” – a sostenerla con sicurezza.
 

Alleniamoci a fingere, costringiamoci a credere a quello che non siamo, ma appare vincente. 

Siamo di natura buoni e sinceri? Ecco, diventiamo cinici e aggressivi nelle nostre manifestazioni, immedesimandoci il più possibile con la forzata maschera di noi. Non passerà molto tempo prima di arrendersi e sentirsi talmente a disagio – perfino con l’amico-complice – da “tornare in sé”.
Soprattutto, ci apparirà limpido quanto poco ci ascoltiamo.
Ed è proprio la mancanza di quell’ascolto di noi stessi che ci rende più facile “perderci”, immedesimarci negli altri, nelle persone che giudichiamo superiori, nel personaggio che creiamo per paura di non essere accettati.

Il secondo esercizio parte sempre dal concetto di Ascolto – la cui assenza non è certo dovuta al tempo che corre troppo veloce o ai tanti impegni -, perché possiamo imparare ad ascoltarci anche mentre camminiamo, mentre ci relazioniamo con gli altri.
Se non ci ascoltiamo, perdiamo il contatto con noi.

Non solo perdiamo l’Autenticità, l’integrità della nostra Persona, ma rinunciamo anche a comprenderci.
Ogni sera (oppure ogni mattina) con costanza quotidiana poniamoci delle domande e diamoci delle risposte. Anche al buio, senza parlare. Purché sia un vero allenamento.
Tre domande:

- come sto ora?
- cosa mi renderebbe più felice?
- Cosa posso fare per realizzare quella felicità?
 

Il terzo esercizio non richiede particolare allenamento, basta essere sinceri.
Chiediamo al nostro amico-complice di cucinare per noi senza dirci cosa e come, e poi di bendarci.
Ora ci troviamo - senza vedere e senza sapere nulla - davanti a tanti piatti cucinati a sorpresa: dobbiamo solo assaggiarli tutti.
Inaspettatamente, ci troveremo a decidere cosa mangiare secondo il nostro gusto personale, senza alcun condizionamento.
E’ proprio vero che il sushi ci piace tanto o preferiamo una fumante pizza?
E se il cioccolato non ci facesse poi così impazzire?

Dal concetto di Autenticità siamo arrivati a parlare di accettazione di sé, ma è necessario comunque allenarci all’ascolto per poter sentire quanto vale quell’unicità che ognuno apporta e aggiunge al gruppo. Ogni giorno.

 

 

 

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E' necessario comunque allenarci all’ascolto per poter sentire quanto vale quell’unicità

#YBC @franciungaro



 

 

 

 

Francesca Ungaro

Webwriter e Content Manager. Formatrice e Consulente. Psicologa Clinica. Ho lavorato come Responsabile della Comunicazione Corporate e come Coach aziendale. Psicologia e scrittura sono le realtà che si intrecciano da sempre nella mia vita.

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